Lassù sulle montagne...
Alessandro Rabbone - 07-03-2001
Per chi vive in Piemonte come me, l'esperienza della gita in montagna non e' certamente un fatto raro. L'escursione con un gruppo di amici, o molto spesso con un'associazione organizzatrice, è per molti qualcosa di assai frequente e normale...
Dirò magari una grossa stupidaggine, ma mi sono ritrovato spesso a considerare le sorprendenti analogie che esistono tra la salita in montagna di un gruppo di persone e l'attivita' di studio / apprendimento di una classe scolastica.
Un gruppo di persone che si inerpica lentamente in fila indiana lungo un sentiero per raggiungere un rifugio, un colle o una vetta non ci ricorda infatti un gruppo di studenti che studia e s'impegna per raggiungere un obiettivo?
C'e' il tema dell'impegno, della fatica e del sacrificio in vista di un traguardo finale. Ma c'e' soprattutto il tema delle differenze individuali.
I piu' gagliardi e prestanti salgono ridendo e scherzando senza sforzo. Altri salgono concentrati ed in silenzio. Altri ancora sudano e sbuffano e talvolta rimangono indietro... Qualcuno poi ogni tanto si ferma dichiarando: "Non ce la faccio più!"
Che fare con costoro? Sarà pigrizia o incapacità? Non sempre è chiaro.
Che si fa? Li si consiglia di tornare a valle? Di aspettare lì la discesa degli altri? Li si aiuta? E come? Li si incoraggia e basta? Ci si accolla anche il loro zaino? Si rallenta il passo con grave disappunto di qualcuno di quelli che ridevano e scherzavano? E' giusto che chi non ce la fa più (che evidentemente ha proprio sbagliato tipo di gita) rovini il piacere della salita a tutti gli altri?
E' curioso come in tali situazioni si creino immediatamente, all'interno del gruppo, i due schieramenti dei "duri" e dei "tolleranti" e come vengano riproposte abbastanza fedelmente le ragioni opposte in un consiglio di classe sia da parte di chi vuole la selezione sia da chi e' contrario...


Ma le analogie con il mondo della scuola non finiscono qui.
Esistono, almeno per quella che è la mia esperienza, due tipi di associazioni per l'escursionismo in montagna.
Il primo tipo, quello più antico e tradizionale, è più orientato all'eccellenza della prestazione ed alla durezza. L'obiettivo del raggiungere la vetta (magari in un limite di tempo abbastanza stretto) predomina su tutto il resto.
Il secondo tipo di associazione, molto più recente, ma caratterizzato da un vistoso fenomeno di aumento costante delle iscrizioni, si preoccupa di organizzare percorsi differenziati (per livello di difficoltà) nell'ambito di una stessa gita e il clima generale che gli e' proprio è piuttosto quello dell'"aspettare tutti".
Naturalmente gli iscritti al primo tipo di associazione guardano gli altri un po' dall'alto in basso. Ritengono forse di trovarsi di fronte ad una banalizzazione deteriore dell'alpinismo e ad un livellamento verso il basso.


Infine un'ultima osservazione. Il secondo tipo di associazione, forse proprio interpretando la spinta "di massa" dei propri iscritti ha in parte modificato i propri obiettivi. Non solo più la salita in quota, ma anche gite di interesse naturalistico, storico od etnografico in ambiente non necessariamente alpino...


Come non vedere una somiglianza con i problemi aperti dalla recente riforma della scuola?
Da una parte chi si preoccupa di "aspettare tutti", dall'altra chi teme di vedere i segmenti banalizzati in bastoncini.



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IL VALICO

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Primo Levi, Conversazioni e interviste 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, 1997, pagg. 30-31


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