Qui qualcosa non quadra
Vittorio Delmoro - 10-11-2003
Per l'importanza del tema trattato, riportiamo l'intervento di Vittorio sulla manifestazione del 29 , apparso la scorsa settimana tra i commenti per esigenze tecniche.
Come lo stesso autore si augura , speriamo che sulla questione (forse decisiva per le sorti della Riforma) si apra in fretta un dibattito tale da permettere in breve tempo una comune conclusione.
Grazie come sempre a Vittorio per l'acutezza delle analisi e la puntuale collaborazione! [red]



Prima di tutto i fatti.

Circa un mese fa, dopo la riuscita mobilitazione a difesa del tempo pieno e prolungato svoltasi in numerose città, il tavolo bolognese che aveva promosso l’iniziativa ha offerto un ulteriore appuntamento di carattere nazionale a tutte le scuole a tempo pieno e prolungato d’Italia proprio a Bologna per il 29 novembre.

Successivamente, dopo lo sciopero generale del 24 ottobre, le confederazioni sindacali hanno promosso pure loro una manifestazione nazionale a Roma in difesa della scuola pubblica per lo stesso 29 novembre.

Quando la notizia è uscita ho pensato ad un equivoco, oppure ad una scelta consapevole, in attesa di unificare le due iniziative.

Infatti al tavolo bolognese siede pure la CGIL, organizzazione che promuove la manifestazione romana; per cui era naturale prevedere che nel giro di qualche giorno la manifestazione bolognese sarebbe confluita in quella romana, presumibilmente molto più vasta ed incisiva.

Sono quindi rimasto qualche giorno in fiduciosa attesa di questa notizia, quando invece proprio oggi mi giunge un messaggio dal CESP bolognese che invita ad un incontro preparatorio in vista della manifestazione a Bologna del 29; mentre contemporaneamente viene messo in rete un volantino confederale per la manifestazione a Roma del 29.

Allora non capisco più niente e mi metto a formulare differenti ipotesi.

- I confederali hanno scelto la data (il luogo era ovvio!) senza sapere del precedente appuntamento bolognese;

- I confederali hanno fatto apposta a scegliere lo stesso giorno per fare un dispetto a una parte di loro stessi e agli altri più defilati a sinistra (COBAS);

- Il CESP bolognese è saldamente in mano ai COBAS che non vogliono saperne di mischiarsi con i confederali;

- Il CESP bolognese rivendica un diritto di primogenitura e non vuole lasciarselo scippare;

- CESP e confederali sono così stupidi da anteporre le proprie questioni interne ai desideri e alle aspettative di insegnanti, genitori, studenti e cittadini.

Non so a quale di queste ipotesi affidereste la vostra preferenza, ma avrete forse capito che io propendo per l’ultima, sempre che non giungano smentite sulla doppia manifestazione.

A questo punto che dire? E soprattutto, che fare?

Io ad esempio sono legato al tempo pieno e la natura mi condurrebbe a Bologna; ma la ragione mi dice che il vero scontro si giocherà a Roma, non tanto perché lì si trovi l’oggetto del nostro odio, quanto perché ancora una volta conteranno i numeri.

Qualcuno forse contesterà il fatto che 100 mila a Roma e 50 mila a Bologna sarebbe comunque uguale a 150 mila a Roma solamente; invece secondo me non è così; anzi, la manifestazione romana potrebbe essere indebolita dalla consorella bolognese e se dovesse diventare un flop (sotto le 100 mila persone), allora sì che la Moratti avrebbe buon gioco a dire e a fare quello che dice e fa (e anche di peggio!).

La scorsa primavera abbiamo sbraitato tanto per il fatto che nessuna organizzazione di massa riusciva a calendarizzare una manifestazione nazionale per la scuola, in mezzo alle emergenze della guerra; ed ora che finalmente la si fa, addirittura la si raddoppia? Troppa grazia…

Gli obiettivi delle due manifestazioni sono molto simili, quasi identici e non si capisce dunque per quali particolari motivi non debbano essere unificate.

L’avversario è uno solo, la controriforma morattiana e la politica governativa sulla scuola; i distinguo e le sottigliezze avranno il loro spazio e il loro tempo quando questo avversario sarà stato sconfitto; dunque cerchiamo tutti di rinsavire…


6 novembre 2003

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 10-11-2003
La sepazione ci condurrà tutti verso un burrone.
Se tra noi ancora ci sarà dell' incomprensione, faremo il gioco di "scone".
Se al contrario ci uniremo e non avremo idee molto contrastanti vinceremo noi..., i manifestanti.
La separazione è un brutto bubbone.
Perciò basta con le incertezze, i se ed i ma, è necessario manifestare, scioperere e non dar sfogo ai vari BLA... BLA...BLA....

 giovanni lorenzo spano    - 16-11-2003
Ma è possibile che dobbiamo sempre spaccarci
nei momenti in cui l'unità è fondamentale?
BASTA! Non ne posso più!

 annagb    - 16-11-2003
Già in condizioni normali della scuola importa poco a tutti - tranne che a quelli che vogliono farla fuori; già in condizioni normali il numero dei manifestanti viene ridotto a un terzo nelle cifre "ufficiali"; già che è strano che non si faccia uno sciopero generale per la scuola, almeno cerchiamo di stare tutti insieme, noi dell'istruzione pubblica. TUTTI!