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Il Giorgione
Kataweb.it - 06-11-2003
A Venezia, alle Gallerie dell’Accademia, una mostra ricostruisce l’avventura artistica e filosofica di Giorgione





VENEZIA - Questa grande, insperata, mostra sul Giorgione in programma dal 1° novembre al 22 febbraio 2004 alle veneziane Gallerie dell’Accademia, nasce da una grande paura. Quella sulla conservazione della Pala di Castelfranco, la celebre, unica opera del pittore in una chiesa, messa a durissima prova negli ultimi mesi del 2001 dal sistema di riscaldamento del Duomo in cui è conservata e dalla secchezza dell’aria.



Un’opera di 200 per 152 centimetri, la Madonna in trono con il Bambino, fra san Francesco e san Nicasio (o Liberale), nata agli inizi del Cinquecento con un doppio peccato originale: tavole di pioppo tagliate in modo non “naturale”, strati preparatori poco tenaci. Già nel 1635 era definita “corrupta et deformata”. Passata la paura con un restauro complessivo, memorabile, c’era fra le mani un patrimonio eccezionale di risultati (e sorprese sui disegni preparatori che smentivano il mito di un Giorgione che dipingeva senza tracce, sulle tecniche, sui pentimenti) dovuto agli studi, alle indagini scientifiche, all’intervento vero e proprio sulla pala. C’erano i risultati di una campagna di indagini su altre opere del Giorgione di casa alle Gallerie, sulla famosa Tempesta. Alla soprintendenza speciale del polo museale veneziano è sembrato un diritto-dovere presentare in una mostra queste novità considerando che l’ultima esposizione sul Giorgione è del 1955.

Se si considera che neppure una potenza come Palazzo Grassi è riuscita a realizzare una monografica sul Giorgione, vittima di alcuni rifiuti di opere fondamentali, si apprezza maggiormente questa esposizione che riunisce nove delle 25 opere riconosciute con certezza di Zorzi da Castelfranco, vale a dire, statistica bruta, ma efficace, il 36 per cento del corpus dell’artista considerato fra i più affascinanti per qualità (e più misteriosi per gli scarsi documenti e la difficoltà di “lettura” dei dipinti, caratteristica che ne aumenta il fascino).



Giovanna Nepi Scirè, soprintendente del polo museale, ha riunito attorno alla Pala di Castelfranco le tre opere delle Gallerie e cioè la Tempesta, uno dei dipinti più citati nella storia dell’arte, la Vecchia il cui crudo realismo “rasenta e anticipa quello fiammingo”, e la Nuda; l’ unico altro dipinto rimasto a Venezia, il Cristo portacroce della Scuola Grande di San Rocco, considerato miracoloso nel Cinquecento-Settecento. Alla Nuda, gigantesco affresco di 250 per 140 centimetri staccato dalla grandiosa decorazione del palazzo del Fondaco dei Tedeschi sul Canal Grande, ha aggiunto un altro frammento dello stesso affresco (trasferito su tela). È un Putto alato del giardino delle mele d’oro, proveniente da una collezione privata inglese, restaurato e mai prima esposto al pubblico. Il famoso critico inglese John Ruskin l’aveva acquistato a Venezia nella seconda metà dell’Ottocento. La decorazione venne eseguita da Giorgione su commissione della Repubblica di Venezia e pagata nel 1508.




Mettendo a frutto il potere di contrattazione delle Gallerie dell’Accademia, fondamentali per la pittura veneziana, e i particolari legami, la soprintendente ha ottenuto dal Kunsthistorisches Museum di Vienna lo straordinario prestito dei Tre filosofie della Laura che tornano insieme per la prima volta dopo il 1955. Il primo dipinto batte probabilmente il numero di interpretazioni tipico delle opere del Giorgione: le tre età dell’uomo, tre razze umane, tre religioni o tre filosofie, o, più probabilmente, i tre re Magi. Il secondo, conosciuto anche come Ritratto femminile (forse di una cortigiana, forse un dipinto augurale in onore della giovane Laura) è doppiamente prezioso perché è datato sul retro 1506, uno dei rarissimi riferimenti temporali sicuri per la vita del Giorgione.

E la qualità genera qualità. Il museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam, solo in forza della presenza della Tempesta e dei Tre filosofi, ha concesso l’unico disegno certo di Giorgione, Veduta di Castel San Zeno a Montagnana e figura seduta che quindi per la prima volta può essere confrontato con i due dipinti ai quali viene collegato, per avere una conferma o meno delle analogie come si è sempre ritenuto (ma con le distinzioni chiarite da Giovanna Nepi Scirè nell’intervista che segue). È una sanguigna di appena 20,3 x 29 centimetri, ma essendo un disegno, e un disegno unico di Giorgione, viene trattato come una reliquia fragilissima. Rimarrà a Venezia solo per uno dei quattro mesi della mostra e per alcune ore al giorno (per il resto al buio e coperto come una creatura cagionevole di salute).





Tutto viene esposto in una sola sala delle Gallerie (la XXIII) e il colpo d’occhio è emozionante, tale che neppure un principe rinascimentale ha goduto della sua “Camera delle meraviglie”. Giustamente la mostra è intitolata Giorgione. Le maraviglie dell’arte (catalogoMarsilio).








Ma in realtà l’avvenimento è doppio perché a Castelfranco, sempre dal 1° novembre, il Comune riapre finalmente la Casa del Giorgione dove Zorzi, secondo una fonte del Seicento, sarebbe nato (nel 1477 o 1478). Una casa con impronta gotica, rimessa in sesto dalle fondamenta, restaurata, ingrandita, riportata all’onore delle norme. Ma la casa vuol dire soprattutto il fregio delle Arti liberali e meccaniche, affresco attribuito in parte a Giorgione, alto 78 centimetri e che si sviluppa per quasi 16 metri (15,88) per il quale certamente sono intervenuti degli aiuti. Anche questo restaurato e recuperato. Si tratta di una doppia fascia in monocromo di terra ocra gialla, con lumeggiature di biacca ed ombreggiature di bistro. Il tema generale è la caducità della vita e la virtù come dimensione che supera il tempo. Le arti intellettuali e meccaniche sono rappresentate da una straordinaria sequenza di oggetti e di strumenti, alternati da tabelle con scritte da autori romani e dalla Bibbia, e da medaglioni con teste di vecchi (il pensiero) e di imperatori (l’azione). Restaurati anche gli altri affreschi della Casa: una fascia decorativa monocroma di un salone, scene bibliche e i paesaggi degli studioli, opere di frescanti veneti

Ma su questa mostra del Giorgione è ora di saperne di più da Giovanna Nepi Scirè.





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