Figli nostri, venduti, spacciati
Giuseppe Aragno - 14-11-2003
Ora sappiamo.
Meglio che ieri, meglio che sempre, ora sappiamo: di guerra si muore.
Senza disonore e senza onore, in una guerra truccata da pace, si muore e si ritorna, avvolti nella bandiera insanguinata, là dove si era partiti - ricordate? sembrano secoli e sono solo mesi - nel mare arcobaleno della pace. Quel mare che non è bastato ad impedire che accadesse. Ad impedire che accada di nuovo.
Senza disonore e senza onore, si torna, accolti della rabbia impotente e intimorita di chi non voleva che andaste via, dal delirio inferocito e dalla retorica arrogante di quanti hanno voluto, dal pallore inebetito degli eterni fiancheggiatori. Dall’ennesimo sì che scava un solco senza fine tra paese legale e paese reale ed infligge un colpo mortale alla politica: Prodi, D’Alema, Boselli, Mastella. Non ci lasciano scelta.
Figli nostri, venduti, spacciati per liberatori, ridotti ad invasori, parte d’un conto, prezzo da pagare, voi ponete alla coscienza di chi non accetta di chiudere gli occhi sulla realtà le domande terribili delle ore estreme: che ci facevamo noi là, armati – chiedete - e lontano da casa? E perché non lo avete impedito? Che ci fanno lì ancora i compagni nostri e perché non li tirate fuori dall’inferno, perché consentite?
Voi torturate le coscienze e domandate una risposta.
E noi?
Noi dovremo giungere alle risposte estreme: disobbedire. Non ci stanno lasciando scelta. Disobbedire ed ammonire con la forza del diritto: attenti, signori del palazzo, vi state delegittimando.
E se non dovesse bastare? voi domandate dalle vostre bandiere insanguinate.
Se non dovesse bastare, ragazzi, dovremo provvedere alla difesa.
Legittima difesa.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Francesca Misciali    - 14-11-2003
Il dolore e l'angoscia sono troppo forti per chi, come me ha un pezzo della sua vita in quell'inferno, mio marito, il padre dei miei figli è là .A servire la patria a fare il suo lavoro, non può disobbedire, non sa disobbedire e come lui anche coloro che non ci sono più.Tante parole, ma quante sono veramente per loro?

 Giuseppe Aragno    - 14-11-2003
Tutte, signora Misciali, tutte quelle che ho scritto. Se il dolore e l'angoscia che prova non le impediranno di rileggerle, non farà fatica a sentirlo: un ragazzo che ho visto crescere è lì.
Lasci perdere, la patria, signora, che non c'entra e della quale le parlerebbero probabilmente anche gli iracheni. Noi siamo in Irak a fianco di un esercito di invasori.
Aggressori, signora, contro le leggi del nostro paese. E' triste, ma è così. E se com'è comprensibile, suo marito non sa e non vuole disobbedire, sia lei a farlo, protesti, signora. E' il solo modo che ha per aiutarlo.

 Pierina Dominici    - 15-11-2003
Ogni volta che muore un soldato, in una delle tante guerre in giro per il mondo, a me torna in mente mio padre che la guerra l'aveva fatta sul fronte greco-albanese e per questo non amava parlarne.
Era sopraffatto, ancora dopo cinquant'anni, dal dolore e dallo sgomento di aver visto cadere intorno a sè amici e commilitoni con cui aveva condiviso fino un attimo prima parole, pane e sofferenza. L'unica cosa che ripeteva era: "la guerra la deve fare chi comanda".
Come unico antidoto per fermare ogni guerra.