Dal disagio al coraggio di mettersi alla prova
Aldo Ettore Quagliozzi - 19-11-2003
E’ questo un ritorno che fa seguito al mio ultimo intervento postato in rete dal titolo “ Divenire insegnanti efficaci”.
In verità mi sarei atteso una rigogliosa messe di interventi, e giusto ne faccio ritorno per una gratificazione a quei pochi navigatori che hanno trovato interessante soffermarvisi ed offrire un proprio contributo.
E vi ritorno non tanto per il poco successo riscontrato della proposta fatta, forse meritato, quanto per la profonda convinzione che mantengo per la quale gli insegnanti non possono assolutamente, e dico assolutamente! , fare a meno di affrontare le problematiche presentate, a rischio di una sempre più pressante marginalizzazione della scuola pubblica nel suo complesso rispetto a tante altre agenzie educative del nostro Paese.
Ed allora penso di rivolgermi direttamente ai pochi navigatori di cui ho già detto, che suppongo essere insegnanti o educatori nel senso più lato, con una domanda semplice ma in pari tempo decisamente provocatoria: “ volete mettervi alla prova? E come? “
Propongo in rete un questionario che, come tutti i questionari di questo mondo, porterà via del tempo prezioso, ma penso proprio che ne valga la pena.
Esso è un questionario che ho definito di “ autoosservazione professionale “. E’ stato da me estrapolato ed adattato dalla ricerca inglese citata nel precedente articolo ed effettuata sul campo allo scopo di “ misurare “ l’ “ efficacia “ nell’insegnamento; capisco bene che questo è un tema molto poco dibattuto e “ dissacrante “ per la categoria; ma ritengo pure, per come vanno le cose nel mondo della scuola, che un attimo prestato alla analisi degli atteggiamenti e dei comportamenti possa alla fine sortire un risultato anche piacevole di scoperta ed un tentativo affinché alcune radicate abitudini e convinzioni vengano , se necessario, modificate.
Il questionario, al quale suggerisco sommessamente di dare una occhiata, spazia dalla “ autoosservazione “ delle competenze didattiche alla “ autoosservazione “ delle caratteristiche professionali, dalla “ autoosservazione “ delle capacità intellettuali alla “ autoosservazione “ delle capacità di programmare e creare aspettative, dalla “ autoosservazione “ delle capacità di guida alla “ autoosservazione “ delle capacità di relazionarsi con gli altri.
Sembra dissacrante tutto ciò? Non per niente ho ripetuto ossessivamente il termine “ autoosservazione “ : nessuno, né tanto meno il curatore del questionario, ha la pretesa di entrare nel “ vissuto scolastico e professionale “ degli insegnanti, ma non è detto che da questa “ autoosservazione “ non possano trarsi stimoli e vantaggi per uno sviluppo più consapevole della attività professionale.
Qualora poi ci si volesse fare promotori della sua diffusione all’interno delle sedi di lavoro, opera che ritengo peraltro meritoria, potrebbe realizzarsi, dalla rilevazione delle risposte, anche una “ autoosservazione collettiva “ ovvero una presa di coscienza nelle singole scuole rispetto alle problematiche, attualmente molto dibattute, del tentativo di introdurre parametri ed indicatori di valutazione professionale da cui fare dipendere, in un futuro non molto lontano, anche eventuali differenziazioni retributive e di carriera.
Ed allora buon lavoro.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 18-11-2003
Ma la stragrande maggioranza degli insegnanti italiani accettano di rimettersi in gioco? Io ho un parere molto negativo a proposito.

 Ilaria vietina    - 25-11-2003
La riflessione proposta mi è parsa molto utile, il questionario presentato mi aiuta a riprendere varie cose su cui tento di lavorare ma che spesso trascuro per la fretta e la notevole mole di lavoro. Rileggerle in questa forma mi sembra decisamente utile. Ne farò sicuramente uso, perchè consideroil mettersi alla prova come una "ri-carica" di motivazione e di professionalità. grazie