breve di cronaca
Il 29 a Bologna

IL 29 NOVEMBRE A BOLOGNA,
PER LA DIFESA INCONDIZIONATA DELLA SCUOLA A TEMPO PIENO
E PER LA CANCELLAZIONE DEL DECRETO MORATTI


La scuola a Tempo Pieno è nata dal basso. È una scuola che ha preso forma modellandosi sui bisogni delle famiglie, sulle esperienze di rinnovamento didattico degli insegnanti, sul riconoscimento del diritto dei bambini e delle bambine ad apprendere su tempi distesi. Ed ha ottenuto il diritto ad esistere attraverso lotte consapevoli di genitori e insegnanti.

Per le caratteristiche su cui si fonda, il Tempo Pieno si configura come l’esatto opposto della scuola della Moratti: tempo scuola che attraverso le compresenze, offre ampie possibilità di attivare l’integrazione dei bambini diversamente abili, stranieri e con disparità socioculturali, garantisce la pari dignità degli insegnanti, promuove attività che si modellano sui tempi degli alunni senza rigide divisioni, spazi per praticare l’interculturalità e l’accoglienza, la cultura dei diritti e della pace.

Per queste ragioni negli ultimi anni il Tempo Pieno è stato più volte sotto la pressione dei tagli economici e dei processi di trasformazione. Dalla scorsa primavera l’attacco è divenuto ancora più grave: il primo decreto attuativo della Riforma Moratti prevede la cancellazione del tempo pieno attraverso la riduzione del tempo scuola a 27 ore; prevede inoltre lo snaturamento della collegialità degli insegnanti attraverso l’istituzione dell’insegnante tutor, prevede la rinuncia alle instanze di uguaglianza, integrazione e intercultura attraverso la filosofia della "personalizzazione".

Così noi insegnanti, genitori, lavoratori della scuola, cittadini, abbiamo lanciato una raccolta di firme contro questa cancellazione, e la fortissima risposta che è emersa da numerose città ha originato il Coordinamento Nazionale in difesa del Tempo Pieno e Prolungato.

Il primo appuntamento pubblico del Coordinamento è stato il 26 settembre, città per città, scuola per scuola. Quel giorno i genitori sono entrati nelle scuole. Quel giorno migliaia di persone, insegnanti, genitori, bambini, bidelli, cittadini, hanno portato nelle piazze la piattaforma che ci accompagna tuttora: far crescere il tempo pieno, ritiro del decreto attuativo della riforma Moratti.. Quel giorno sono cresciute le relazioni che da sempre costituiscono la forza della nostra scuola, che non è un supermarket di nozioni, ma un luogo di crescita e di consapevolezza. Quel giorno abbiamo cercato e stimolato il coinvolgimento di associazioni, enti locali, sindacati e partiti che condividono le nostre scelte, perché sappiamo bene che la nostra battaglia supera i confini della scuola e coinvolge tutta la società. Perché sappiamo bene che non è solo il Tempo Pieno ad essere in pericolo, e sappiamo quanto siano parimenti importanti le lotte di tutti gli altri soggetti, genitori,studenti e insegnanti, che difendono la scuola pubblica a tutti i livelli: scuola dell’infanzia, scuola a modulo, scuola media e superiore. Ribadiamo però la centralità della difesa del Tempo Pieno in quanto con la sua cancellazione si elimina il concetto stesso di collegialità, si depontenziano gli interventi di integrazione socioculturale, permettendo così al privato (sociale o meno) di sfruttare gli spazi e i tempi dismessi dal servizio pubblico; difendendo il modello di scuola a Tempo Pieno difendiamo l'idea stessa di scuola pubblica.

Ma la giornata del 26 settembre non è bastata. Il decreto nei prossimi due mesi rischia di diventare operativo e sono ancora moltissime le persone che non ne sono consapevoli perché subissate dalla falsa informazione ministeriale. Così abbiamo indetto per il 29 novembre una nuova giornata di festa-protesta, con Manifestazione nazionale a Bologna, baricentro delle realtà di tempo pieno diffuse in Italia. La manifestazione avrà le caratteristiche che hanno sempre contraddistinto il percorso del Coordinamento: orizzontale e aperta, uno spazio creato dal basso per valorizzare il percorso di chiunque condivida questa piattaforma.

L’invito è: chi è contro la cancellazione del Tempo Pieno e per il ritiro del decreto Moratti porti in piazza i suoi contenuti.

Il nostro invito è rivolto a tutti. Tutti sono invitati ad aderire e a parlare dal palco.

IL 29 NOVEMBRE, NELLA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE A FAVORE DELLA SCUOLA PUBBLICA, NOI SAREMO A BOLOGNA, PER LA DIFESA INCONDIZIONATA DELLA SCUOLA A TEMPO PIENO E PER LA CANCELLAZIONE DEL DECRETO MORATTI.


[Per le caratteristiche di autoorganizzazione delle iniziative del coordinamento chiediamo a tutti i soggetti che condividono il nostro percorso di farsi carico anche delle dimensioni più spicciole e materiali, attraverso la collaborazione pratica nell’organizzazione e la partecipazione al reperimento dei fondi necessari. A breve attiveremo anche un conto corrente su cui sarà possibile versare con causale "Coordtempopieno" e il bilancio sarà consultabile con trasparenza sul sito del Cesp.]
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 Grazia Perrone    - 26-11-2003
Dalla Repubblica di Bologna

In molti istituti il libretto è stato raccolto in scatoloni che saranno rispediti al ministero. Sabato la manifestazione.
I prof restituiscono l´agenda.
Protesta per l´omaggio della Moratti sulla riforma scolastica.



IL ministro Moratti ha inviato a tutti i docenti l´agenda di «una scuola per crescere». Ma per ora quello che a Bologna crescerà sarà il muro di agende che gli insegnanti del liceo Copernico propongono di costruire in piazza Maggiore sabato, giorno della manifestazione. Contro la riforma Moratti, appunto. Il regalo del ministro non è piaciuto agli insegnanti bolognesi. La Gilda ha già raccolto uno scatolone per ogni scuola: «Le rispediremo al mittente, è un omaggio non richiesto». Non solo: a dicembre l´associazione degli insegnanti scaricherà le agende direttamente a Roma nei corridoi del ministero all´Istruzione. «Sarà il nostro regalo di Natale alla Moratti». L´iniziativa, partita a Bologna si è diffusa ed è diventata in pochi giorni nazionale.
«Ci hanno tempestati di spot pubblicitari e di opuscoli - protesta Carlo Braga della Gilda Bologna - ora arriva una agenda a colori che parla della bontà della riforma scolastica. Milioni di euro di denaro pubblico sono stati spesi in propaganda mentre il governo ha continuato con una dissennata politica dei tagli». Gilda invita gli insegnanti a portare le agende alla propria sede, in via Cesare Battisti 2. L´agenda, scrive il ministro, è stata ideata per informare i docenti sulla riforma scolastica. Al momento li sta facendo solo arrabbiare. Il diario per questo anno scolastico, che contiene gli auguri del ministro per «un anno di lavoro proficuo e pieno di soddisfazioni professionali e culturali», gli appuntamenti della scuola, parti dedicate a tutti gli aspetti della riforma e le informazioni sui sistemi scolastici degli altri Paesi, sta arrivando in questi giorni nelle scuole. «E´ pure in ritardo» ironizza Bruna Fergnani del Comitato «Oltre Cattedra». «Dove l´agenda è arrivata viene raccolta per spedirla al mittente o per portarla alla manifestazione, un dato sembra sicuro: gli insegnanti non la vogliono». Un gruppo di insegnanti del liceo scientifico Copernico ha scritto una lettera di protesta: «Arriva in novembre quando ciascuno di noi si è già procurato un agenda. Ci domandiamo quale sia lo scopo di una tale iniziative: pubblicità? ricerca del consenso? campagna elettorale? Di sicuro è uno spreco di denaro pubblico».
(il. ve.)




 Dedalus    - 26-11-2003

II Polo è diviso: l'opposizione riesce a non essere unita


A proposito delle due (o tre) manifestazioni nazionali contro la Riforma Moratti del 29 novembre, indette e organizzate separatamente nonostante i numerosi appelli unitari (dal "Tavolo di Bologna in difesa della scuola pubblica" ai tanti docenti e genitori). Da una parte, a Bologna, un'iniziativa nazionale organizzata dal Coordinamento in difesa del tempo pieno e del tempo prolungato. Dall'altra, a Roma, un'iniziativa nazionale dei sindacati confederali, che ha al centro la difesa della scuola pubblica (il tema del Tempo Pieno vi rientra come questione “annessa”, non rappresentando di fatto il T.P. , circoscritto ad alcune città e/o Regioni, un "problema nazionale"). Una terza pare si sia aggiunta a Napoli organizzata dai Cobas. Insomma più iniziative che rischiano di essere “concorrenti” fra loro, in una sorta di “torre di babele”….

Le motivazioni che sono state addotte (o non sono state addotte) per "non unire" le forze ci sembrano francamente artificiose e poco credibili. Un po' come cercare il pelo nell'uovo, quando invece i motivi per unirsi sarebbero ben più pressanti e sostanziali. E’ per molti aspetti il riproporsi di un vizio antico della sinistra, la "sindrome della divisione", trasposta negli ultimi anni anche all'interno del centro-sinistra, come dimostrano purtroppo ben note vicende politiche. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. C'era da sperare che, con gli attuali "chiari di luna" (la politica berlusconiana nella scuola, ma non solo nella scuola), prevalesse il buon senso ed un sano realismo politico, la ricerca cioè di ciò che unisce, nelle cose fondamentali, al di là dei distinguo e dei formalismi. Invece, se il Polo è diviso, l’opposizione riesce ancora una volta a non essere unita.

A questo punto, inutile drammatizzare. Forse ha ragione Silvio Colombini quando ad un recente dibattito a Radio Popolare ha sostenuto, più o meno, che "quel che conta è che vi siano diverse manifestazioni e forme di protesta e di dissenso" nei confronti della politica governativa di attacco a scuola pubblica e a tempo pieno. Senza dubbio. Nulla ci toglie però dalla testa che le mobilitazioni unitarie e di massa hanno più possibilità di riuscita e maggior impatto politico. "Uniti si vince" non è solo uno slogan. E' l'insegnamento della storia. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. A cominciare dal giorno dopo il 29.

Tratto da ScuolaOggi

 Red    - 27-11-2003
Dal IManifesto

Piace ma da sempre è a rischio. Ora ci prova la riforma Moratti. Ma c'è chi combatte
Focus su Bologna In questa città è nato il tempo pieno, un modello educativo che molti mettono in discussione. Ma la sua storia è rivoluzionaria


CINZIA GUBBINI
BOLOGNA

Sabato la scuola fa tris: in un solo giorno tre manifestazioni per difendere la scuola pubblica. Un buon segnale di vitalità mentre la riforma Moratti avanza; soprattutto quando - come a Bologna - la manifestazione nazionale nasce per iniziativa del «Coordinamento per la difesa del tempo pieno», che detta così sembra un'organizzazione con una lunga storia alle spalle ma in realtà è un gruppo nato molto «dal basso», mettendo insieme insegnanti e genitori non appena si è sparsa la voce che la riforma vuole decapitare l'esperienza del tempo pieno. Per la verità la storia c'è, ed è quella di una città come Bologna: proprio qui, infatti, nacquero le prime sperimentazioni del tempo pieno (tra il `68 e il `69) animate da personalità come quella di Bruno Ciari. Da allora il modello del tempo pieno ha subito diversiattacchi, ed è noto che al ministero dell'istruzione molti funzionari pensano sia ora di eliminarlo, per dare libero sfogo a modelli più «flessibili». Il tempo pieno, però, finora ha retto, grazie anche alla crescente domanda da parte dei genitori.

Ma è vero che la riforma Moratti cancella il tempo pieno? La questione è pelosa: lo schema di decreto approvato il 12 settembra scorso in Consiglio dei ministri - il primo sostanzioso decreto attuativo della riforma Moratti, e che oggi dovrebbe essere discusso in Conferenza stato-regioni - di fatto non cita il tempo pieno e prevede un tempo scuola di 30 ore (quella a tempo pieno è di 40). Il ministero dell'istruzione, però, giura che il tempo pieno non sarà toccato, tanto che ha diffuso uno schema di decreto commentato in cui si spiega (solo nel commento, però) che le 10 ore settimanali del tempo mensa verranno mantenute, assegnandole ai docenti. Insegnanti e genitori sentono puzza di bruciato, e chiedono che il tempo pieno venga menzionato in modo esplicito, che sia garantita la presenza degli insegnanti anche nel tempo mensa, e che sia eliminata la figura del «maestro tutor», la vera antitesi del modello del tempo pieno.

Questi sono i nodi al pettine, su cui si stanno svolgendo numerose assemblee in giro per l'Italia. L'ultima, l'altra sera a Bologna, organizzata dal V e dal XIII circolo didattico della città.

In una sala periferica di un circolo Arci si è svolto un appassionato dibattito che ha visto confrontarsi da un lato l'ispettore ministeriale Luciano Lelli, dall'altro un rappresentante del gruppo Gasp (genitori attivi per la scuola pubblica), il dottor Andrea Graffi. La riforma Moratti è stata commentata in molti dei suoi aspetti, confermando i punti maggiormente messi in discussione: la questione del dovere/diritto all'istruzione e la conseguente cancellazione dell'obbligo scolastico, la precocità della canalizzazione scolastica, l'impressione che la riforma tenda a «individualizzare» i percorsi buttandosi alle spalle una scuola di tutti e per tutti.

Il dibattito, tuttavia, è stato anche un'occasione per mettere in chiaro alcune posizioni sul tempo pieno. «Il tempo pieno non è nominato nel decreto attuativo per il semplice fatto che, con l'autonomia, spetta alle singole scuole decidere l'organizzazione interna agli istituti», ha spiegato Lelli. All'obiezione che, comunque, il ministero è tenuto a fornire dei parametri nazionali, per esempio prevedendo la possibilità di organizzare classi a quaranta ore, l'ispettore ha spiegato: «La possibilità ci sarà, lo dice il commento al decreto, che prevede anche l'istituzione del tempo mensa con finalità educative, e che quindi dovrà essere affidato agli insegnanti». Ma perché non si inserisce nell'articolato di legge? «Il ministero lo assicura, e io sono tenuto a crederci», ha risposto Lelli. Non altrettanta fedeltà all'istituzione spetta ai genitori, che hanno protestato vivamente quando è stato spiegato che «il dirigente scolastico deciderà di istituire classi a 40 o a 35 ore, in base alle esigenze», previa «contrattazione» con il provveditorato del numero di docenti necessario. E questo è già un problema assicurato, visto il continuo taglio di personale.

Ma non è soltanto una questione di soldi, bensì del modello pedagogico che trapela dalla riforma. «Il tempo pieno è un modello di insegnamento e di rapporto con i bambini - ha detto un insegnante - Quando si inserisce un `maestro tutor', beh, si torna indietro a quando un solo maestro dava un'infarinatura di tutto, senza nessun interesse per le aree disciplinari. Siamo l'unica categoria di lavoratori non gerarchizzata - ha continuato - e facciamo una fatica da cani; sarà fuori moda, ma è proprio in questo confronto tra pari che si trasmette qualcosa di implicito ai bambini». Cioè si insegna il confronto, si insegna a prendersi il proprio tempo, ad ascoltare e a dire la propria. Forse è anche per questo che insegnanti, genitori e bambini del tempo pieno sono così efficaci quando protestano. Non sarà per questo che tutti lo vogliono eliminare?


... E gli studenti?

Anche gli studenti si mobiliteranno sabato 29. L'appuntamento è alle 9,30 a piazza Esedra, il corteo terminerà in piazza Bocca della Verità per confluire con quello indetto dai sindacati. Promuove l'Unione degli studenti, hanno aderito, tra gli altri, i Giovani comunisti, la Sinistra giovanile e Studenti.net