breve di cronaca
Tempo pieno: effetti speciali del Miur?
Scuola Oggi - 06-11-2003


Nuovo colpo di scena nella telenovela “Tempo Pieno sì, Tempo Pieno no”. Dopo che perfino Il Sole24ore, autorevole organo della Confindustria, come ScuolaOggi ha fedelmente riportato, aveva scritto della prossima inevitabile scomparsa del Tempo Pieno, adesso, dopo mesi di estenuanti dibattiti congetture illazioni, ecc. ecco che il MIUR “interpreta se stesso”.
Nel sito del Ministero infatti è comparso il testo dello schema del decreto legislativo con il “commento”, passo per passo, dei vari commi dei vari articoli.
E’ la prima volta che ci capita di leggere un testo normativo con “spiegazione acclusa”, inframmezzata nel testo. Evidentemente qualcuno, al MIUR, ha ritenuto che gli articoli di legge di per sé non fossero sufficientemente chiari, dessero adito a diverse possibili interpretazioni e - invece di intervenire riscrivendo o proponendo modifiche agli articoli stessi - ha pensato bene di aggiungervi un "commento ufficiale" con le opportune delucidazioni.

Il punto critico in particolare era il comma 3 dell’art. 7 “Attività educative e didattiche” della scuola primaria (e, di concerto, il comma 3 dell’art.10 sulla scuola secondaria di primo grado), che dice testualmente “L’orario di cui ai commi 1 e 2 non comprende il tempo eventualmente dedicato alla mensa”. La lettura "combinata" del dispositivo dei tre commi faceva inequivocabilmente propendere per la "fine del Tempo Pieno" (sia come orario scolastico di 40 ore, mensa inclusa, che come modello organizzativo-didattico).
Ora, nel commento “ufficiale” del comma 3 ci si premura di dire che: “Il tempo eventuale dedicato alla mensa non è compreso nell’orario obbligatorio e facoltativo dei precedenti due commi. Con questo comma si vuol significare che il tempo dedicato alla mensa è un tempo variabile legato alla richiesta delle famiglie ed aggiuntivo rispetto all’orario obbligatorio e all’orario facoltativo. Tale tempo oscilla in relazione alle predette opzioni fra le 5 e le 10 ore. In questo senso il tempo scuola raggiunge, nella sua massima espansione, le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno degli alunni. Questa formulazione è la stessa utilizzata per la scuola elementare in occasione della precedente modifica di ordinamento (legge 148/1990), definito dal comma 7 dell’articolo 131 del Testo unico, recepita dal Ccnl 94-97 che ricomprende il tempo di assistenza alla mensa tra le attività obbligatorie della funzione docente.”

Per ulteriore chiarezza inoltre, poiché da più parti si poneva la domanda “chi assiste gli alunni durante il tempo mensa se esso è considerato fuori dall’orario scolastico?" e ancora: “quale sarà l’effettivo organico dei docenti e per quale tempo scuola?”, si precisa che: “Alla definizione dell’organico di istituto concorrono la quota oraria ordinaria, quella facoltativa opzionale e quella derivante dal numero dei rientri previsti che comprende il tempo dedicato alla mensa. L’assistenza educativa alla mensa verrà, quindi, affidata ai docenti. Ne deriva che il tempo scuola per gli alunni non subisce alcuna variazione rispetto all’esistente. La vera novità introdotta attiene alla possibilità di far ricorso a contratti di prestazione d’opera da parte di esperti esterni, di cui andranno successivamente individuati i titoli, per assolvere, nell’ambito del curricolo opzionale, ad offerte formative di natura specifica non riconducibile al profilo professionale dei docenti.” (v. commento del comma 4).

Insomma: verranno assegnati all'organico delle scuole tanti docenti quanti ne servono per garantire il tempo scuola complessivo degli alunni (quindi: orario base “obbligatorio” di 27 ore + orario “facoltativo” di 3 ore + eventuale tempo mensa “aggiuntivo”, 10 ore per il tempo pieno). L’assistenza in mensa sarà gestita dai docenti, come ora, così come prevede il Contratto 94-97 per le attività rientranti nella funzione docente.

Quindi, appunto, “nessuna variazione rispetto all’esistente”: il Tempo Pieno ci sarà ancora, con buona pace di chi ha sostenuto il contrario, facendo dell'inutile allarmismo. Tutto bene quel che finisce bene, allora ? Ci resta qualche (residuo) dubbio.
Quale Tempo Pieno resta? Come si concilia, sul piano organizzativo e didattico, l'insegnante tutor con gli attuali due docenti contitolari delle classi a Tempo Pieno? Cosa resta del T.P. come "modello didattico-educativo unitario" se si vengono a prospettare ben tre diverse "opzioni" orarie (orario obbligatorio, orario facoltativo, orario aggiuntivo)?
Insomma le preoccupazioni sulle sorti del T.P. non erano e non sono del tutto infondate. Che si sia trattato di un’allucinazione collettiva, per cui migliaia di docenti, genitori, qualche dirigente scolastico estremista, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, le Confederazioni sindacali, associazioni professionali serie come il Cidi, l’Andis, ecc. hanno avuto le visioni, sentito le voci o preso lucciole per lanterne? Oppure, ancora, l’ennesima invenzione polemica e strumentalizzazione dei comunisti contro il governo Berlusconi-Moratti?

Oppure stiamo assistendo ad una vera e propria marcia indietro, a seguito delle manifestazioni di protesta e in difesa del Tempo Pieno che hanno percorso e stanno percorrendo il paese? Oppure ancora è il risultato dell'"effetto Brocca” sul MIUR (dopo il recente convegno dell’UDC), sempre sull’onda di queste mobilitazioni diffuse?

Con questo “governo del MIUR” non c’è da sorprendersi più di nulla: chissà cosa può ancora saltar fuori dal cappello… Quello che ci sembra stupefacente è che adesso si indichi come "la vera novità” introdotta (vedi sempre il commento al decreto) la possibilità di far ricorso a contratti di prestazione d’opera da parte di esperti esterni, nell’ambito delle attività opzionali previste. Il ricorso ad esperti esterni nelle scuole milanesi (vedi ad es. per attività di animazione musicale, animazione motoria, ecc.) è già una realtà diffusa, da anni. Non ci sembra peraltro una grande “innovazione”: è piuttosto un modo per colmare lacune e vuoti nelle scuole (non essendovi, nella gran parte dei casi, queste risorse e/o competenze “specialistiche” all’interno della scuola, si ricorre all’esterno, utilizzando i fondi per l’autonomia o contributi da parte dei genitori). Spacciare questo per “la vera novità” e per elemento innovativo e rivoluzionario ci sembra francamente eccessivo. Ma sicuramente non è finita qui. Chissà ancora quali sorprese e quali “effetti speciali” ci riserverà il MIUR. “Panta rei” diceva Eraclito, “non è possibile scendere due volte nella stessa acqua di un fiume”. Sbagliava: qui si sta dimostrando che invece è possibile.

Dedalus

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