Addio al percorso
Agnese Fratini - 18-11-2003
Invito chiunque a riflettere sull'iniziativa del Ministero rendendo pubblica la mia rinuncia.

Al Preside del Liceo Scientifico
“G. Berto” - Vibo Valentia



Io sottoscritta Fratini Agnese, docente di storia e filosofia presso codesto istituto nonché corsista del Percorso Formativo B inerente il Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, rinuncio a frequentare suddetto corso pur avendo partecipato lo scorso anno scolastico agli incontri che si sono tenuti nell’istituto “G. Berto”. Tale decisione fa seguito ad una serie di riflessioni e considerazioni di cui segue l’elenco:

- il progetto, pur valido sulla carta al momento della lettura e che aveva suscitato in me curiosità e aspettative di rinnovamento (per una scuola sempre più indirizzata all’auto-referenza in cui la valutazione dei risultati è spesso affidata agli stessi esecutori dei progetti), dal punto di vista pratico ed effettuale ha evidenziato la vacuità delle intenzioni, trascinandosi poi nel concreto in sedute che hanno confuso volontariamente il virtuale con la realtà e hanno reso immaginifica l’aspettativa stessa;
- la volontaria commistione tra docenti di scuole di diverso grado ha impedito una discussione sui contenuti nonché sulla sostanza di ciò che costituisce la ragion d’essere della tecnologia che, a mio parere, non costituisce una realtà in sé ma assume significato solo in relazione ad un’arte a cui la stessa viene applicata;
- quell’arte è, nello specifico, in primo luogo essere ( e non far finta, come qualcuno erroneamente ha inteso), in secondo luogo sapere che si quantifica non sulla base dei “contatti” o delle “connessioni” ma sulla capacità di comprendere ciò che è (nel caso specifico l’universo scuola) senza infingimenti o rappresentazioni virtuali;
- la scarsa efficacia degli interventi di istruzione e formazione, a diversi livelli (le varie classifiche europee ci vedono sempre, quanto a risultati, nelle ultime posizioni), sono sintomo di una difficoltà che la scuola italiana ha più volte tentato di superare: il metodo applicato in questi ultimi anni ha portato ad un progressivo allontanamento dagli obiettivi minimi e le tecnologie, anziché consentire una lettura del passato per individuare il tessuto su cui elaborare il futuro, hanno pensato, grazie ai loro operatori a volte inconsapevoli, di poter svolgere non solo il compito relativo all’ambito applicativo ma anche quello della propria auto-fondazione (la tecnologia che si applica a se stessa), fornendosi contenuti virtuali con il quali hanno “modellato” un futuro tutt’altro che rassicurante;
- aggiungo inoltre che fatico ad individuare oggi la “stanza dei bottoni”, perché questi operatori, che agiscono in fotocopia, hanno ciascuno la password d’accesso al sistema e il caos regna sovrano: come professionista mi illudo (spesso i consigli di classe mi riportano alla realtà) che la mia azione sia sinergica rispetto ad un “progetto” (oggi la parola suona quanto mai funesta) collettivo che miri agli stessi obiettivi e persevero nell’impegno, accollandomi il rischio della coerenza.

Nella convinzione che la frequenza al corso risulterebbe di scarsa utilità ai fini della mia professione, presento formale rinuncia come corsista e cedo a qualcuno meno disincantato la postazione (peraltro ambita) come referente del liceo scientifico “G. Berto”, augurando agli ex compagni di classe virtuale un buon proseguimento, nella speranza che tali riflessioni possano un giorno essere smentite dai fatti.

Vibo Valentia 13/11/2003



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 Marina Fasce    - 23-11-2003
frequento il corso B, ammetto delle falle del sistema, forse non comprendo bene le tue ragioni che hai illustrato, si va sempre di corsa, ma non condivido la motivazione rigurado alla scelta di classi miste: il continuare a lavorare per compartimenti stagni non aiuta. la scuola superiore può essere distante da alcune problematiche di altri ordini scolastici, ma molti temi pedagogici e didattici sono assolutamente trasversali. dal dialogo si impara molto, inoltre la figura che dovrebbe uscire da questi corsi dovrebbe essere una fiugra di sistema, in grado di facilitare processi riguardanti l'istituto scolastico nel suo complesso, e più discipline e più ordini scolastici (vedi i dimenticati ist. comprensivi).
non nego, anzi, sottolineo la capcità dei tutor B, spesso purtroppo carente nello stimolare riflessioni di questo tipo.
mi spiace per le tue (e nostre delusioni..)
Marina Fasce

 giuliana oliva istituto comprensivo A. Manzoni di Ornago    - 23-11-2003
Sono perfettamente d'accordo con quanto la collega ha scritto.
Anche per me il percorso (ho frequentato il livello A, pur possedendo già buone competenze informatiche, perché secondo la mia dirigente i tre livelli erano obbligatoriamente in successione) è stato una fatica disumana e, purtroppo, inutile.
Non ho imparato niente: si sono alternati due docenti scelti in base a criteri non ben specificati, dal momento che soprattutto il primo aveva una conoscenza dell'informatica a dir poco superficiale. Inoltre si è affermata la convinzione che qualsiasi stupidaggine acquisti dignità di "sapere" purché sia proposta col mezzo informatico.
Sono stata costretta ad assistere ad estenuanti presentazioni di lavori, lavoretti e lavorucci per bambini di tutte le fasce d'età e di una cosa mi sono convinta: leggere sullo schermo cosa sono i cinque sensi è molto più passivo che scriverlo sul quaderno con la buona, vecchia, tradizionale penna.
Non prendiamoci in giro: un maggiore apprendimento ed un più incisivo insegnamento non sono certo generati dal computer o da Internet, ma questi possono solo essere strumenti tra tanti altri inseriti in un contesto organico e disciplinato di proposte didattiche avanzate da professionisti motivati, aggiornati ed... adeguatamente pagati!

 Paolo Buccheri    - 23-11-2003
Abbasso la frequenza del corso, non solo inutile, ma di sicuro danno!
La sostanza che si stenta ad affrontare è proprio quella della ragion d'essere delle tecnologie e della loro fondazione teorica: si assume che il tecnologico è positivo in sè, purchè nessuno rompa con domande ritenute inopportune!
Condivido, hai fatto una scelta intelligente e coraggiosa.

 calogero passarello    - 24-11-2003
Carissima Agnese,
dal tuo sfogo, presa di posizione emerge la delusione per un'occasione mancata, ovvero quella di avere un'opportunità di incidere su modelli didattici datati (non tutti) rispetto non solo alle tecnologie ma anche al nuovo pensiero pedagogico sul modo di apprendere degli allievi. Mi dispiace sinceramente che il vostro tutor non vi abbia fatto cogliere il nuovo che c'è nella proposta, se vuoi ridondante, della circolare 55 per i percorsi A e B. Perchè nella proposta c'è del nuovo basta leggere i materiali che si trovano sul sito dell'INDIRE, moduli 9,10,11,12,13e 14, in essi non c'è solo la solita tecnologia che si autoreferenzia ma anche proposte didattiche concrete. Il corso non è solo in presenza ma anche a distanza, come indicato dalla circolare. Quindi se i tutor non erano all'altezza, lo sono i materiali di primordine pubblicati su INDIRE, prodotti da molti ricercatori che vivono a contatto con la scuola.
Questo corso è un'opportunità per cambiare una scuola che per aumentare la sua qualità ha visto aumentare la quantità di nozioni negli ambiti disciplinari. La ministra che governa la scuola e da censurare per tutti i suoi atti , ma come la mitica Falcucci (PNI), ha investito denaro per formare i docenti, questo nella scuola avviene raramente. Peccato hai perso un'occasione di riflessione e di confronto con i colleghi.
Calogero Passarello I.M.G.Agnesi di Milano

 angelo rapisarda    - 27-10-2004
Brava!

a volte è doloroso, ma bisogna denunciare sempre quello che succede di negativo e/o perverso, specialmetne quando di mezzo c'è l'educazione e la formazione degli alunni.

Se fosse possibile e non fosse troppo complicato, gradirei avere un riscontro diretto con l'autrice della lettera aperta.

angelo rapisarda
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