Io mi faccio i fatti miei
Ilaria Ricciotti - 27-11-2003
Leggendo l' appello per la conservazione in vita degli Istituti Professionali e Tecnici, ho notato, man mano che cliccavo per vedere in quanti lo avessero firmato, che il numero sta salendo. Sale con lentezza, ma sale. Inoltre, ad una sua più attenta analisi, mi è saltato subito agli occhi che i firmatari sono quasi tutti insegnanti di scuola superiore.C'è una pensionata, che è mia madre non insegnante, ci sono io che non appartengo più alla categoria della scuola e c'è una parlamentare.
Leggendo quanto emergeva da questo appello, mi è venuto spontaneo chiedermi se questo nostro modo di agire sia giusto e proficuo. Pensando e ripensando, ho concluso che esso rispecchia il modo di proporsi e di essere di questa società che non sento molto spesso più mia. Una società corporativa; una società che sa piangere soltanto quando ciò che ha rotto non si può più riparare; una società dove vige la legge del più forte; una società dove il termine unità di intenti e di sentimenti sta scemando pian piano; una società in cui, anche la scuola non si concentra più sui grandi valori universali, e se lo fa, questo avviene una volta l'anno, quando ricorre la giornata tal dei tali; una società quindi soltanto celebrativa dei GRANDI eventi, delle GRANDI imprese o dei GRANDI fattacci della vita. Potrei continuare ancora ad elencare come questa società si sta proponendo ad un popolo che al contrario oggi più che mai, sia a livello nazionale che mondiale, deve riscoprire l'unità, la solidarietà, l'ascolto, la collaborazione e tanti altri valori che stanno cadendo in disuso. Non ci meravigliamo poi dei costi che stiamo pagando per questo: l'isolamento, la miopia per le grandi battaglie unificanti ( vedi a proposito la lotta del popolo di Scanzano), e tanti altri tasselli importanti in cui siamo immersi quotidianamente, senz a però saperli più comporre. Per concludere, anche noi che diciamo tanto di essere sensibili a questo o a quel problema, ci soffermiamo soltanto ad evidenziarlo, e se poi lo facciamo non ci tuffiamo a capofitto in esso per cercare strategie risolventi. Dato che sappiamo apparire ed essere dei ben pensanti, dobbiamo imparare, a mio avviso , ad agire non soltanto per risolvere i nostri problemi, ma anche quelli degli altri. Dei metalmeccanici, dei magistrati, dei giornalisti, dei disoccupati, degli extracomunitari, degli operatori sanitari, dei malati, dei pensionati, dei portatori di handicap, degli insegnanti, degli alunni, dei genitori, dei dirigenti e perchè no, dei politici e di tante altre categorie di uomini che sono gli anelli spezzati di una società che non può permettersi di essere diventata così maledettamente corporativa,selettiva e che sta educando tutti, piccoli e grandi, al "principio": IO MI FACCIO I FATTI MIEI.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Michele Sorbara    - 27-11-2003
L’adesione ad una qualsiasi iniziativa, non è, e non deve essere mai automatica ma riflessivamente sentita. Da decenni, l’innegabile progresso in tutti i campi ed il crescente benessere per alcune fasce, hanno dato ai genitori la convinzione di potere optare per la formazione scolastica dei propri figli, verso indirizzi scolastici che portano, a percorsi formativi che per il completamento richiedono una formazione universitaria. Non importa se poi alla resa dei conti i risultati si dimostrano molto spesso disastrosi, e nel caso del conseguimento di una laurea e nel caso di un abbandono degli studi dopo il diploma. L’obiettivo primario è avere il figlio laureato. Questo ha fatto sì che gli istituti professionali e tecnici, che hanno dato alle industrie italiane negli anni del boom economico e anche dopo migliaia di ottimi lavoratori, sia operai che tecnici specializzati, nella peggiore delle ipotesi, gli studenti in possesso di tali diplomi o attestati potevano essere specializzati dalle fabbriche in pochissimo tempo e con pochi sforzi. L’avviamento al lavoro era molto più facile, perché i neo lavoratori per la formazione scolastica conseguita erano molto più duttili ai vari mestieri. Si è erroneamente indebolito per errori politici e per opportunità privata questo settore formativo, con il risultato che oggi il mondo del lavoro è in affannosa ricerca di giovani specializzati, o quantomeno pronti e duttili ad una rapida professionalizzazione da parte dell’industria. Ci sono in Italia centinaia di migliaia di diplomati ragionieri e geometri, ingegneri ecc. ecc. che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, mentre c’è bisogno di congegnatori meccanici, operatori di macchine computerizzate ecc. ecc. allora, visto che in tutte le indagini si evince che il valore dell’effettiva formazione dei diplomati è basso, mi permetto di soffermarmi anche sull’aspetto della valutazione, del giudizio che dovrebbe essere espresso dalla scuola per facilitare l’indirizzo dell’alunno nel proseguimento della sua formazione, che secondo me dovrebbe essere più coinvolgente e incisivo, se i risultati sono quelli che si vedono, significa che qualcosa non funziona. L’istruzione ha bisogno d’investimenti e non di riforme affossatrici della formazione necessaria al mondo del lavoro. Questo le famiglie dovrebbero capirlo ed agire di conseguenza, purtroppo c’é di mezzo l’ambizione e l’egoismo che danno sempre cattivi consigli. Il fatto che, in Italia ci sia richiesta di manodopera specializzata e non ci sia rispondenza se non con diplomi di scarsa utilità per la formazione che rappresentano, risponde da solo alla tua domanda cara Ilaria. Certamente né tu né io, per ciò che ci sentiamo di esprimere e per la nostra etica, possiamo sentirci parte di questa società, cieca e ballerina oltre che muta e sorda, pronta a piroettare quando le si chiede di mettersi in mostra. L’eccezione alle ipocrite lacrime di coccodrillo e partecipazioni celebrative che tu hai menzionato, ci viene dalle popolazioni lucane che con la solidarietà delle popolazioni Campane, Pugliesi e Calabresi stanno manifestando contro il governo che con un decreto, ancora una volta vuole mostrare i muscoli a dispetto dei più deboli, dei più poveri, di quelli del sud. Noi al massimo possiamo dimostrare, possiamo rammaricarci e dissentire, dare la nostra solidarietà e contribuire ma molto spesso non possiamo nemmeno permetterci di distaccarci dai problemi nostri quotidiani. Altri dovrebbero intervenire, a loro diamo delega, potremmo solo ritirargliela, ma ne siamo veramente capaci? Riusciamo ad essere veramente liberi? Da molto tempo, circa un ventennio, la nostra società ha scoperto un nuovo principio, per attuarlo delega al momento opportuno chi può applicarlo meglio, finche delegheranno in questo senso dovremo solamente vergognarci.
I regimi non nascono da soli, sono concepiti dal potere e partoriti dalla stupidità del popolo.
Michele

 Annarita Tiezzi    - 29-11-2003
Mi sento da sempre 'di sinistra', insegno nella scuola da circa 25 anni ma non mi trovo in totale accordo con le opinioni dell'appello.
A proposito di Riforma ed Istituti Professionali, per esempio, io non sono così sicura che il modo in cui questi sono andati avanti finora sia davvero il più efficace, il migliore. Troppe ora passate sui banchi a fare teoria, a leggere il Manzoni, ad imparare difficilissime nozioni di diritto..... C'è una selezione (naturale e non) altissima negli Itsituti tecni e Professionali; questo non accade in Germania, per esempio: ci deve essere qualcosa che non va.
Perchè non si discute mai dei programmi antiquati e rigidi su cui ancora si basa l'istruzione superiore in Italia? In ogni indirizzo, incluso il Liceo Classico (dove insegno) i programmi sono obsoleti, sono esattamente gli stessi della mia gioventù, appesantiti da progetti non dico inutili in assoluto ma di difficile attuazione, sicuramente dispendiosi se rapportati alla loro reale efficacia.
Ma sapete quante parole false si spendono nella scuola per giustificare i progetti, sia nella fase di programmazione sia - soprattutto - di resocontazione?? Nel nostro Professionale, per esempio, insieme ad altri professionali della provincia, è stato realizzato un 'cancello elettronico': questo significa che ci han lavorato soprattutto i professori, forse una decina di alunni (sono ottimista!) e che il risultato vero, concreto, è da qualche parte, nessuno lo vede, non si sa se qualcuno lo usa e se, soprattutto, le stesse persone coinvolte ne saprebbero fare la manutenzione.
La 'manutenzione'!!! Chi la sa fare nelle scuole italiane?? Nessuno, nemmeno i tecnici spesso. I progetti vengono avviati, un semiprodotto ne viene fuori, e nessuno ha poi interesse a mantenerlo funzionante, a verificarne l'effettiva utilità.
Diciamoci la verità: quale riforma precedente, quale idea precedente è stata così 'geniale' da poter bocciare senza rserve tutte quante le proposte della Moratti?
La scuola Italiana, secondo me, si vanta di essere stata libera e democratica ma spesso si è inventata necessità utili solamente all'autoconservazione, creando nuovi posti di lavoro per gli insegnanti che hanno prolungato assurdamente il tempo scuola per gli alunni dei professionali, i quali necesiterebbero invece di più pratica, con laboratori continui, moderni, stimolanti, e molto meno (non più) 'cultura alta', che altro non è che una brutta copia dei fatiscenti programmi dei licei.
Quello che a mio parere è davvero grave nella riforma Moratti è il taglio alle spese per l'edilizia scolastica! Ma è altrettanto grave che nessuno, nemmeno a sinistra, entri mai nel merito di un orario scolastico estremamente rigido, di un controllo quasi carcerario delle entrate ed uscite degli studenti che non insegna loro ad assumersi delle responsabilità; di una scuola di fatto chiusa alla creatività ed alla libera espressione delle idee dei ragazzi (se non con l'appropriazione abusiva degli spazi nelle 'occupazioni'). Che nessuno si batta perchè abbia fine la 'mafia dei libri di testo' (scusate se mi esprimo così!), di tutti i soldi che chiediamo - noi insegnanti della scuola pubblica - alle famiglie dei ns alunni di spendere per testi che useremo - se va bene - solo al 30/40%! Come fa una scuola ad essere 'di tutti', se le famiglie devono spendere centinaia di Euro per i libri?? Alcune scuole private costano di meno. E' scandaloso!! Abbiamo forse (dico noi di sinistra, il sindacato anche) un debito con le Case Editrici? Sapete che ormai la maggior parte dei libri di testo è edita dalla Mondadori, cioè dal ns tanto detestato Berlusconi??: Non cè una contraddizione??
Sono stanca della irrazionalità con cui sono state affrontate finora le questioni della scuola Italiana da tutti, destra e - ahimè - sinistra compresa.
Concludo domandanomi/vi: non è che un microsistema come le Regioni potrebbe dimostrarsi più capace di risolvere i problemi?