Dalle funzioni strumentali alla figure di sistema
Cosimo De Nitto - 17-11-2003
A me va bene cominciare a parlare di "figure di sistema".
Sono d'accordo con gli amici che nella lista dw-fs@yahoogroups.com sostengono sia arrivato il tempo di parlare di figure di sistema. Forse è tempo di fare un salto in avanti e mettere i piedi nel piatto. Ad una condizione: la nostra consapevolezza che la questione delle figure di sistema è destinata a provocare, da un lato, profonde ed ideologiche avversioni in determinate correnti di pensiero politico e sindacale, dall'altro provoca uno spiazzamento in chi pensa alla scuola come un'azienda in cui chi comanda è amministratore delegato, se non proprietario, e altre figure intermedie (di alto profilo!) non generate per emanazione ed investitura dall'alto, sono difficilmente inquadrabili nello spoils system.

Si ritiene matura la situazione per mettere all'o.d.g. l'istituzione di figure di sistema? Facciamo pure questa provocazione, sapendo che con questo mettiamo al centro della riflessione e del dibattito non nuove gerarchie, non nuovi collaboratori, ma la qualità di una scuola che può-deve ripensare
il proprio modo di essere e funzionare, e di rapportarsi con il più generale contesto storico e sociale in cui essa è chiamata ad operare.

Da dove cominciare?

Secondo me da una riflessione profonda su che cosa significa insegnare oggi, alla luce anche dell'evoluzione delle scienze cognitive, dei linguaggi e dei modi di comunicare, di relazionarsi tra le persone, in genere, e nello specifico delle relazioni formative.

Per esempio, non molto tempo fa, (ancora oggi per la verità, purtroppo) si pensava che insegnare ed apprendere consistesse sostanzialmente nello "spiegare" da parte del docente e nel memorizzare da parte dello studente, conoscenze specifiche di natura disciplinare. Chi oggi, tranne questo ministero credo, potrebbe sottoscrivere un'idea del genere senza negare i progressi e le scoperte delle cosiddette scienze umane da almeno 50 anni a questa parte?

Che cosa deve sapere e saper fare l'insegnante oggi per essere all'altezza dei tempi?
Basta un po' di Inglese ed un pizzico di Informatica per vincere la sfida dei tempi?
E questo sapere e saper fare è possibile che sia interamente a carico del docente, senza che questi possa fruire di supporti specialistici validi per portare a termine l'impresa(!) del successo formativo?

Questo ministero la sua risposta l'ha data, credo, semplificando, come spesso gli/le capita.
Ha riversato, elementare Watson!, tutto sull'università e ridotto il problema complesso a corsi di tipo universitario in presenza, ora anche on-line. Mi sembra, invece, che la strada da percorrere sia altra, quella delle figure di sistema, tutte però da intendere a prevalente supporto della didattica e della sua organizzazione.

Perché dico ciò? Perché mi sembra che con gli attuali orientamenti l'asse fondamentale su cui ruota l'istituzione scolastica sia sempre più lontano dalla didattica e sempre più centrato sull'amministrativo e sul gestionale, sul fare soldi e fare immagine (e carriera da parte del dirigente) per intenderci.

Se si vuole davvero fare un discorso di qualità e di innovazione, di professionalità e di efficacia formativa occorrerà riguadagnare la centralità della didattica investendo sul suo potenziamento con le necessarie risorse da mettere in campo.

Ecco, una risorsa qualificata possono essere le figure di sistema. Figure di supporto specialistico:

 non sovrapposte e non contrapposte ai docenti; rigorosamente "insieme" ai docenti;
 dotate di autonomia professionale avendo compiti ben definiti;
 integrate nel sistema didattico e degli organismi che progettano, coordinano, attuano questo sistema (collegio, consigli, dipartimenti ecc.);
 non docenti dei docenti, ma figure che collaborano per una più adeguata ed
aggiornata strumentazione ed organizzazione del lavoro;
 "amici critici" che favoriscano una continua ri-flessione sull'agito e
aiutano l'insegnante nella ricerca e sperimentazione di metodiche e pratiche
didattiche innovative e per la loro validazione (ricerca, sperimentazione, innovazione componenti "oggi" necessarie della funzione docente, "ieri" non avvertite come tali.

Credo che ci sia abbastanza carne a cuocere, per cominciare una riflessione tra i docenti e tutte le organizzazioni che a vario titolo si occupano di scuola (associazioni professionali, sindacati ecc.) per sfuggire e ribattere a quell’apparente patina di modernismo di facciata (buono per spot e campagne pubblicitarie) che nasconde un sostanziale ed ottuso conservatorismo che certo bene non fa né alla scuola né alla nostra società.



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