breve di cronaca
Dal dolore collettivo all'impegno pedagogico
Spicilegioweb. - 20-11-2003
A proposito della paura confessata per l’imminente ed inevitabile ondata di “ retorica patriottarda “


Ore 11,30 del 18 Novembre 2003, ora dei funerali di Stato. Ho camminato nelle strade della città di ********* con la gente sempre indaffarata, tante serrande a metà altezza , poche, pochissime serrande tirate giù ad impedire l’ingresso nei vari esercizi commerciali.
Ma per le strade, a sciamare, frotte festanti di preadolescenti e di adolescenti, alle prese come sempre con le loro diavolerie tecnologiche o a ronzare con i loro assordanti ed ammorbanti motorini.
E la Scuola, quella con la lettera maiuscola? O meglio, le scuole della città di ********* o le tante scuole della città di *********, per quali motivi hanno anche in questa occasione rinunciato ad un loro compito primario, ovvero quello della formazione della identità e del riconoscimento in essa di tanti futuri cittadini?
Un’occasione mancata, una delle tante che la Scuola, ovvero le tante scuole di questo Paese, non colgono per formare più che per istruire. A cosa è servito lasciare per le vie della città di ********* tante giovani coscienze nell’ora di certo più solenne, rinunciando di fatto a fare interiorizzare un avvenimento straordinario nella sua drammaticità?
Quanto avrà pesato nelle decisioni delle singole istituzioni scolastiche della città di ********* la opportunità di “ godere “ di una riduzione del proprio orario di servizio?
E quanto costerà in termini di crescita della coscienza collettiva dei preadolescenti e degli adolescenti della città di ********* questa opportunistica decisione di fare sciamare i ragazzi per le vie cittadine , mandandoli a riempire le salette dei videogiochi, i viali dei pubblici giardini cogliendo questa come una qualsiasi occasione di “ svago “ ?
E’ in questi termini allora che i tanti operatori scolastici delle tante scuole della città di ********* si sono posti di fronte ad un così vasto sentimento di dolore che ha invaso il Paese e che le affannate cronache televisive hanno fatto entrare in tutte le case a tutte le ore, dal giorno tragico di Nassiriya?
La speranza è che quanto osservato si sia verificato solamente in alcune scuole della città di ********* e che nel resto del Paese la Scuola, ovvero le tante scuole, abbiano sentito la necessità, il dovere direi, di trattenere i giovani e con essi interiorizzare e metabolizzare un sentimento di dolore che, se svuotato di quelle operazioni proprie degli educatori, famiglie o insegnanti che siano, renderà tutto più vuoto nella coscienza collettiva e farà allora affiorare solamente la retorica più becera e patriottarda che non aiuta a capire ed a considerare i fatti e gli avvenimenti degli uomini.
Rinunciando la Scuola a priori, per calcoli opportunistici, a privilegiare la formazione delle giovani coscienze e verso di essa indirizzare tutte le sue migliori energie, tutto rientra in quel panorama desolante del nostro Paese che un grande, Indro Montanelli, così ben descriveva nel libro-intervista “ Soltanto un giornalista “:

“ ( … ) Questo Paese è quello che è – ignorante, superficiale, capace di qualche effimero furore, ma non di veri e propri sentimenti e risentimenti morali - perché così l’ha fatto la scuola ed è la politica che ha fatto la scuola così. ( … )”


Aldo Ettore Quagliozzi


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