Lettera aperta
Giuseppe Aragno - 17-11-2003
Un pensiero fisso ed un senso di responsabilità inalienabile ci spingono a condividere la proposta che oggi riceviamo.
Una domanda diretta e forse brutale a coloro che, nel paese, dovrebbero rappresentare valori e pensieri condivisi e non barattabili.
Un desiderio di tornare a tessere i fili di quella comune coscienza che potrebbe, unica, rappresentare un diverso modo di costruire l'assetto sociale, fondato sulla ricerca della dignità umana e della miglior giustizia possibile.
Proponiamo ai lettori di far propria l'iniziativa, individualmente o sottoscrivendola nello spazio commenta oppure di dare origine ad un dibattito che vada oltre la polemica o il battibecco, seguendo il filo di una coerenza troppo spesso dimenticata (ndr)




Ai sig.ri Boselli, Castagnetti, D’Alema, Fassino e Rutelli


Tornano dall’Irak, morti o storpiati, militari italiani illegalmente inviati dal governo Berlusconi in zona di guerra, per spalleggiare truppe d’occupazione in un conflitto che ripugna alla coscienza di uomini liberi.
Insopprimibili ragioni etiche impongono ai cattolici un rifiuto categorico e incondizionato della guerra; ragioni morali non meno profonde ed un patrimonio irrinunciabile di lotte, di tradizioni culturali, di ideali che formano una identità politica, chiamano ad un rifiuto irrevocabile gli evanescenti rappresentanti del socialismo.
In un momento tragico, che pone il governo davanti a responsabilità schiaccianti, ci aspettavamo da voi un guizzo d’orgoglio, un barlume di lucidità, un gesto politicamente significativo. Voi siete invece intruppati con la maggioranza, e con essa balbettate ipocrite parole di dolore.
Voi, signori, non sapete ascoltare il Paese e non sapete parlargli: siete sordi e muti.
Voi, reduci dal “suicidio” della “bicamerale”;
voi che in due anni di opposizione siete mancati a tutti gli appuntamenti che contavano;
voi che non sapete cogliere i sentimenti veri di chi vi ha votato;
voi che avete sabotato il referendum sull’art. 18;
voi che annunciate di non voler cancellare riforme perniciose come quella Moratti;
voi che aderite supinamente a manifestazioni promosse dal governo contro lo spauracchio di un terrorismo che, se esiste, è figlio di errori politici di cui condividete la responsabilità;
voi che pensate di uscire da una spaventosa crisi della politica, ragionando di liste uniche e schieramenti, senza metter mano ai programmi;
voi, che non sapete attaccare a fondo un governo che fa cartastraccia della Costituzione ed anche stavolta gli dite di sì, stavolta che, dopo una strage, altri uomini partono per un teatro di guerra;
voi, signori, ci inducete a consigli disperati.
Non sappiamo che farcene di rappresentanti che sanno preoccuparsi solo di mostrare “cultura di governo” e perciò vi chiediamo, in termini ultimativi, di ricordarvi chi siete, quali sono le vostre radici e perché vi trovate in Parlamento.
Siete liberissimi di non dare risposte: continuerete a rappresentare voi stessi.
Siamo liberissimi di trarne le conclusioni: andremo per la nostra strada.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Antonio Monarca    - 17-11-2003
Sono sinceramente d'accordo e sottoscrivo.

 ilaria ricciotti    - 17-11-2003
"...Andremo per la nostra strada..." Quale strada? Indicatemene una che sia percorribile anche da coloro che, pur non essendo nè sordi nè ciechi credono ancora in quest'opposizione, migliore senz'altro di chi ci sta governando. Un'opposizione a volte da criticare, è vero, ma un'opposzione intelligente quando vede che chi l'ha sostenuta non è più disponibile a firmare deleghe in bianco. Ciò che voglio dire è che quest'opposizione, attaccata da diversi opinionisti di questa lista, che dimostrano di avere tanta rabbia nel cuore, se non sempre si è allineata ad una vera ideologia di sinistra la colpa è anche della base che non l'ha saputa punzecchiare, non certo con cattiveria, ma con l'obiettivo di farla migliorare. Non sopporto infatti certe frasi molto offensive nei confronti di chi, pur se a volte si dimentica di essere un politico di sinistra, è sempre più acccettabile di quello che si vanta di essere talmente liberale, che vuole ogni cosa accentrare.

Viva perciò questa opposizione,
che quando ha governato,
non mi ha mandato di certo in pallone.
Questo al contrario oggi mi sta succedendo,
perchè vedo brutture, ingiustizie e malcontento.
Certe frasi sprezzanti, non certo liberali e rispettose,
mi fanno rimpiangere la politica del centro sinistra, i suoi sbagli, ma anche le sue proposte operose.
Proposte che purtroppo non ha saputo pubblicizzare,
a differenza di chi costruisce un laghetto e fa credere che abbia costruito il mare.

 ilaria ricciotti    - 18-11-2003
A voi dissidenti, anch'io invierei una lettera , con la quale vi chiederei che volete. Che proponete. A quale pro tanta rabbia, tanta critica che non fa bene alla sinistra, soprattutto a quella maggioritaria. Volete forse che alle prossime elezioni contui a governare Berlusconi? Se no, allora perchè tanti attacchi pesanti di questo genere? Io che non sono mai stata un'attivista non riesco come semplice cittadina a capirli. So solo che essi non sono salutari, soprattutto se tramite essi si cerca di tirare dalla propria parte chi è dubbioso.
Perchè questa lettera aperta non l'avete prima invita, tramite fax o mail a quelli che voi non sopportate? Io, tutte le volte che ho posto domande e chiesto spiegazioni politiche ho avuto una risposta.

 Maria Rosaria Valente    - 18-11-2003
Su questa questione sono perfettamente in linea con le tue posizioni: sono quelle della maggioranza degli italiani.

 Pina Ruggiero    - 18-11-2003
Sottoscrivo, mentre l'insopportabile marea retorica cerca di soffocare l'indignazione. E' una tremenda delusione vedere che buona parte dell'opposizione si trova ancora una volta a fianco della maggioranza. Ma dove ci vogliono portare?
Pina Ruggiero
DSGA

 Anna Passaro    - 18-11-2003
Hai veramente ragione e mi dispiace che ci sia chi se la prenda con te, invece di protestare con i leaders dell'opposizione che, dopo aver commesso tanti errori, non hanno ancora capito che siamo stanchi di ipocrisie.

 Monte Giuseppe    - 18-11-2003
Alla tristezza per i tanti soldati morti in una guerra che non ci appartiene, all'angoscia per quello che potrebbe ancora accadere, si unisce oggi l'amarezza per l'inconsistenza di D'Alema e compagni che lasciano soli comunisti e verdi e non chiamano il governo alle sue terribili responsabilità. Ieri la morte dei nostri soldati ricadeva esclusivamente sulla coscienza di chi aveva preteso di mandarli in Irak, ma oggi la responsabilità è anche di chi dovrebbe chiederne conto e non sa o non vuole farlo. Non avrei voluto leggere ciò che scrivi, ma non posso fare a meno di condividere. Se troveremo la forza di dire tutti veramente ciò che pensiamo e faremo giungere la nostra delusione fino in Parlamento, aiuteremo questi signori a capire che avanti così non possono più andare.

 Silvana Berritto    - 18-11-2003
Una sola strada è possibile per la sinistra, quella che non si propone semplicemente di battere la destra, ma di riaffermare soprattutto i valori che ci appartengono e che la Costituzione, scritta con le lacrime e col sangue dai caduti della Resistenza, indica senza possibilità di dubbi.
Sembra che ce siamo completamente dimenticati. La verità è che essere migliori di chi ci sta governando è facilissimo. Difficile è rispondere ai bisogni della gente e questo non si fa certo schierandosi con Berlusconi e accettando di condividerne le responsabilità. Noi desideriamo che non ci siano altri morti, di nessun paese, che l'opposizione si distingua dalla maggioranza per principi e programmi. Cominciamo da questa tragedia per chiedere al governo di ritirare le nostre truppe dai territori occupati dagli angloamericani, di proporre il ritiro immediato degli aggressori dall'Irak, di smetterla di sperperare risorse per spese militari e poi dire che non ci sono soldi per la scuola, le pensioni e i contratto dei lavoratori.
Questo significa fare l'opposizione, non andare ai funerali di Stato celebrati da chi manda a morire i nostri figli.


 ilaria ricciotti    - 18-11-2003
Cari parlamentari a cui è indirizzata la "Lettera aperta" , rispondete, rassicurate, spiegate a coloro che non credono in voi e che forse ci faranno perdere nuovamente le elezioni che, a differenza di quanto sostiene qualche commentatrice, dovremmo vincere non tanto per vincere, per far dispetto alla destra, ma per far star bene la gente ed io aggiungerei per continuare a portare avanti quei programmi che sono stati spazzati via dai vincitori: vedi scuola, giustizia, sanità, televisione pubblica, inflazione, mancanza di lavoro ecc. Dato che io non conoscevo questa rivista quando al governo c'era D'Alema, sarei curiosa se qualcuno mi volesse cortesemente informare in merito ai giudizi che in questa rivista venivano attribuiti a tale governo.Se essi erano lo stesso negativi, allora veramente dimostreremmo di essere degli eterni scontenti che vorrebbero il Paradiso Terrestre, in un paese che ha una miriade di problemi ereditati dal passato che ancora non riesce a scrollarsi di dosso, ma che anzi li sta aggravando.

 francesco degli ulivi    - 19-11-2003
Non posso non sottoscrivere la tua lettera a quei signori che sono buoni solo a cercare di mantenersi le poltrone e che sono in sintonia al momento dell'aumento degli stipendi da parlamentari, mentre quei poveri cristi sono stati usati come "stuppazz ' e' cannone" per quattro miseri soldi in più che invece avrebbero potuto guadagnare partecipando ad altre lotte e senza imbracciare il fucile.
Non c'è fondo alla vergogna allorquando scopri che i signori fan di tutto per non fare il militare e lasciano alla nuova plebe il compito di difenderli in cambio di un miserabile obolo.
E anche il cardinale ci ha messo la sua allorquando ha sentenziato che non ci tireremo indietro. Evidentemente anche lui è interessato ai pozzi di petrolio di Nassiriya e si guarda bene dall'andare in prima linea imbracciando il fucile.
Questo parlamento così solidale in questi momenti, dovrebbe invece esprimere in queste occasioni le nette differenze che separano la dx dalla sx, la logica del capitale dal socialismo.
E invece il risultato è che continuano a fare bisboccia con la classica faccia bifronte di chi proclama ideali e poi si accorda sottobanco perché la polpetta calda piace a tutti.

 Nino Sergi - Intersos, Ong italiana, 23 operatori in Irak    - 19-11-2003
Sono giorni di grande costernazione, di dolore e di lutto per le vittime di Nassiriya. Giorni che hanno dato una più lucida coscienza della cruda realtà dell'Iraq con il suo crescente numero di vittime, italiane e di altri paesi occidentali ma anche e soprattutto irachene. Sarebbe forse giusto rimanere ancora per un po' in silenzio, come abbiamo fatto da quel tragico mattino, ma gli eventi non lo permettono.

Gli iracheni. La popolazione ha bisogno di aiuto. La guerra e, soprattutto il dopo guerra, ha aggravato la situazione sociale ed economica. La gente non sta bene; molti sono senza lavoro e le loro famiglie hanno difficoltà a vivere; i furti e il banditismo sono cresciuti creando ulteriore insicurezza e paura. Le misure adottate dal Governo della Coalizione non sono sufficienti, sono lente, tardive, spesso sbagliate, senza strategia, contraddittorie. Gli iracheni si sentono esclusi. Non solo le centinaia di migliaia del partito Baath e delle forze armate, messi automaticamente al bando con un'insensata e controproducente decisione, ma anche quelli chiamati a posizioni di responsabilità (talvolta nominati dalle stesse comunità locali) che vivono malamente un'assoluta subalternità alle decisioni della Coalizione, sentendosi colonizzati e impotenti. Il malcontento è crescente. Anche la presa di coscienza da parte di molti iracheni che occorra - perfino collaborando con le forze occupanti - mettere fine al terrorismo che colpisce tutto e tutti creando instabilità, morti indiscriminate, insicurezza e povertà si sta affievolendo: per paura e per sfiducia nel sostegno e nelle reali capacità e volontà internazionali. Nel complesso la gente comunque vive, con grande voglia di ricostruire, ricominciare, lavorare per un paese nuovo: non va abbandonata né delusa. Ma il tempo a disposizione per poterglielo dimostrare è rimasto ormai veramente poco.

Le forze occupanti e i loro alleati. La nuova presa di coscienza della difficoltà (e degli errori commessi) da parte della Coalizione può ora portare a quelle decisioni che, se fossero state prese prima, nel giusto momento, avrebbero potuto segnare un diverso cammino per l'Iraq. È forse anche - lo speriamo vivamente - la fine dell'arroganza. La fine cioè della fede nella forza militare come mezzo per la soluzione dei problemi internazionali compreso il terrorismo, per l'esportazione-imposizione della democrazia e, in definitiva, per la difesa degli “interessi nazionali”; la fine della negazione della supremazia della politica e dell'insofferenza verso le diversità delle posizioni di paesi alleati; la fine della tracotante convinzione di autosufficienza e del non riconoscimento delle sedi politiche multilaterali a partire dall'ONU.

L'ONU. Dopo averne negato il ruolo, umiliando l'unica Istituzione politica globale esistente, la Coalizione ne ha poi riconosciuto, nel dopoguerra, un ruolo “vitale” che, secondo la Risoluzione 1511 andrà “rafforzato”. L'ambiguità della terminologia viene oggi superata dalla nuova realtà che richiede con ancora maggiore forza una leadership per la fase di transizione neutrale, estranea cioè al conflitto e all'occupazione; leadership che solo un'organizzazione multilaterale come l'ONU potrebbe garantire, pur con le difficoltà e carenze che le sono proprie.
L'Istituzione va certo riformata e in fretta, in particolare nella composizione del Consiglio di Sicurezza, va dato più spazio al mondo musulmano oggi iniquamente sminuito, va resa più trasparente e democratica. Ma anche con i suoi tanti limiti e le sue debolezze - e forse proprio grazie ad esse - l'ONU si dimostra oggi, in Iraq indispensabile ed insostituibile.

La gestione politica della crisi irachena deve prendere il sopravvento sulla gestione militare, con decisioni che vanno prese ed attuate in tempi molto stretti e con l'acquisizione del massimo consenso interno ed internazionale, a partire dai paesi della regione.

Alle Nazioni Unite, rivalutate e politicamente rafforzate, va quindi restituito il ruolo fondamentale di pacificazione e di ricostruzione politica ed economica del paese. A loro, con il consenso dei rappresentanti del popolo iracheno, spetta di definire il mandato, l'ampiezza e la titolarità del comando delle forze di peace keeping. A loro spetta la programmazione ed il coordinamento degli aiuti, da quelli umanitari a quelli per la ricostruzione.

Presto - e non entro il prossimo mese di giugno - va costituito un Governo provvisorio iracheno dotato di reali poteri e reale autonomia, rappresentativo di tutte le componenti politiche e religiose, sostenuto dalla comunità internazionale sia finanziariamente che nella formazione e nel rafforzamento delle nuove istituzioni, isolando così le forze legate a Saddam Hussein e quelle legate al terrorismo internazionale. Al fine dello sviluppo delle nuove istituzioni civili e militari vanno inoltre recuperate tutte le capacità e le forze irachene disponibili, senza alcuna esclusione politica.

Abbiamo considerato illegittima l'occupazione militare del paese, peraltro avversata dalla maggioranza degli iracheni. Il ritiro delle attuali forze militari dovrà quindi avere luogo come atto riparatore e di formale cambiamento agli occhi degli iracheni e della comunità internazionale. Esso può avvenire però solo a seguito di una valida, precisa e condivisa strategia politica definita dall'ONU, con la piena partecipazione dei paesi dell'area e dell'Autorità transitoria irachena, che definirà anche la composizione e il mandato della forza di sicurezza e di peace keeping necessaria. Altrimenti banditismo, saccheggi, vendette, disordini e sopraffazioni si moltiplicherebbero a danno della popolazione civile e potrebbe divenire realtà l'ipotesi di una sanguinosa guerra civile.

L'Europa e l'Italia. Se esiste ancora una speranza di uscire dal caos iracheno, questa passa anche dall'impegno dell'Europa. L'Italia ha la presidenza del Consiglio europeo; ha deciso di allearsi alla Coalizione fin dalla prima ora; ha avuto i suoi morti. Si trova quindi nelle condizioni migliori per sollecitare quella volontà europea che non è ancora riuscita ad esprimersi al fine di un confronto leale ma franco con gli Stati Uniti. La presidenza italiana proponga immediatamente un'iniziativa dell'Europa, riprendendo le posizioni di Francia e Germania, per rilanciare il ruolo dell'ONU in Iraq e per coinvolgere i paesi della regione mediorientale.

Pur con la necessaria prudenza e valutando quotidianamente la realtà in cui opera, INTERSOS continua a rimanere in Iraq finché vi saranno le condizioni e finché i suoi operatori non si sentiranno in pericolo. Lo sentiamo doveroso non perché ci viene chiesto, imprudentemente e sconsideratamente, da governi della Coalizione (che così facendo rendono ancora più difficile la nostra permanenza che deve essere e apparire pienamente indipendente e imparziale), ma per dare continuità al patto di solidarietà stabilito con la popolazione irachena che rimane la nostra unica e migliore garanzia di sicurezza.

Postato da Rolando A. Borzetti

 Laura Ciarnelli    - 19-11-2003
Sono giorni certamente terribili, ma non è affatto vero che danno una più lucida coscienza della cruda realtà dell'Iraq: se così fosse, avremmo meno retorica e più politica. Vero non è nemmeno che sarebbe stato più giusto rimanere ancora un po' in silenzio. Siamo stati zitti anche troppo. Ma questo, Sergi e gli uomini impegnati con lui in Irak non possono saperlo: sono troppo lontani.
Fa piacere che esista un'Italia che lavora davvero per la pace, ma questo lascia irrisolto il problema che pone questa lettera, che non chiede risposte dai volontari e da Sergi: non sono loro che costruiscono le alternative politiche a questo governo. A rispondere sono chiamati i leaders dell'opposizione. Dichiarino che, per quanto li riguarda, gli anglo-americani sono stati ed ancora sono degli aggressori - come Saddam Hussein ai tempi della prima guerra del Golfo - che devono lasciare immediatamente l'Irak e tornare a rispettare le regole fissate dal diritto internazionale, che essi - e l'Italia che li ha appoggiati - hanno gravemente violato; chiedano formalmente che si costituisca infine quel tribunale internazionale per i crimini di guerra - un tribunale vero, non quello foraggiato dagli accusatori che non ha uno straccio di prova contro Milosevic, per esempio, ma lo tiene in galera da anni - dichiarino che la politica estera di un eventuale governo di centrosinistra sarà ispirata a questi principi e non accetterà di seguire Bush nella sua stolta guerra infinita, si distinguano anche solo in linea ideale e programmatica dal governo guidato da Berlusconi, poi si ragionerà di truppe in Irak: del come, del dove e del quando.
Se tutto questo non accade, c'è davvero qualcuno che se la sente di dire che i destinatari di questa lettera, che io sottoscrivo, non hanno anch'essi più di una responsabilità per la sorte dei nostri sventurati militari e sono una seria alternativa al berlusconismo?



 Pierina Dominici    - 19-11-2003
Come sempre Giuseppe coglie il pensiero di molti e con coraggio e fermezza manifesta il dissenso contro la politica inconsistente del centrosinistra.
Non basta essere contro Berlusconi per strappargli il governo, ci vogliono programmi e idee vive, atteggiamenti seri e responsabili. Una parte politica che non confonda la retorica del patriottismo, giocata sulla morte di persone che hanno lasciato famiglie nel dolore e nello sgomento grazie ad una guerra ingiusta che ha violato l’art.11 della nostra Costituzione, ma che abbia il coraggio di ricordare che il patriottismo non ha posto per la menzogna ed esige rispetto e lealtà per la Costituzione. Sottoscrivo Giuseppe e grazie di dare corpo a una voce etica e dissidente.

 Giuseppe Masi    - 20-11-2003
Concordo pienamente con ciò che dici e sottoscrivo senza alcuna incertezza.

 Amedeo Milo    - 20-11-2003
Con tanto rammarico e senza riuscire a capire le ragioni di certi comportamenti che mi allontanano sempre più dalla politica, aderisco. Poco fa ho saputo che l'ex giornalista Lucia Annunziata, che ora rapprensenta la sinistra alla Rai, dopo aver minacciato per mesi le dimissioni, non solo è sempre al suo posto, ma ha giustificato la censura operata nei confronti della Guzanti - forse sbaglio il nome, ma il fatto resta - con la scusa che bisogna evitare danni legali alla Rai!
Non lo vorrei proprio fare, ma sottoscrivo.

 Raffaella Oliviero    - 20-11-2003
Non c'è molto da aggiungere perché le cose stanno proprio così e la gente non aderisce in massa solo perché è stanca e avvilita. Ci stanno allontanando dalla politica, e non è che non lo sanno, no, io dico che lo sanno, ma non si vogliono mettere in discussione. Per questo, secondo me, voi dovreste insistere, raccogliere qualche firma ancora e poi mandare la lettera ai rappresentanti dell'opposizione. Voglio vedere se sono ancora disponibili a parlare con la gente con un poco di umiltà e cosa hanno da dire per convincerci che siamo noi che sbagliamo.

 Vincenzo Bonetti    - 21-11-2003
Sono anni che dal mio piccolo osservatorio di elettore inganno me stesso. Una volta mi dico che non ho gli elementi per giudicare, un'altra volta che i leaders poi ci spiegaranno. Vedrai, mi dico: i fatti daranno ragione alla prudenza. La verità è che sono anni che andiamo sempre peggio. Fino ad ieri dicevo: comunque c'è una grande differenza. poi è "scoppiata la pace", abbiamo avuto i morti, i funerali e siamo rimasti sepolti sotto la retorica. Da alcuni giorni non sono più convinto che ci sia" una grande differenza". Ci siamo messi addiritura a sostenere la proposta di Alleanza Nazionale: sostituire la bandiera arcobaleno della pace con quella tricolore. Le differenze, se ancora ci sono, sono proprio minime, perciò questa lettera aperta non riceverà una risposta: non sanno che dire. Le cose stanno così: i dirigenti si vergognano del loro passato e la base si vergogna dei suoi dirigenti.

 Arianna Anziano    - 21-11-2003
Sottoscrivo e vorrei che fossimo in tanti a farlo.

 Concetta Pindilli    - 22-11-2003
La voce di chi la pensa diversamente da voi è, per il momento, solo una voce che non sarà ascoltata.
Ma è bene che tutti voi sappiate che c'è gente che ha idee differenti da quelle che state costringendo il mondo ad accettare.
Sottoscivo la lettera aperta di Giuseppe Aragno e mi sostiene l'idea che ci siano persone che hanno il coraggio e la forza per continuare a dirvi che NON STATE RAPPRESENTANDO LA SINISTRA ma solo interessi di partito, di poltrona, di potere, usando la morte di tutti i civili colpiti da ciò che chiamate terrorismo ma che non ha niente di diverso dalla vostra guerra .... i civili iracheni non credo facciano differenza tra una macchina carica di esplosivo ed una bomba "intelligente"....compresa la morte dei carabinieri che continuate a martoriare con le vostre scelte mai direttamente partecipate e che sapete bene saranno pagate dalle solite "insignificanti formiche" che popolano il mondo.








 Antonella Di Stravola    - 22-11-2003
La priorità per gente di scuola è quella di lottare per la scuola dello Stato, ma è proprio per questo che crescono le perplessità sul centrosinistra, che in tutto i suoi atteggiamenti è morbidoe ambiguo. Sottoscrivo questa lettera aperta proprio per il significato che essa mi pare che voglia avere si "sveglia" suonata, di campanello di allarme. Insomma di chi dice: voi non potete sperare di raccogliere un consenso che si giustifica per un ragionamento di questo tipo: pittossto che Berlusconi...
Così il paese non andrebbe da nessuna parte.

 Nunzia De Marco    - 22-11-2003
Sottoscrivo, senza esistazioni.

 Antonio Monarca    - 22-11-2003
Rubo questo spazio per rispondere a Ilaria Ricciotti

Cara amica, io sono complessivamente della sua opinione. Non bisogna demonizzare questa opposizione. Certo, non ci sono paragoni tra il nostro centro sinistra e il governo neo liberista della banda BB (Bossi-Berlusconi). Sono sotto gli occhi di tutti gli sfaceli che questo governo sta combinando nella sanità, nella scuola, nell’economia, nelle politiche sociali ecc. ecc. All’estero l’immagine dell’Italia si sta sporcando, e non è certo l’espressione del pensiero degli italiani. Tuttavia dobbiamo riconoscere che questo centro sinistra sta facendo davvero poco, affinché ci sia un’inversione di tendenza. Dove stava questa opposizione quand’è passata la riforma del lavoro, quand’è passata la riforma dell’art. 18? Che cosa ha fatto per ostacolare la riforma MORATTI? Quanta partecipazione c’è del centrosinistra nello sfascio della Sanità? Stanno facendo abbastanza per la difesa degli extracomunitari, degli emarginati, delle fasce più deboli? E le pensioni? Riusciranno a non far passare l’iniqua riforma? Per quanto riguarda la questione irakena, il Parlamento ha approvato l’invio di militari in quel paese con i voti anche di una parte del centrosinistra. Ora è risaputo che in Irak la guerra non è mai finita. Ogni militare straniero è visto come un invasore. Allora, perché affiancare le truppe anglo-americane (artefici di una vera e propria aggressione) in questa sporca guerra? Ricordo che l’opinione pubblica mondiale era contraria a questo conflitto. Ora l’unica cosa che l’Italia dovrebbe fare è ritirare immediatamente i propri militari e far pressione, attraverso l’ONU , affinché il popolo irakeno possa raggiungere al più presto l’autodeterminazione senza interferenze straniere. Allora sì che potremmo aiutare quel paese. Sarebbe per noi un dovere morale. Poi bisognerebbe far capire agli americani che, se veramente vogliono il benessere dei popoli, la devono smettere con queste guerre. La madre delle tensioni internazionali, la madre del terrorismo mondiale vive in quel pezzo di terra del Medioriente, dove da circa sessant’anni arabi e israeliani si fronteggiano in sanguinoso conflitto. Solo risolvendo il problema della Palestina il mondo sarà un po’ più tranquillo. La soluzione di questo problema ce l’ha solo l’Aamerica. Ma, ritornando alle questioni di casa nostra, io credo che i nostri rappresentanti parlamentari spesso perdono di vista gli obiettivi per cui sono stati eletti; spesso tradiscono le aspettative degli elettori, spesso non riflettono la volontà della base (vedi questione Irak).
Quindi, che cosa possiamo fare noi? Continuare a criticare e a stimolare i nostri politici, magari scendendo anche in piazza in modo civile. La spinta deve venire dal basso. Tutti assieme possiamo costruire una società più giusta e più attenta alle esigenze della gente.
Saluti affettuosi



 giuseppina Ficarra    - 23-11-2003
Sono d'accordo con Giuseppe Aragno, ma anche con il commento di Ilaria Ricciotti. Come fare? Ci dobbiamo contare? Evviva: abbiamo il 5%? e ridere di soddisfazione come fa Bertinotti, l'eroe della sconfitta, quando vince Berlusconi? Ma mi piace pure quello che dice Bertinotti! Qual è la soluzione? I girotondi? E perchè non si pronunciano sulla guerra?
Io penso che la sinistra è quella che si oppone alla destra che attualmente è al governo: dentro questa sinistra bisogna lottare perchè emergano le forze e le idee migliori. E quindi tutto sommato concordo di più con Ilaria Ricciotti.
Giuseppina Ficarra

 franco ricci    - 23-11-2003
Sottoscrivo e provo pena per le obiezioni dei "ma voi cosa proponete, ma voi fate danno, non vorrete mica che"

 Franca franchini    - 23-11-2003
Allontanare la base dalla politica è funzionale a chi vuole continuare a tenere in mano le sorti del paese indisturbato.
Concordo e sottoscrivo.

 bianchini rosamaria    - 23-11-2003
sottoscrivo in pieno e non faccio commenti perchè le ferite aperte si commentano da sè

 Osvaldo Roman    - 24-11-2003
Caro Aragno,
mi trovo in una strana situazione: condivido molte delle denunce dell'elenco e altre no.
Soprattutto trovo che ne manca una fondamentale e forse un destinatario:
"voi che vi siete presentati da soli e avete fatto vincere la destra".
Se l'elenco delle denunce non si fa omogeneeo , se non indica soluzioni alternative, se non si propone di condurre una battaglia politica in tutte le sedi in cui si costruisce l'alternativa al centro destra, se propone di andare per la propria strada (Quale?), può purtroppo solo contribuire alla sconfitta di quello schieramento che, comunque si proponga e si denomini , sarà sempre positivamente alternativo, almeno in termini di difesa della vita democratica del paese, al governo attualmente in carica.
Questo ti volevo dire: a volte sono anche più indignato di te ma poi ricordo la mia storia e mi dico che occorre costruire faticosamente l'unità sui contenuti e non fermarsi mai di farlo, sapendo che se poi non ci riusciamo in pieno e neppure parzialmente dovremo in questi tempi tremendi comunque schierarci.
Osvaldo Roman

 pio    - 27-11-2003
Stanno cercando di ricattare il popolo italiano con l'alternativa: o si vota x questa sinistra o si conferma berlusconi. Non riescono ancora a capire perchè hanno perso le precedenti elezioni.
Il mio pensiero è molto semplice: Se è vero che "squadra che vince non si cambia", deve essere vero anche il contrario.

 alessandro hobel    - 30-11-2003
Sottoscrivo senza esitazioni: sono pienamente d'accordo.

 Enza Sorrentino    - 08-12-2003
Sarà un'adesione tardiva, ma è anche convinta. E' scomodo quello che scrivi, ma proprio per questo coraggioso.