29 novembre
Valore Scuola - 22-11-2003
UNA MANIFESTAZIONE ANCHE CONTRO L'ARROGANZA


Alla fine il decretone allegato alla finanziaria è stato sottoposto al voto di fiducia del parlamento. Neppure all’interno della maggioranza che sostiene questo governo è possibile dissentire e discutere sui provvedimenti di politica economica. Figuriamoci gli altri, o quando, come nel nostro caso, il dissenso sulle misure del governo è radicale, dal momento che esso non riguarda solo dubbi sulla loro efficacia ma investe le finalità stesse, volte non a risolvere problemi amministrativi ma a disegnare una nuova e peggiore configurazione sociale. E’ anche da quest’ultimo atto, arrogante e nello stesso tempo rivelatore di indubbie difficoltà e debolezze di questo governo, che trae nuova linfa la nostra determinazione a manifestare compattamente il 29 novembre nelle strade e nelle piazze di Roma per una scuola di qualità, per difendere il carattere nazionale dell’istruzione, per contestare una “riforma” scolastica che riduce l’offerta di istruzione, che amplifica le disuguaglianze sociali e che colpirà pesantemente lo stesso personale della scuola. E’ di pochi giorni fa l’approvazione al senato del finanziamento per le famiglie che manderanno i figli alle scuole private. Siamo di fronte ad una progressiva e spudorata incentivazione dell’allontanamento dalla scuola pubblica, da un lato, e, dall’altro, al continuo favoritismo nei confronti dei ceti abbienti, che sono quelli che usufruiscono di questi incentivi, mentre si riducono sempre più i finanziamenti per la scuola pubblica, in una spirale sempre più vorticosa di sfacciataggine e inadempienze (prima fra tutte quella relativa al reperimento di finanziamenti per il rinnovo economico biennale del CCNL). Il 29 novembre tutto ciò sarà al centro della protesta a cui la Cgil, insieme a Cisl e Uil, chiama non solo i lavoratori della scuola e gli studenti, ma tutti i lavoratori e i cittadini.







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 Legambiente    - 22-11-2003
SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA:
LA CULTURA È UN BENE PUBBLICO E UN DIRITTO UNIVERSALE

Fermiamo la Moratti

Ritiro immediato del decreto sulla scuola dell’infanzia ed elementare
Adesione alla manifestazione del 29 novembre



Riformare la scuola è una necessità per rispondere più efficacemente al bisogno diffuso di sapere, per superare ritardi e limiti dell’attuale sistema di istruzione e formazione, per elevare il livello culturale degli uomini e delle donne che vivono nel nostro Paese, per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo.

La legge 53/2003 rischia invece di far arretrare il Paese.

Riduce le ore di scuola comuni a tutti, trasforma l’istruzione in un servizio a domanda individuale, riporta a 8 anni l’obbligo scolastico, chiede ai giovani dopo la terza media di scegliere fra due canali separati: quello dell’istruzione e quello della formazione professionale. Guarda a una scuola vecchia, autoritaria e selettiva. Una scuola che favorisce i pochi a danno dei molti, che accresce le disuguaglianze sociali e le differenze tra i territori.

L’attuale maggioranza di governo non considera l’istruzione una risorsa per la collettività ma un settore in cui risparmiare e lasciare campo libero al mercato, trasformando anche l’istruzione in una merce, con la privatizzazione e l’ingresso delle multinazionali nel mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca (così come imposto dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio).

Investire nella scuola pubblica, nell’innovazione e nella ricerca è condizione basilare per un Paese che guarda all’Europa e al Mondo, perché non c’è futuro se non si investe nella scuola pubblica. Solo la scuola pubblica, fondata sulla libertà d’insegnamento, è garanzia di democrazia e di pluralismo per un paese solidale, interculturale, capace di affrontare i cambiamenti del nostro tempo e le sfide della modernità, in grado di valorizzare le risorse ambientali, di superare le disuguaglianze, di non ridurre diritti e tutele.

Istruzione, formazione e ricerca sono invece marginali nelle politiche di questo governo con conseguenze negative anche sul lavoro e sull’ occupazione.

Una scuola di base di straordinaria qualità e una formazione per tutto l’arco della vita sono diritti che devono essere garantiti a ogni persona.

Una scuola che abbia un grande investimento pubblico, senza che sia esposta ai meccanismi del mercato e della competizione è esigenza irrinunciabile per ogni società democratica e libera.

Il decreto sulla scuola dell’infanzia e sul primo ciclo dell’istruzione, in via di approvazione, si contrappone alle migliori esperienze di scuola, stravolge l’idea di un progetto educativo unitario e comune, annulla il tempo pieno che, dagli anni settanta, è diventato un modello pedagogico efficace, in grado di coniugare bisogni sociali con i tempi distesi per l’apprendimento di bambini e bambine.

Il decreto, inoltre, annulla la collegialità, la corresponsabilità, la cooperazione tra docenti e trasforma già nei primi anni di scuola, il diritto all’istruzione in un servizio a domanda individuale.

Per questi motivi chiediamo il ritiro immediato del decreto sul primo ciclo dell’istruzione.

La riduzione degli investimenti anche per l’università e la ricerca, la privatizzazione ed il controllo politico sulle nomine e sull’attività di docenti e ricercatori, colpiscono la libertà di insegnamento e di ricerca. Solo un sistema pubblico può infatti garantire pieno diritto di cittadinanza e parità di accesso alla formazione universitaria, rappresentando un patrimonio culturale e scientifico per tutto il paese.

L'opposizione a questa deriva, come ha dimostrato la giornata del 26 settembre, cresce tra gli studenti, gli insegnanti e i genitori così come cresce nel mondo politico e nella società civile. Ora c’è bisogno di una grande mobilitazione unitaria di tutto il Paese per battere la controriforma Moratti. Invitiamo pertanto insegnanti, studenti, tutte le persone libere e consapevoli a partecipare alla manifestazione nazionale sulla scuola, indetta da CGIL CISL UIL, sabato 29 novembre a Roma.

La manifestazione rappresenta una risposta forte e importante per riproporre la scuola come una delle priorità e delle emergenze del Paese.

La manifestazione vuole anche segnalare lo stretto rapporto che c’è tra la progressiva marginalità delle politiche sulla formazione e quelle sul lavoro e sul welfare. Inoltre la riduzione di ogni spazio di intermediazione sociale, la compressione dei diritti, la privatizzazione e mercificazione dell’istruzione (così come imposto dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio), l’attacco al significato costituzionale della scuola.


Contro la politica del governo che rischia di stravolgere

i principi e i diritti fondanti del nostro Paese,

per una scuola, università e ricerca pubbliche, laiche, di qualità per tutti
è necessario che
le tante persone che hanno a cuore il futuro del Paese,
le associazioni e le organizzazioni della società civile e del mondo della scuola,
gli studenti, gli insegnanti, tutti gli operatori della scuola,
i genitori e le istituzioni,

si uniscano, attorno alle forze sindacali,
in una comune grande battaglia di civiltà.

L’istruzione è questione generale che riguarda tutto il Paese.

L’istruzione è un diritto di tutti e non di pochi.



ARCI, Coordinamento Genitori Democratici, CIDI, Comitato Scuola della Repubblica, Legambiente, MCE, Proteo Fare Sapere, Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Unione degli studenti, Unione degli universitari


 Enrico Panini    - 22-11-2003

LA SCUOLA PUBBLICA IN PIAZZA


Sabato 29 novembre un grande e colorato corteo attraverserà Roma, partendo da Piazza Bocca della Verità. L'appuntamento è stato fissato da Cgil, Cisl e Uil che, dopo il grande sciopero del 24 ottobre, hanno convocato una manifestazione nazionale in difesa e per il rilancio della scuola pubblica. Già l'annuncio di una manifestazione nazionale «per» la scuola pubblica denuncia, da solo, una situazione talmente grave da portare ad assumere una decisione che non ha precedenti nella nostra storia. Dai temi che scandiscono la mobilitazione decisa dalle Confederazioni (mezzogiorno, scuola pubblica, stato sociale e immigrazione) emerge un preciso quadro di priorità nell'azione unitaria. La scuola pubblica è a pieno titolo fra queste priorità perché rappresenta il motore per un Paese che vuole fare i conti con la qualità dello sviluppo. Siamo di fronte ad una scadenza unitaria molto importante che parla all'intero Paese su un tema decisivo per il nostro futuro. All'interno della manifestazione troveranno visibilità e protagonismo le tante voci del mondo della scuola, genitori, studenti, lavoratori di altre categorie, cittadini. Confederazioni e sindacati scuola hanno rivolto un appello alle associazioni espressione della società civile, che si battono per una scuola pubblica di qualità, perché sui temi al centro della mobilitazione vogliamo costruire un esteso fronte di adesioni. Il sapere e l'istruzione rappresentano temi generali sui quali è necessario che i diversi punti di vista e di iniziativa trovino punti di confronto e di condivisione. In questo quadro, un particolare rilievo assumerà la presenza degli studenti, i primi a pagare le ricadute di politiche che descolarizzeranno il nostro Paese.

Le parole d'ordine sulle quali Cgil, Cisl e Uil convocano la manifestazione sono precise, nette e nascono dalla convinzione che l'istruzione pubblica debba rappresentare una risorsa strategica per lo sviluppo civile e democratico del Paese. Per fare ciò è indispensabile un rilancio della scuola pubblica respingendo ogni riduzione del suo ruolo e della sua funzione, riconoscendo ad essa il ruolo di cemento dell'identità del nostro Paese e di risorsa per un futuro di qualità. Vogliamo, inoltre, ribadire il nostro secco no alla devolution, cioè ad un progetto di trasferimento alle regioni di competenze fondamentali in materia di istruzione rilanciato proprio in questi giorni in termini ultimativi da Bossi. Il 29 novembre un grande movimento dirà che il nostro Paese non può ridurre i diritti ad una variabile territoriale. Dimensione nazionale dell'istruzione significa unità del Paese, ragioni per stare insieme, significa respingere l'aberrazione che i diritti possano seguire i confini geografici!

Un obiettivo centrale della manifestazione riguarda la Legge Moratti. Sfileremo mentre emergono non solo i gravi limiti della prima applicazione ma mentre è avviato l'iter per i pareri sul primo Decreto attuativo. E' profondamente sbagliato un provvedimento che riduce l'offerta di istruzione (e il tempo pieno, come il tempo prolungato, come la scuola dell'infanzia, come l'obbligo ridotto di un anno pagano prezzi particolarmente salati) e che, contemporaneamente, aumenta le differenze sociali. Ma la Legge 53 cambia anche la natura fondante della nostra scuola che, a meno di quarant'anni dalla denuncia di «Lettera ad una professoressa», si troverebbe condannata a registrare passivamente le crescenti differenze sociali anziché essere messa nelle condizioni di contribuire a superarle. Ridurre l'obbligo scolastico, dare meno scuola a tanti, dividere precocemente chi avrà la possibilità di studiare da chi dovrà presto lavorare significa riscrivere le ragioni della nostra società, dividere le persone, renderle subalterne ad un mercato che si vorrebbe regolasse tutto. Sono parte costitutiva di un progetto sbagliato le pesanti ricadute sul personale, la precarizzazione crescente, la riduzione di risorse economiche e di organico alle scuole, aspetti ulteriormente alimentati da una Finanziaria che prosegue la politica di sottrazione di risorse alla formazione pubblica.


Dal Manifesto di oggi


 ilaria ricciotti    - 22-11-2003
Le piazze devono essere gremite per contrastare questo scempio. non si può rimanere a guardare o a criticare tra "noi" chi ha torto o chi ha ragione. Non è questo il momento. La situazione della scuola, ma anche del paese in genere è troppo delicata per poterci permettere il lusso di fare "salotto", spettegolezzando o blaterando. Questo è il momento dell'unione sui grandi temi unificanti con i quali dobbiamo far retrocedere questo governo. Questo è il momento del saper essere e saper fare. Se non coglieremo queste occasioni, be' allora è meglio che ci diamo all'ippica o che giochiamo al lotto, sperando di goderci la vita nell'isola dei famosi vip.