Fish e Fand incontrano Maroni
Rolando A. Borzetti - 25-11-2003
Una serie di richieste, da presentare al Ministro Maroni.

La Fish (Federazione italiana superamento handicap) e la Fand (Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili) vanno avanti e, in attesa della manifestazione di protesta fissata per il 3 dicembre. La Fish ha preparato una sorta di piattaforma con specifiche richieste da sottoporre al Ministro. Proprio domani, infatti, le due Federazioni si incontreranno con il titolare del Ministero del Welfare per un confronto molto importante.

In concreto, la Fish chiede a Maroni la realizzazione di alcune riforme importanti: la definizione dei Liveas, la revisione di alcuni istituti nell’ambito dei permessi lavorativi quali l'eliminazione dei 5 anni di riconoscimento dell'handicap per godere dei 2 di contributi figurativi ai neo genitori di un bambino disabile, l'adeguamento al milione di vecchie lire previsto per le pensioni sociali anche per quelle dei disabili, il ripristino della piena reversibilità pensionistica dei genitori per i disabili più gravi non in grado di produrre reddito (per costruire un concreto dopodinoi), l'attuazione della delega sull'art.24 l.328 (per la riforma dei criteri di accertamento), l’istituzione del fondo per i non autosufficienti destinato con priorità alle disabilità gravi senza possibilità di creare reddito, attraverso la fiscalità generale.

Sarà ribadito poi, il non apprezzamento dei tagli ai comuni, alle province ed alle regioni, così come lo scarso gradimento dell'art.14 del decreto legislativo della legge 30. Ed ancora: sarà sottolineato il “no” ai tagli alla legge 285 (causa del riversamento nell'area dell'handicap di alunni con disagio sociale) così come la non disponibilità ad accettare il fatto che si continui ad operare tagli, così come prefigura il cosiddetto decretone ominbus appena approvato.

Sugli accertamenti per i falsi invalidi, che verranno rivisti dal Tesoro attraverso proprie commissioni mediche, la Fish teme infatti che si arrivi a sottoporre la persona con disabilità ad una serie infinita di inutili e vessatorie visite e verifiche burocratiche, per di più con criteri diversi tra loro aumentando la discrezionalità, nonché a rallentare o addirittura sospendere l'accesso ad ogni diritto (scuola, università, lavoro, permessi lavorativi…). Inoltre, secondo le organizzazioni, per l'immenso numero di controlli necessari, vi sarà rischio di paralisi per il sistema già complesso dell'accertamento. Ed ancora: aumento vertiginoso della spesa per gli accertamenti e la totale deresponsabilizzazione delle regioni (oppure il ricorso giuridico per incostituzionalità sul provvedimento da parte loro).

Sempre per la Fish un altro elemento dell'art.42 del decretone è pericoloso. Infatti, per migliorare la questione dei ricorsi, d'ora in poi sono aboliti i ricorsi amministrativi. Il ricorso può essere solo giurisprudenziale. La Fish, dunque, opera una controproposta nell’ottica di evitare vessazioni e sprechi. Ripensando l'iter del ricorso amministrativo e trasferendo le competenze della Commissione Medica Superiore in seno alle singole Regioni, per l’Organizzazione i ricorsi amministrativi possono essere risolti all'interno di ogni singola Regione, accelerando i tempi e limitando il ricorso alla giustizia civile fonte di ulteriore spesa… Allo stesso tempo, per loro, andrebbero rivisti i criteri di accertamento della disabilità e nel frattempo propongono una revisione dei procedimenti in materia di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo.

Infine i controlli. Si propone un controllo limitato ai verbali di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo che comportino l’erogazione di provvidenze economiche Quale fattore di discrimine della valutazione delle politiche del Governo, la Fish auspica di ottenere l’impegno ad adottare un emendamento proposto dal Governo nella finanziaria che modifichi l'art.42 del decretone omnibus già approvato.

Inoltre:
- permessi lavorativi ovvero l'eliminazione dei 5 anni di riconoscimento dell'handicap per godere dei 2 di contributi figurativi ai genitori di una pcd in situazione di gravità;
- l’adozione e la promozione in ambito Eu del documento di impegni su disabilità e famiglia elaborato dall’Edf;
- l’inserimento di rappresentanti della Fish e della Fand nella Commissione per la valutazione dei progetti per il dopodinoi;
- la realizzazione di un piano di azione del Governo di legislatura a partire dai documenti conclusivi della Conferenza di Bari;
- istituzione della Commissione interministeriale per il coordinamento delle politiche per la disabilità (art.41 l.104/92) con la partecipazione della Fish e della Fand;
- la calendarizzazione delle riunioni della Consulta delle associazioni;
- la certezza delle risorse di sostegno delle associazioni di cui alla legge 438/98.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 rolando a. b.    - 30-11-2003
Come annunciato, il Ministero del Welfare ha diramato il comunicato stampa
riassuntivo delle conclusioni tratte dal confronto del Ministro Maroni con Fish
e Fand, tenutosi martedì sera.
Ecco, comunque, quanto riportato dalla nota del Ministero.
"(.) Ministro e associazioni hanno concordato la costituzione di un tavolo di
confronto permanente finalizzato a monitorare costantemente un percorso di
verifica degli sviluppi normativi di settore e la loro reale efficacia e
applicazione, coordinando le attività degli altri dicasteri attraverso un
programma di lavoro concordato, con particolare attenzione all'integrazione
delle persone con disabilità".

"Il Ministro si è impegnato inoltre - continua il comunicato - a proporre già da
questa Finanziaria un emendamento all'articolo 42 del cosiddetto Decretone, per
reintrodurre la possibilità di ricorso amministrativo verso i provvedimenti
emanati in esito alle procedure in materia di invalidità civile ed a valutare in
sede di definizione della quota ministeriale del Fondo nazionale per le
politiche sociali per il 2004 un incremento delle risorse da destinare alle
associazioni di promozione sociale (legge 438/98). Maroni si è detto inoltre
disponibile a farsi promotore nei confronti del Governo per accogliere ulteriori
proposte provenienti dalle associazioni, purché tali proposte non comportino
incrementi immediati di spesa, a partire dall'impegno di prevedere nella delega
previdenziale i principi della riforma del sistema di accertamento e delle
verifiche, complementare all'art.42, nonché il riconoscimento del carattere
risarcitorio delle pensioni degli invalidi per servizio e per lavoro.

Sarà infine inviata un'azione di monitoraggio, per sei mesi, sugli esiti
determinati dall'applicazione dell'art.14 del decreto applicativo della legge
Biagi, in relazione all'inserimento lavorativo delle persone con disabilità
impegnandosi ad una eventuale revisione nel caso di effetti negativi del
provvedimento per le persone con disabilità".

"Il Ministro Maroni - si precisa - si è inoltre impegnato ad esaminare in modo
approfondito la possibilità di accoglimento delle proposte presentate,
riguardanti in particolare l'attribuzione alle associazioni delle persone
disabili delle funzioni di cui alla legge 152/01 e l'incremento di 30 euro delle
pensioni previste per gli invalidi civili, i ciechi civili assoluti e
centesimali e i sordomuti".

"Da ultimo - conclude la nota - Ministero e associazioni hanno concordato circa
la necessità di assumere specifici impegni sul tema "disabilità e famiglia", con
riferimento al documento elaborato dall'Edf, tematica sottolineata in modo
specifico in sede di Conferenza di chiusura dell'Anno europeo delle persone con
disabilità e contenuta nel documento conclusivo dedicato al tema della
disabilità del Consiglio dei Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali, che
si svolgerà a Bruxelles il prossimo 1 dicembre. L'incontro si è concluso con
l'impegno di celebrare in modo congiunto il tre di dicembre - Giornata
internazionale delle persone con disabilità - con una Tavola rotonda che si
svolgerà in Senato nella sede di Palazzo Giustiniani. La relazione di apertura
sarà svolta dal Presidente Marcello Pera".

 Rolando A. Borzetti    - 03-12-2003
03/12/2003

Il Tesoro ''blinda'' l'articolo della Finanziaria sull'accertamento dell'invalidità civile.

“Il ministero del Tesoro ha blindato la Finanziaria e non si possono più presentare emendamenti: in questo modo salterebbe l’accordo da noi preso con il ministro del Welfare Maroni, che si era impegnato a modificare l’articolo 42, vincolante nello stabilire i criteri per valutare la disabilità e nell’esigere nuove visite e accertamenti”. Ha espresso delusione per questo provvedimento Pietro Barbieri, presidente della Fish, durante la sua relazione alla tavola rotonda sul tema “Quali nuove azioni all’indomani dell’anno 2003? Una riflessione sulle future strategie di piena integrazione delle persone con disabilità”, svoltasi stamani a Palazzo Giustiniani (Senato) in occasione della Giornata sulla disabilità. “Non abbiamo bisogno di un redditometro – ha proseguito Barbieri – ma di un bisognometro”, chiedendo “chiarezza e certezza sulle risorse” e aggiungendo: “Resta ancora irrealizzata l’opportunità straordinaria prevista dalla legge 328: stabilire i Livelli essenziali di assistenza, che garantirebbero sul territorio nazionale un sostegno non diversificato da Comune a Comune. Per fare un esempio concreto, io a Roma ho diritto a 40 ore settimanali di assistenza, che a Milano scenderebbero a 5”. Il presidente della Fish ha poi ricordato il dramma delle persone con disabilità intellettiva grave: i loro genitori hanno bisogno di “un ‘prima di noi’, oltre che del ‘dopo di noi”. Barbieri ha infine espresso “profondo dispiacere per non vedere ancora la luce del Fondo per la non autosufficienza, anche se la Finanziaria stanzia risorse per favorire l’impianto del decoder nelle famiglie: credo che ci siano delle priorità da rispettare”. A conclusione dell’Anno europeo per le persone disabili, “basato soprattutto sull’immagine, occorre mettere in campo – ha concluso – le opportunità che come associazioni ci aspettiamo fin dalla Conferenza di apertura svoltasi a Bari”. Come? Promuovendo politiche di non discriminazione all’interno degli Stati membri e modificando l’articolo 14 della legge Biagi, che “sposta l’obbligo di impiego delle persone disabili all’interno delle cooperative sociali: è una discriminazione, perché si dovrebbero promuovere le assunzioni in tutto il mercato del lavoro. Ci siamo impegnati a svolgere un monitoraggio sull’applicazione di questo articolo”. Anche Tommaso Daniele, presidente della Fand, non ha visto nella Finanziaria 2004 “segnali forti” a favore dei disabili, ma “pericoli. Ci aspettavamo un maggiore sostegno come associazioni nel corso dell’Anno europeo, come l’istituzione di un tavolo permanente di dialogo con il Governo, un maggiore spazio ai disabili più gravi sul tema della povertà e alle famiglie dei pluriminorati, più sensibilità su barriere architettoniche e sensoriali, integrazione scolastica e lavoro…”. Anche le nuove tecnologie devono essere più attente alle persone disabili, ha auspicato Daniele, plaudendo alla disponibilità mostrata dal ministro del Welfare Maroni durante il recente incontro con Fand e Fish: “Siamo rimasti meravigliati per il suo consenso su punti qualificanti delle nostre richieste”.

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Nota da parte di Carlo Giacobini



LA MANOVRA FINANZIARIA: PRIME ANALISI


Il Consiglio dei Ministri ha dunque presentato la Manovra Finanziaria per il 2004. Il testo è un decreto legge, già vigente, che, come di rito, dovrà essere convertito in legge dalle Camere che hanno facoltà di emendarlo.

Chi confidava sul fatto che, essendo il 2003 l'Anno europeo delle persone disabili, il Governo avrebbe ripreso le indicazioni, molte e ben motivate, espresse alla Conferenza (governativa) Nazionale sulla Disabilità del febbraio scorso, rimane ampiamente deluso. Nessuna misura, nemmeno la più blanda, è prevista a favore delle persone con disabilità e i loro familiari. E proprio nei giorni in cui si festeggia una bislacca "Giornata nazionale per l'eliminazione della barriere architettoniche", voluta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Governo vara una Manovra Finanziaria in cui di eliminazione di qualsivoglia barriera e di disabili non c'è traccia.



Queste macroscopiche lacune sarebbero già di per sé gravi. Ma non è tutto. Un subdolo articolo modifica in negativo alcuni aspetti di fondamentale importanza per le persone disabili. Quell'articolo, il 42, di non facile lettura per i non addetti ai lavori, interviene sui procedimenti di ricorso legati al riconoscimento dell'invalidità, dell'handicap e della valutazione di disabilità legata all'integrazione lavorativa.

Per far comprendere esattamente dove il Governo intende arrivare, bisogna spiegare quali sono attualmente i meccanismi del ricorso.


IL RICORSO AMMINISTRATIVO.


Attualmente la persona disabile che riceve un verbale di invalidità su cui non sia d'accordo, può presentare, entro 60 giorni dalla notifica, ricorso amministrativo alla Commissione Medica Superiore (a Roma). Il ricorso non ha nessun costo e può essere presentato senza l'assistenza di un legale. La Commissione ha tempo 180 giorni per esprimersi: rarissimamente lo fa. Trascorso quel termine, il ricorso si considera rigettato. L'interessato, a questo punto, può decidere se attivare il ricorso giurisdizionale (cioè andare dal giudice), oppure rinunciare, oppure ancora presentare, subito o successivamente, domanda di aggravamento alla Commissione ASL. Se decide di andare in giudizio, deve essere assistito da un legale, deve produrre una perizia medica legale e deve attendere i tempi della giustizia civile (nel più rapido dei casi: due anni).



Cosa propone il Governo: d'ora in poi sono aboliti i ricorsi amministrativi.

Il ricorso può essere solo giurisprudenziale (con buona pace della Giustizia civile già abbastanza ingolfata). Anziché perfezionare i procedimenti di ricorso amministrativo, in modo da evitare più pesanti contenziosi, il Governo preferisce quindi incentivare la via giudiziale. Una scelta che non gioverà certo al disabile, anche se aumenterà il giro di affari per avvocati, medici legali, patronati sindacali (loro malgrado, forse). Era invece quanto mai opportuno rivedere e ripensare l'iter del ricorso amministrativo, trasferendo le competenze della Commissione Medica Superiore in seno alle singole Regioni. In quel caso, i ricorsi amministrativi potevano essere risolti all'interno di ogni singola Regione, accelerando i tempi e limitando il ricorso alla giustizia civile.


LA COMMISSIONE MEDICA SUPERIORE


Verrebbe da pensare che, visto che è abrogato il ricorso amministrativo, la Commissione Medica Superiore (Roma) sia soppressa e le competenze ispettive sulle Commissioni Mediche di Verifica (periferiche) siano trasferite ad altro organo. Non è così: la Commissione Superiore rimane "attiva" anche se ne verranno rimodulate composizione e competenze (ed anche qui forse avremo delle sgradite sorprese).



IL RICORSO GIURISDIZIONALE

Il Governo non si accontenta però di abrogare il ricorso amministrativo, ma interviene anche nel ricorso giurisdizionale.

Perché?
Nei fatti il Ministero dell'Economia si è accorto che nella gran parte dei ricorsi davanti al giudice risulta soccombente lo Stato. Il motivo è che quasi mai Avvocatura dello Stato, Regioni o INPS sono presenti al processo e controdeducono. Pertanto non il dibattimento può essere sbilanciato a favore del ricorrente. Per colmare queste lacune si impone ora per legge che gli "atti introduttivi dei procedimenti giurisdizionali" siano comunicati anche al Ministero dell'Economia che può quindi difendersi anche attraverso propri funzionari.

Se sotto il profilo della correttezza è giusto che sia garantito il dibattimento, si ravvisa una pericolosa inversione di tendenza rispetto al trasferimento delle funzioni dallo Stato alle Regioni.

Nel 1998 (D. Lgs. 112) le funzioni concessorie relative alle provvidenze economiche per gli invalidi civili sono state trasferite alle Regioni cui è stata affidato quindi anche il compito di resistere in giudizio. Con la Manovra Finanziaria, in barba al federalismo e al principio di sussidiarietà, il Governo dimostra nei fatti, ancora una volta, di non fidarsi delle Regioni riprendendosi una competenza che ritiene elusa. Sarebbe stato più corretto e più efficace, oltre che più coerente con il principio di un auspicabile federalismo, incentivare la presenza in giudizio delle Regioni, magari utilizzando nella fase istruttoria e di dibattimento le competenze e le conoscenze delle Commissioni ASL che poi sono quelle che hanno emesso il verbale oggetto di contenzioso.

È, quella del Governo, un'entrata a gamba tesa sulle competenze e sulle potenzialità delle regioni su cui, ci auguriamo, ci sia una doverosa reazione da parte di queste ultime.


IL CONTROLLO BUROCRATICO


Attualmente tutti i verbali (invalidità civile, cecità civile, sordomutismo, handicap, disabilità ex L.68/1999) una volta perfezionati dalle Commissioni ASL devono essere inviati alla Commissione di Verifica (dipendente dal Ministero dell'Economia). Nel caso delle minorazioni civili la verifica è sulla correttezza burocratica (formale) e sulla sostanza. Nel caso delle certificazioni di handicap e di quelle di disabilità (legate al collocamento mirato) il controllo è meramente formale. La Commissione di Verifica ha tempo 60 giorni per esprimersi dopodiché vige il principio del silenzio assenso.


Il Ministero dell'Economia che cosa propone?

Le Commissioni di verifica verranno integrate con un operatore sociale ed un esperto nei casi da esaminare. In questo modo potrà entrare anche nel merito dei verbali di handicap e di quelli di disabilità e, se lo ritiene opportuno, sospenderli. Questa ipotesi lascia esterrefatti.

Definire le possibilità di collocamento mirato è il risultato di un lavoro di servizi per l'inserimento lavorativo, della conoscenza della persona e delle sue possibilità che comporta (o dovrebbe comportare) un approfondito lavoro da parte delle Commissioni ASL.

Questo lavoro potrebbe essere messo in discussione da una Commissione completamente slegata dalla rete dei servizi territoriali, dal mercato del lavoro, dalla conoscenza della realtà territoriale. E ancor più scombinate dai Comitati Tecnici Provinciali che operano istituzionalmente, per compito del Ministero dell'Welfare, per l'inserimento lavorativo

Altra entrata a gamba tesa, quindi, sulle competenze delle singole Regioni e delle singole ASL.
Altro schiaffo alla sussidiarietà, cioè al principio che impone che l'applicazione e la modulazione di alcune norme siano attuate localmente e non imposte dall'autorità centrale.

Il Ministero avrà poi l'esatta dimensione del costo di funzionamento delle Commissioni di Verifica?

Ha effettuato una valutazione dei costi e dei benefici? Come motiva l'incremento di bilancio autorizzato (2 milioni di euro per l'oramai concluso 2003, 10 milioni di euro per ogni anno successivo?

La FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap cui la nostra associazione aderisca, ha più volte sostenuto l'opportunità della soppressione delle Commissioni di Verifica ed il trasferimento delle competenze ad una Commissione presso ciascuna Regione.


LE GRAVI MENOMAZIONI


Nella Finanziaria per il 2001, era stato approvato un articolo, il 97, piuttosto bizzarro: "I cittadini affetti dalla sindrome di Down e i soggetti portatori di gravi menomazioni fisiche permanenti nonché i soggetti disabili mentali gravi sono esonerati dalla ripetizione annuale delle visite mediche, finalizzate all'accertamento della disabilità, ad esclusione dei casi in cui vi sia specifica richiesta del medico di famiglia." Il dettato è inapplicabile poiché nessuna norma prevede la ripetizione annuale delle visite in questione.

Ecco allora che il Governo prevede una nuova definizione: "I soggetti portatori di gravi menomazioni fisiche permanenti, di gravi anomalie cromosomiche nonché i disabili mentali gravi con effetti permanenti sono esonerati da ogni visita medica, anche a campione, finalizzata all'accertamento della permanenza della disabilità." A prescindere dalla dimenticanza delle patologie di origine genetica (sono contemplate solo le anomalie cromosomiche), la definizione sembra più corretta.

Ma potrà mai essere applicata?

Il Governo si dà tempo 180 giorni per individuare, con Decreto, l'elenco delle patologie esenti dalla ripetizione delle visite. Sarà un'operazione di una difficoltà metodologica e scientifica enorme che produrrà, oltre che delle ovvie discriminazioni, una pressione enorme da parte di tutte le associazioni grandi e piccole per far inserire nell'elenco questa o quella patologia. Invece di attuare ciò che è previsto dalla legge quadro sull'assistenza (328/2000) e cioè la revisione dei criteri di accertamento della disabilità rifacendosi agli standard internazionali (ICF), si preferisce introdurre un ulteriore elemento di complicazione burocratica alla cui base dovranno convivere principi scientifici e interessi clientelari.

Un particolare significativo: il decreto verrà emanato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero della Salute.

Una ennesima riprova di come il superministero stia allungando le mani su tutto il comparto assistenziale. Anche in questo caso la proposta della FISH è di tutt'altro segno: accelerare i tempi per la revisione dei criteri di accertamento della disabilità tenendo presenti gli standard ICF e con una determinata attenzione al carico assistenziale. Cioè "a ciascuno secondo i suoi bisogni" e non più "a ciascuno a seconda della percentuale di invalidità".


Carlo Giacobini

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

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Con questa finanziaria il governo, ha voluto celebrare l'anno della disabilità.

Rolando Alberto Borzetti