Sui corsi B ForTic
Antonio Gentile - 24-11-2003
“Convergenze” tra i corsi B o Corsi "di serie"... B ?

Riporto le valutazioni di sintesi, condivise con i corsisti, dell'esperienza appena conclusa di un corso ForTic di tipo B.
Il giudizio positivo sull'esperienza realizzata si unisce, in noi, ad una comune preoccupazione che questi corsi "di tipo B", di carattere cruciale, in quanto rivolti a quei docenti che in questi anni sono stati protagonisti attivi nelle scuole del legame tra tecnologie e didattica, possano diventare, se dispersi in discorso seriale di "erogazione di formazione on line", dei corsi di "serie B".
Purtroppo manca, in tante realtà regionali, come anche sul piano nazionale, un momento di sintesi collettiva che, raccogliendo le riflessioni delle diverse esperienze, consenta ai docenti di questa formazione, di fare rete in un condiviso orizzonte progettuale.
Questa esigenza, emersa più volte in interventi sui Forum Indire ed anche su tante liste legate a questi problemi, come, ad esempio, dw-multimedia ed anitel , non si è tuttavia ancora consolidata con il rischio di ricaduta in interventi dispersivi o di prevalente dinamica personale.
Un luogo di raccolta organica delle esperienze, un documento, un tentativo di visione d'insieme - unione di più punti di convergenza - sarebbe certo interessante ed utile.
Di qui la domanda :- Convergenze tra i corsi B o Corsi "di serie"... B ?
Se non si crea spazio per la prima strada, la seconda finirà col prevalere: forse già si delinea
Il documento che segue è stato inserito come sintesi e presentazione di un sito di riferimento dei lavori del gruppo-classe creato ad uso interno dei corsisti.
Purtroppo il sito è visibile solo con Internet .Explorer.6.0, in quanto è stato costruito in modo molto artigianale, usando il software più facilmente a noi disponibile, per poter rispondere all'esigenza di mettere subito in circolo i lavori volta a volta realizzati dai corsisti.
Pertanto il sito resta caratterizzato da “lavori in corso” ed “ad uso interno” anche ora, dopo la conclusione del corso.

Punti, forma-azione, costellazioni…

A conclusione del nostro percorso di formazione “For Tic di tipo B” abbiamo ritenuto per noi utile lasciare una traccia dell’analisi svolta sui dieci moduli della piattaforma nazionale Indire, in modo da conservare una visione d’insieme delle mappe da noi costruite, dei documenti, del materiale utile, delle nostre esperienze didattiche in questo campo.
Al tempo stesso, potrà risultare utile fissare, in dei punti, riflessioni di metodo riferite tanto all’esperienza realizzata, quanto al quadro più ampio dell’iniziativa ministeriale di formazione riservata a queste figure.
Diamo per noto il riferimento comune alla Circolare Ministeriale n 55, alle Linee Guida, agli obiettivi previsti per questi corsi B: “percorso formativo teso a costituire una figura di docente “consulente” esperto nelle metodologie e nelle risorse didattiche offerte dalle TIC, che dovrebbe coinvolgere 13.500 docenti.
Gli obiettivi formativi sono essenzialmente orientati ai problemi dell’uso didattico delle TIC dando per scontato, come prerequisito, il possesso da parte dei docenti, selezionati come corsisti, delle competenze informatiche di base”.
Meno comune e scontata, forse, la “punteggiatura” che, nelle diverse situazioni, interpreta poi il testo e i contesti.
Per questo, alla fine del percorso, abbiamo portato le nostre riflessioni su alcuni punti d’attenzione, derivati dall’esperienza svolta.

1. Per orientarci nel mare di informazioni e di discorsi che ruotano attorno alle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione, abbiamo deciso di procedere, un passo alla volta, per punti focali in modo da costruire una costellazione di riferimento.
2.Il disegno generale e lo stesso percorso all’inizio non erano a noi chiari. Del lavoro on line erano presenti solo alcuni moduli; classe virtuale e forum ancora non pienamente attivi, né sapevamo di registro on line e tracciamenti. In più giungevano voci di nessuna certificazione alla fine del corso, …solo attestati, mentre noi cercavamo di organizzare un calendario di incontri in presenza che conciliasse le difficoltà che i singoli corsisti avrebbero trovato nelle scuole per assicurare la loro presenza a questi appuntamenti che sembravano ora rientrare nella cornice di “opportunità formativa individuale”.
3.Eppure eravamo qui, insieme, in classe reale, condividendo difficoltà, frustrazione, disappunto critico. Chiederci come mai, nonostante tutto, fossimo insieme in quest’aula scolastica, ci avrebbe portati ( ci porterebbe..) molto lontano, in altri nodi dal cuore non meno ingarbugliato e profondo di quelli che cercavamo di cogliere per punti.
4.Fin dal primo giorno abbiamo attivato una Mailing List, chiamata fortic, per avere uno strumento di unificazione delle tante voci, supporto del lavoro comune, memoria interna del nostro procedere per piccoli passi e rapide connessioni.
5.Superare la ridondanza e trovare “la struttura che connette” all’interno dei moduli, e, contemporaneamente, tra i moduli, ci ha portato ad un lavoro di ricerca, con divisione in gruppi di lavoro ed impegno, assunto da ciascun gruppo, di rielaborare un modulo per riportare una mappa dei punti nodali, degli approfondimenti, dei punti critici.
6.Il passo successivo verso la costruzione di un ipertesto, contenente una mappa comune dei tre punti di riferimento, e la definizione delle minuziose regole interne per la sua costruzione cooperativa, è stato breve.
7.La struttura dell’ipertesto, inizialmente pensata in solo tre parti, è poi cresciuta in corso d’opera, con struttura ipertestuale via via più organica dei singoli lavori, giungendo alla forma attuale che prevede, oltre alle suddette mappe, documenti, materiale utile, esperienze, links di interesse.
8.Paradossalmente l’aspetto critico, che nei primi incontri, sembrava dominare pericolosamente la scena di discussione in aula, è stato poi quello emerso, nel lavoro strutturato, con maggiore difficoltà, per ultimo.
Nello sviluppo dei punti critici abbiamo deciso, pertanto, di fermare di più l’attenzione dei gruppi di lavoro su quanto emerge nel dibattito dei Forum di ciascun modulo.
Impossibile per ciascuno seguire le mille voci di classi virtuali e forum tematici : possibile, invece, una visione d’insieme,in un lavoro comune distribuito.
9.Ricerca-azione e lavoro cooperativo rendevano in tal modo valido, in modo esperienziale, un percorso di costruzione e riflessione di natura orizzontale, reale scambio e crescita comune data dal nuovo che, insieme, formiamo, nel processo di formazione.
10.E’ forse questo l’aspetto più interessante dell’esperienza: questo ambiente di ricerca e cooperazione che tende a protrarsi oltre il corso, mantenendo attiva la mailing list ed il sito di riferimento da noi creato, ad uso solo interno, in questa fase.

Ed ora, in pochi cenni, alcune riflessioni di metodo sull’impianto generale di “questi corsi B”, riferite tanto alla cornice nazionale quanto, naturalmente, a quella emersa nella nostra specifica “classe reale”
Per brevità, saltiamo l’argomentazione per dire solo i punti d’attenzione in forma di tesi, in apparenza assiomatica.
Ma è solo un modo per cercare di individuare gangli di natura più ampia su una questione sicuramente molto complessa e di importanza nevralgica per il cambiamento della scuola.

· Inserire i corsi di tipo B entro un unico quadro metodologico ( lo stesso dei corsi A ), crea un cortocircuito nel sistema che ricerca metodi di formazione in rete.

· Spostando il centro dell’attenzione dal docente ( trasmissione ), al discente (apprendimento ), non raggiungiamo ancora il fulcro del sistema-classe che, nella ricerca, unisce docenti e studenti.

· La metafora di atomi e mattoni della conoscenza porta ad una sintesi come costruzione esterna; la metafora di molecole o sinapsi favorisce la visione di una costruzione organica interna.

· Se mi pongo in un’ottica di “far comprendere” qualcosa a qualcuno, non siamo ancora, insieme, in lavoro di ricerca.

· L”information overload”’non si risolve con aggiunta di informazioni di “information literacy”; richiede, piuttosto, scelte di condivisione contestuale.

· Rinchiudere tutto un percorso nel raggiungimento di obiettivi predeterminati, lascia fuori la ricerca e costruzione del nuovo.

· Ridurre il paradigma della comunicazione entro il modello dell’informazione, porta a perdere gli elementi di contesto e ci riconduce entro uno schema lineare.

· In “classe virtuale” problematizzi, chiedi, rispondi, hai stimoli e supporto; ma in classe reale prende forma l’unità vivente del fare cooperativo

· La qualità degli ambienti di apprendimento è data dalla possibilità di intervento diretto degli attori sul contesto.

· E i Tutors ? Anche per loro pensare la formazione come opportunità di arricchimento individuale a distanza ?
O c’e’ un progetto che unisce la crescita di nodi di una rete reale, così formando figure e sistema?
Avremmo, allora, su entrambi i versanti, qualcosa di diverso da “una classe virtuale”


Bari 13 Novembre 2003

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 UMBERTO TENUTA    - 30-11-2003
Non riesco a leggere quanto è stato appreso dai corsisti!
E' possibile leggere una sintesi analitica?
Grazie
Umberto Tenuta per RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA

 Ghedini Marina    - 01-12-2003
Sono una corsista B della provincia di Cosenza.
Complimenti per l'idea e per il lavoro svolto.
Al prossimo incontro (noi non abbiamo ancora finito) segnalerò il vostro sito ai miei colleghi.
Vi faccio presente che molte immagini non si visualizzano.