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Accendi la tv, va in onda la parolaccia
Il Messaggero - 05-11-2003
UN PAIO di anni fa, nella puntata finale di “Apostrophes”, la rubrica televisiva francese dedicata ai libri, Bernard Pivot, il presentatore, chiese a un certo numero di personaggi di indicare la parolaccia o la bestemmia che preferivano. Fanny Ardant e Catherine Deneuve raccontarono allora con totale candore che la loro parolaccia preferita era “vaffanculo”, e lo dissero, ovviamente, in italiano.
Confessione istruttiva, mi dissi guardando la trasmissione: l’italiano ha smesso di esportare parole connesse alla musica e alla vita quotidiana e comincia a diffondere parole pesanti

Del resto, chi si meraviglierebbe più, oggi, dinanzi a espressioni simili? Qualche anno fa la Corte di Cassazione annullò la condanna che era stata affibbiata a un tale che aveva chiamato “stronzo” un altro, e lo fece sulla base della dotta perizia di un linguista che assicurava che quella parola ormai non era più da considerarsi gravemente offensiva, ma andava trattata quasi come un intercalare, più o meno come “accidenti”.

Insomma, l’italiano è oggi (specie in alcune città) la lingua in cui il “vaffa...” suona. Chi ci ha portati fin qui? Un’indagine di Eta Meta Research, resa nota ieri, induce il sospetto che anche in questo campo la causa sia stata la “cattiva maestra televisione”. Ogni ventuno minuti, spiega la ricerca, da trasmissioni televisive di ogni genere viene sparata sul pubblico una parolaccia o un gestaccio. E’ facile calcolare che le voci ingiuriose sputate ogni giorno dalla tv sono poco più di sessantotto: di questo passo, in un solo mese, c’è di che illustrare tutto il repertorio delle volgarità, degli insulti e delle bestemmie della nostra lingua, dei suoi dialetti e delle sue più minuscole varietà regionali.

L’indagine si preoccupa anche di chiedere il parere di alcune decine di esperti. Non conosco i dettagli delle risposte, ma mi pare di capire che l’allarme sia generale, anche se il danno ormai è fatto. Si segnala che, a forza di riceverli da un pulpito così influente, parolacce e gestacci entreranno nell’uso comune (niente da preoccuparsi: ci sono già entrati, come ci hanno fatto capire a suo tempo Ardant e Deneuve); si paventa che questo fatto possa aumentare l’aggressività e l’intolleranza verbale (anche qui, niente paura: le città italiane sono già, per universale riconoscimento, tra le più aggressive e maleducate); infine si teme che i bambini, a forza di essere nutriti di parolacce, cominceranno a rispondere male (già fatto: è esperienza comune che dalla bocca di molti bambini italiani può davvero uscire di tutto).

Credo in sostanza che l’Italia non abbia nulla da imparare quanto all’aggressività e alla volgarità del linguaggio comune, e che la televisione, pur essendo esecrabile in questa sua sfacciata funzione di Prima Scuola dei Villanzoni, non faccia che risentire dell’aria che tira. Si osserverà che in altri Paesi il linguaggio comune non è più raffinato. In Francia, ad esempio, la “merda” (chiedo scusa, è una citazione) appare in una grande quantità di parole di uso comunissimo, dalle esclamazioni (“merde!”) ad una varietà di altre forme (“emmerder”, annoiare, infastidire; “se démerder”, cavarsi dai pasticci; “emmerde”, scocciatura, e così via), e che in spagnolo il riferimento blasfemo alla Madonna è alla base di alcune delle espressioni popolari più correnti. Ma in quei Paesi queste espressioni non arrivano ai media, non vengono usate, come da noi, da chi partecipa alla vita pubblica, non corrodono le relazioni collettive di ogni giorno.

ndr: dalla stessa agenzia, una ricerca sul linguaggio televisivo che ha fatto meno scalpore: Tv, un errore di italiano ogni 11 minuti

di RAFFAELE SIMONE
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