Insegnanti, attenti al buon senso!
Arturo Ghinelli - 19-11-2003
Gli insegnanti, è noto, sono privi di buonsenso, sarà forse per questo che hanno accolto male il progetto ”Buonsenso per la scuola”.
In effetti si tratta di un documento noioso, che ha risvegliato il mio interesse solo quando sono arrivato al punto 3.3, intitolato in modo opportunistico “La questione insegnante”, quando si sarebbe dovuto intitolare“Il problema degli insegnanti”, perché infatti sono visti come un problema non come una risorsa. Infatti essendo un documento bipartisan è stato scritto da gente di destra e di sinistra (G.Bertagna il pedagogista della Moratti e V.Campione ex portavoce del Ministro Berlinguer, tra gli altri) unite, perciò orfane di un nemico, che hanno trovato un ottimo capro espiatorio negli insegnanti, che intralciano i loro progetti di riforma. Gli autori affrontano il problema”con estrema chiarezza e sgombrando il campo da illusioni di tipo salvifico”.
Non c’è salvezza per gli insegnanti e giù per le tre pagine a loro dedicate i più triti luoghi comuni,quelli per intenderci da Bar dello Sport. Si condannano “le scelte del passato che hanno portato ad un aumento fuori misura del numero dei docenti, introducendo variabili didattiche (Tempo pieno, il tre su due dei moduli?) legate solo al desiderio di mantenere il livello occupazionale; con una retribuzione parte in denaro e parte in tempo”(ecco i tre mesi di vacanza di cui si parla al bar).
Secondo gli autori “bisognerebbe ridurre subito e di molto il numero degli insegnanti facendo loro capire con chiarezza che "la prospettiva deve essere quella di aprire una carriera docente nelle quale devono essere introdotti elementi di discontinuità e di rischio…… E i diritti dei docenti non possono comunque prevalere su quelli degli studenti”.
Infatti la corporazione degli insegnanti si è opposta all’autonomia, che ha visto solo come libertà di insegnamento, e all’innovazione tecnologica, che ha giudicato solo un grande affare.
Inoltre bisogna definire lo stato giuridico per via legislativa e non con la contrattazione sindacale, altrimenti gli insegnanti faranno sempre i furbi e avranno, come Bertoldo, la possibilità di scegliere l’albero più piccolo a cui essere impiccati. Non vanno salvati perché…”E’ astratto pensare che gli insegnanti accettino di subordinare il proprio interesse corporativo al bene comune”.
E’ lecito forse pensare che lo facciano ex sottosegretari od ex assessori alla P.I.? O è più lecito pensare che stiano facendo tutto questo per ritornare ad avere il posto momentaneamente perso?
Io penso che lo facciano in modo bipartisan così il proprio interesse è assicurato due volte contro gli imprevisti del futuro. Non posso perder tutto solo perché hanno perso le elezioni, chiunque vinca io torno al mio posto, il mio interesse in questo modo è garantito comunque.Tuttavia i nostri eroi sono riformatori avveduti che hanno ben presenti le abitudini e le scelte consolidate della gente, ed hanno scelto di non correre il rischio dell’impopolarità, ma quando non possono perseguire ciò che è giusto, non disdegnano di migliorare ciò che è sbagliato.
Infatti pur essendo ben consci che sarebbe giusto ridurre subito e di molto il numero degli insegnanti; poi dividere quelli rimasti in categorie pagate diversamente e solo allora si potrebbero “introdurre meccanismi premiali per i migliori”, pur sapendo tutto questo hanno ben presente che gli insegnanti, insieme alle loro famiglie, sono una fetta consistente dell’elettorato, quindi non si possono scontentare come hanno appreso dalla lezione magistrale dell’ex ministro Berlinguer.
Pertanto invitano alla gradualità, alla concertazione con i docenti e le loro organizzazioni, alla non improvvisazione.
Del resto, dico io, basta portare pazienza alcuni anni e “il problema insegnanti”si risolverà da solo. Infatti dai dati in possesso della Moratti tra il 2005 e il 2007, (se non ci si mette di mezzo Maroni) dovrebbero andarne in pensione un bel po’, perciò basterà non sostituirli e obbligare chi resta a fare anche le supplenze e il gioco è fatto.
La pazienza premia i migliori,sembrano dire i nostri autori pieni di buon senso.


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