Ridare speranza
Gianni Mereghetti - 15-11-2003
“Ridare speranza a chi l’aveva perduta definitivamente”. Lo ha scritto un carabiniere ferito a Nassirya ed è la risposta più semplice e più efficace a chi in questi giorni sta seminando dubbio e incertezza.
Sono andati a portare una speranza in mezzo ad un popolo distrutto da anni di dittatura e da una drammatica guerra; sono andati a costruire la pace, sapendo di avere contro non l’indifferenza, ma la vigliaccheria del terrorismo; sono andati con la certezza che la vita vale per l’ideale che la muove. E’ per questo che sono morti! Non è vero che sono morti invano, né per nulla, come una posizione pilatesca vuol fare credere!
E’ perché sono morti per un ideale più grande della stessa pace che noi tutti portiamo nel cuore la ferita e la commozione per il loro sacrificio. E diciamo orgogliosi “i nostri soldati di Nassirya”!

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 Giuseppe Aragno    - 15-11-2003
Per la storia, Mereghetti.
Sono andati dopo una guerra feroce, non autorizzata dall'ONU, una guerra che ha fatto urlare al Papa: "la terra è un cimitero!" Il papa, Mereghetti, il suo papa, che malaccortamente lei riduce a seminatore di incertezze.
Sono andati dopo che l'Italia si è dichiarata favorevole ad un'aggressione ed alleata di aggressori.
Sono stati mandati, Mereghetti, contro l'ONU, contro la Costituzione, contro i valori ideali ai quali essa si ispira.
Per la storia, Mereghetti.
Sono andati al seguito delle armate angloamericane, che hanno sepolto sotto le bombe e i missili donne, vecchi e bambini inermi, che hanno ferito a morte la speranza e che ora ne sollevano un insanguinato simulacro: la sola feroce ed incomprensibile speranza che essi possano restituire.
Sono andati agli ordini di generali aggressori.
Sono andati e sono morti, Mereghetti, come era chiaro che sarebbe accaduto. Morti Mereghetti, brandelli irriconoscibili di carne martoriata, vita spenta, paole, pensieri troncati, ed è disumano ciò che lei scrive. Lei, che ha voluto partissero e vuole che altri ancora partano. Lei, che mentre fa appello alla speranza, contribuisce a creare nuova disperazione. Al suo posto, Mereghetti sentirei per la tragica fine di questi nostri ragazzi sventurati una immensa responsabilità morale.
Non ne avverte il peso?
Io non ho la sua fede, ma non può essere divesamente: se davvero esiste, il suo Dio è disperato e, stia certo, le chiederà conto di ciò che dice.

 Giovanni    - 16-11-2003
La risposta l'ha data Aragno. Possibile che nessuno provi vergogna per quello che è accaduto? Questa mistificazione, che pervade anche il linguaggio comune, si chiama ideologia. Siamo già sull'orlo del baratro: coraggio, ancora un passo avanti...

 Gianni Mereghetti    - 16-11-2003
Sono sempre stato contro questa guerra, lo sono oggi, ma questo non toglie di un millesimo il valore di pace che ha il sacrificio dei nostri soldati!

 Pierluigi Patregnani (gigi)    - 16-11-2003
Ridiamoci Speranza!
Tante parole per dire che siamo tutti addolorati per la morte dei carabinieri e dei soldati italiani, quante di più per sostenere le tesi a cui ciascuno di noi è "ossessivamente affezionato"!
In altri casi valanghe di parole per convincere che "ho ragione io " e, infine, diluvi di parole per distruggere l'avversario, colui che non la pensa come me!
Forse non è questa la strada per costruire quella pace che tutti diciamo di volere, forse non è giusta neanche quella percorsa dai nostri governi, ma è troppo facile scaricare le colpe sui politici, quando noi non riusciamo a dire ciò che abbiamo nel cuore senza far male a chi pensa in modo diverso da noi.
Il mio cuore piange per i soldati italiani come piange (non me ne vogliate) per i turchi che passavano in una strada di Istanbul, per gli ebrei uccisi mentre erano o si recavano in sinagoga per pregare (che, per chi crede, come me, è l'atto supremo in favore della pace!).
Il mio cuore si rattrista per gli israeliani uccisi mentre sorseggiano una bibita al bar o attendono un pulman per ritornare alle loro famiglie, così come piange per i palestinesi uccisi dalle rabbiose e spesso cieche reazioni israeliane ... e potrei continuare ad elencarvi anche le guerre dimenticate da tutti .....

Ho sentito un esponente del Governo italiano lanciare la proposta di esporre la bandiera tricolore all'esterno delle nostre case.
Io ne avrei una diversa: chi le avesse tolte, rispolveri ed esponga quelle della pace, chi non l'avesse mai esposta, la comperi e la esponga, perché se la morte dei soldati italiani ha un senso, non lo ha per la patria simboleggiata dal tricolore, ma lo ha unicamente per quella pace che dobbiamo educarci a difendere sempre più con i nostri comportamenti e sempre meno con le nostre armi.
Quasi tutti coloro che scrivono e leggono queste pagine hanno un'arma migliore di tutte: l'educazione delle nuove generazioni.
Sia questa la nostra arma: aiutare i giovani a crescere nel rispetto reciproco, nel dialogo, nella solidarietà e nella giustizia.
Allora sì, lavoreremo per la pace, con le armi della pace.

 corrada    - 17-11-2003
che ci piaccia o no, siamo un esercito di occupazione, siamo in Iraq privi del riconoscimento dell'ONU. Siamo in Iraq solo perchè il nostro capo del governo e i suoi amici stanno cercando disperatamente di accreditarsi come stati satelliti degli Usa. Che ci piaccia o no quelli erano soldati, e i soldati possono morire in guerra, specie se chi li manda non si preoccupa di garantirne l'incolumità. Per carità, fate qualcosa perchè sia risparmiato a quegli uomini, a quei morti, l'estremo insulto della vergognosa retorica di questi giorni, l'ondata di emotività pilotata, il feroce sciacallaggio dei giornalisti alla ricerca dello scoop dentro lo scoop. Certo, sono stati sfortunati. Ma sono morti anche uomini e bambini iracheni che passavano di là. Credo che siamo nel mezzo di una operazione militare sciagurata e inutile. Il Medio Oriente aveva bisogno di ben altro..e ben altre sono le armi da usare contro il terrorismo...