Ho partecipato agli Stati Generali
Gianni Mereghetti - 23-12-2001
...e vi dico che la Piazza non ci rappresenta

Ho partecipato agli Stati Generali dell'Istruzione e vorrei esprimere qualche considerazione.
Innanzitutto quello inaugurato dal ministro Moratti è un metodo nuovo per fare la riforma. Finalmente dopo anni in cui i diversi soggetti della scuola erano appositamente esclusi dal laboratorio riformistico il ministro Moratti li ha coinvolti. "Farò la riforma con voi" ha detto in avvio degli Stati Generali e poi lo ha ripetuto più volte.
L'introduzione di un metodo nuovo, quello del coinvolgimento di studenti, insegnanti e genitori nell'elaborazione della riforma, è un passo fondamentale non solo perchè così si risponde ad una giusta istanza democratica, ma soprattutto perchè una riforma la fa chi nella scuola ci vive. Aver intuito questo è segno di realismo, oltre che di consapevolezza del ruolo centrale di insegnanti, studenti e genitori dentro la scuola.
In secondo luogo vorrei sottolineare un fattore che nessun quotidiano ha evidenziato, tanto meno i servizi televisivi. Il Ministro introducendo i lavori ha detto che intende costruire "una scuola per la persona, una scuola che sappia essere attenta alle esigenze dei ragazzi, una scuola che sappia formare le coscienze e non solo disseminare conoscenze".
Questa dichiarazione, censurata dai mass-media, è a mio parere quella più importante delle due giornate romane. Una scuola al cui centro vi è la persona è infatti l'unica riforma degna di tal nome!
In terzo luogo gli Stati Generali sono risultati interessanti, perchè hanno presentato le diverse posizioni sulla ipotesi di riforma del Gruppo di lavoro coordinato dal prof. Bertagna. Ci sono state posizioni favorevoli, critiche, opposizioni nette, perfino la possibilità di inscenare stupide gazzarre; ne è emerso uno spaccato convincente del mondo della scuola, ma soprattutto l'importanza di dialogare e di confrontarsi per varare una riforma che risponda al bisogno dei giovani oggi.
Da ultimo occorre sottolineare come gli Stati Generali siano solo la prima fase del confronto. Altri passi devono essere fatti in questa direzione, il coinvolgimento deve essere il più ampio possibile, molti nodi devono ancora essere sciolti, come la riduzione a 4 anni degli studi liceali o la proliferazione di test di valutazione nazionali o la questione dei contenuti di studio facoltativi. Prima di arrivare ad una proposta di legge da presentare al Parlamento è necessario che il ministro individui gli strumenti per una consultazione reale del mondo della scuola.
Consultazione reale, perchè se è vero che i 1300 partecipanti agli stati Generali non rappresentano tutta la scuola, tanto meno è la piazza ad esprimere ciò che vuole chi ogni mattina entra in un'aula scolastica.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Marco Palone    - 29-12-2001
Caro Mereghetti, è un po' che si sente la sua mancanza nella lista di edscuola. Adesso capisco il perché: era tutto preso dalla contemplazione della nuova riforma. Mi permetto però di farle notare come il suo intervento contenga delle affermazioni di difficile dimostrazione. E' coerente che lei, mentre in passato ha espresso le sue lamentele circa la riforma Berlinguer-De Mauro, ora che governano coloro che lei ha votato esprima il suo plauso. Vorrei però farle notare come alcune sue affermazioni sono, a mio avviso, inesatte.
Lei dice che per la prima volta si tiene conto di chi opera nella scuola. Ma lei mi sa dire chi erano e con quali criteri erano scelti i presenti degli stati generali? Quale criterio è stato seguito perché la rappresentanza fosse corrispondente alle diverse anime della scuola italiana? Perché non è stato concesso lo spazio a chi 'contestava' la riforma all'interno degli stati generali?
Lei dice che è la prima volta che si consulta prima chi la riforma dovrà subirla... Ma lei lo sa che per la riforma Berlinguer-De Mauro, o meglio per alcuni specifici punti, è stato chiesto il parere degli collegi docenti? Lo sa che sono stati fatti corsi di aggiornamento mirati? Lo sa che non è stata attuata proprio perché ha 'perso tempo' a spiegare a destra e sinistra le sue ragioni? Se fosse stata attuata, passando sopra al personale della scuola, non staremo qui a discutere.
Lei dice che la Moratti ha detto che la riforma 'la faremo con voi'. Ma lei sa che il documento Bertagna era già pronto da mesi? Mi spiega in quale specifico punto la kermesse ha modificato il progetto iniziale? Che vuol dire allora che la riforma si farà insieme?
I punti che lei definisce ancora da discutere (4 anni al liceo, materie facoltative, ec...) mi sa dire come e se verranno modificati in seguito agli inetrventi?
NOn si rende conto che la riforma era già pronta e che i proclami della MOratti sono solo slogan? Lei dice che gli stati generali sono stati il primo passo in vista di una consultazione 'reale' del mondo della scuola. Allora, lei stesso riconosce che si trattava di una consultazione 'irreale', e a che cosa è servita? Qual è il risultato minimo, oltre all'evento mediatico, di questa kermesse?
Lei dice che i media avrebbero censurato una affermazione: che la riforma non vuole disseminare conoscenze, ma formare coscienze. Ma lo sa che anche la riforma Gentile lo diceva per gli indirizzi liceali? Lo sa che questo ritornello a scuola si pronuncia ogni giorno in tutte le classi d'Italia, a prescindere dai progetti di riforma? Lo sa che questa frase sta scritta nei POF e nei documenti del consiglio di classe per le classi finali? Non è stata censurata dai media, è stata semplicemente considerata per la sua banalità e per la sua assoluta vacuità. Perché ripetere un luogo comune, un'ovvietà così plateale? E poi lei lo sa che la riforma Berlinguer-De Mauro ha cercato di attuare in concreto questo valore formativo della scuola? Lo sa che con l'autonomia si parla non più di conoscenze , ma di competenze? La Moratti ha scoperto l'acqua calda.
Poi lei sfuma in coda al suo intervento sui punti da discutere (4 anni per i licei, materie facoltative, proliferazione di test valutativi), ma questi, collega, sono i punti di vero interesse, non gli slogan mediatici. E' qui che si vede la riforma non nei proclami. Un'ultima cosa, lei le ha lette le 80 pagine della Commissione Bertagna? Condivide lo spirito rigidamente selettivo che sta alla base della riforma? Ritiene che sia giusto separare così rigidamente i bravi dai meno bravi? NOn ritiene giusto che tutti (a prescindere dalla situazione di partenza) abbiano diritto ad una formazione (della persona) ? O pensa che sia giusto che già a 13 anni un ragazzino possa essere incanalato o verso la catena di montaggio delle fabbriche, o verso la vetta della cultura liceale?
Un saluto
Marco Palone

 Giorgio Dellepiane Garabello    - 30-12-2001
Ecco finalmente una voce che mi piace ascoltare, perchè se non altro non si riferisce ai commenti dei commenti dei commenti.
Sacrosanto quel criterio democratico che deve lasciare a tutti e non solo alle minoranze più rumorose il diritto di parola e di rappresentanza, cosa quest'ultima apparentemente impossibile agli strumenti di comunicazione!
Sarà per il solito motivo che chi si esprime «contro» fa più notizia di chi è «a favore»?
Saluti e auguri da un doc di Educazione Musicale.

 Valerio Marucci    - 30-12-2001
Questo articolo contiene dei falsi evidenti: al di là di ogni decisione di merito, i principi e le strutture, anche più minute, delle riforme proposte da Berlinguer e De Mauro sono state non soltanto discusse in sedi ampie e qualificate - su qualche organo di stampa ho addirittura letto che erano "troppo" ampie le commissioni di studio allora promosse -, ma riferite e discusse a cascata in tutte le sedi periferiche, comprese le singole scuole, tramite un infaticabile lavoro di mediazione e promozione di numeroso personale del ministero. Poiché ho fatto parte, anche se per pochi mesi, della commissione per la stesura dei programmi della nuova - e defunta - scuola demauriana, parlo di cose che ho visto, fatto e visto fare. La Moratti non è mai stata censurata da nessuno, e la contraddizione fra quel che ha detto e quel che vuole fare ha avuto tutte le possibilità di risaltare da sola. Per quanto riguarda la piazza, posso solo esprimere il mio personale sgomento che una categoria professionale come quella dei docenti non abbia riconosciuto immediatamente il pericolo gravissimo costituito dai principi ispiratori della commissione Bertagna - che era pure lui, non ce lo dimentichiamo, nella commissione di De Mauro: più ignoranza, più privato, più potere ai presidi, più "pedagogia" e meno scuola. Chi lo avesse capito, sarebbe stato in piazza a rubare il posto a studenti-occupanti e no global e avrebbe condotto in prima persona la protesta, senza lasciarla al velleitarismo dei Cobas
Valerio Marucci

 un Insegnante che ci vede e ci sente bene    - 30-12-2001
il suo è il punto di vista di un venduto al partito... se vuole foderarsi gli occhi e le orecchie di prosciutto... e sognare.. .faccia pure.. spero che le masse non si lascino infarcire e infagottare come ha fatto l'autore di questo articolo... così pronto ad inginocchiarsi solo perchè.. lui sì.... ha avuto l'onore di essere stato invitato alla festa della moratti... ne abbiamo avuti fin troppi di ministri che si sono travestiti da buone mamme e papà democratici solo per tirarci addosso le stangate peggiori ...... e si sono fatti affiancare solo da politicanti lecchini e servi di partito come Lei .. caro signore.. sarebbe forse Lei.. quello in grado di esprimere ciò che vuole chi ogni mattina entra in un'aula scolastica?...... ma mi faccia il piacere.. continui ad andare ai festini della moratti.. ma lasci almeno alle masse (che tutti i giorni davvero entrano in classe)il modo di esprimere il loro disgusto per questa programmata e programmatica distruzione e svendita della scuola da parte di governi di tutti i colori...
se a fianco dei ragazzi rimarranno persone come Lei io credo che si dovrà smettere di fare figli... auguri e buon divertimento con la signora moratti

 Alberto M. Onori    - 30-12-2001
Apprezzo il metodo, discuto il merito. Non vorrei che il sistema della consultazione, giusto in sé, si trasformasse presto in atto semplicemente di immagine, del tipo che alcuni presidi di destra adottavano negli anni Settanta: grandi assemblee in cui parlavano solo loro e poi tutti erano invitati cortesemente ma fermamente ad andare a casa, il capo aveva parlato.
Se son rose fioriranno... ma non sono ottimista (e nessuno sarà più felice di me se avrò torto nel mio pessimismo).

 Lino Ranzato    - 30-12-2001
Anch’io ho partecipato anche se solo da spettatore agli Stati Generali e ti dico che la piazza ci rappresenta meglio della platea.
Tu dici che quella platea tratteggia il metodo nuovo del coinvolgimento di studenti, insegnanti e genitori nell'elaborazione della riforma. Tu esalti il metodo che io chiamo della “fintodemocrazia multimediale” e questo mi fa star male.
Mi fa venire in mente il cavallo dipinto di verde nel film “la vita è bella” e ho umanamente paura, molta paura, di questi nuovi segni premonitori.

Metodo della “fintodemocrazia multimediale”.
Un esempio:
Mi scelgo un gruppetto di amici con cui elaborare la mia riforma, chiamo chi voglio intorno ad una telecamera, lascio che ciascuno esprima liberamente qualsiasi posizione (va bene tutto: accordo esaltato, accordo problematico, disaccordo civile, dissenso esplicito, protesta gentile, protesta sregolata… non importa cosa si dica, non importa che le posizioni siano già precostituite, non importa che non ci sia confronto, ascolto, elaborazione e rielaborazione di idee, basta che tutti parlino e soprattutto che tanti vedano), prometto che terrò conto di tutto quello che è stato detto, assicuro che farò "una scuola per la persona, una scuola che sappia essere attenta alle esigenze dei ragazzi, una scuola che sappia formare le coscienze e non solo disseminare conoscenze". Se qualcuno protesta e non ci sta, aspetto con pazienza un attimo di calma e poi dico suadente “anche questa è democrazia”. Sorrido, mi godo l’applauso e vado avanti per i fatti miei.
Per la democrazia ho fatto tutto, nella mia riforma c’è perfino Don Milani per ricordare che bisogna “dare di più e meglio a chi ha di meno e peggio”. Il ritorno al maestro unico è perciò coerente, la selezione precoce da esprimersi anche con il voto di condotta è giusta, il curricolo facoltativo è necessario e, fin dalla più tenera età, permetterà a ciascuno di seguire la scuola adatta al proprio grado di cultura e al proprio censo. Ho la maggioranza, tutti hanno parlato, finalmente posso decidere.

 Marco Guastavigna    - 30-12-2001
Dopo aver letto questa comunicazione, chiedero' di essere cancalleto dalla comunitè.

 Adriano Mario Burdisso    - 30-12-2001
Posso capire, in un certo modo, le dichiarazioni di Gianni Mereghetti, che ha partecipato in prima persona, almeno così dice lui, agli Stati Generali della scuola, ma non condividerle, anche se da modesto docente ho avuto la possibilità di seguirli soltanto attraverso la stampa e le informazioni (?) televisive. Le
dichiarazioni del ministro non sono altro che belle parole che, però, non indicano fatti o precise prese di posizione riguardo una questione (la scuola), in particolare quella pubblica, aperta, in base alla Costituzione, non integralmente applicata ma non ancora riformata, a tutti, senza dovere ricorrere a palliativi o strategie inventate o da inventare.
E' sicuro Mereghetti di avere descritto integralmente la realtà del simposio? Non è corretta l'informazione, data da alcuni organi di stampa, relativa a molti studenti, invitati ufficialmente, che hanno opposto le schiene alle dichiarazioni del 'Presidente' ; o quella relativa al comportamento violento e discriminatorio di agenti del servizio d'ordine nei confronti dei succitati discenti? Qual è la verità? Ai posteri l'ardua sentenza?

 LUIGI LUCIANETTI    - 30-12-2001
Si possono legittimamente discutere nel merito le proposte della Moratti ma si deve ammettere serenamente che nella forma, nei modi, nel metodo, il suo processo di riforma è per lo meno innovativo: finalmente, come correttamente fa notare Gianni Mereghetti, è stata data la voce a chi nella scuola, quella militante, ci sta davvero e non a pseudo psico-peda-socio....... cioè politici o accademici (sic!)che più che altro si divertono a parlare di scuola o a teorizzare cervellotiche, piuttosto che pseudoinnovative, ed astratte e anacronistiche rivoluzioni metodologiche e culturali!!!
I giovani in piazza?? Molto bene!!Mi dispiace solo una cosa, che mi fa molto pensare, ma perché l'anno passato, ed ancora due anni addietro, non se ne vedeva uno a fianco degli insegnanti che in massa contestavano una riforma, quella della accoppiata Berlinguer-De Mauro, che non aveva né capo né coda e sarebbe stata veramente una catastrofe per tutti!!
In mezzo ai giovani sono stati visti molti uomini politici!! Maledetto viziaccio!! Rispunta sempre l'erba cattiva (ideologia)!!!
Sui no-global, detto che rappresentano come minimo una contraddizione in termini poichè globalizzano loro stessi la protesta applicandola indistintamente a tutto e a tutti (riecco l'erba cattiva!!), non capisco , per difetto mio probabilmente, ora che cosa c'entrano!!!??
Chiedo scusa per questo logorroico mio intervento e più brevemente esprimo il mio consenso ai concetti esposti da Gianni Mereghetti.
Luigi Lucianetti

 Maurizio Fera    - 31-12-2001
Condivido le considerazioni del collega, sono contrario alle strumentalizzazioni e accolgo le novità come la creazione degli stati generali, che mi auguro diventi permanente e a livello regionale, con animo sereno e speranzoso che qualcosa finalmente cambi nella scuola.
Maurizio Fera

 vincenti salvatore    - 01-01-2002
Il mio parere non mi e' stato chiesto.Sono docente da 21 anni ed insieme ai migliaia di docenti che vanno in classe ogni giorno ne abbiamo di cose da dire e in modo consapevole. Noi ai convegni o agli Stati Generali non possiamo partecipare perche' non siamo sostituibili perche' la partecipazione deve avvenire senza oneri dello stato.Ma poi chi ha avuto diritto di parola?
Gentile Mereghetti io non mi sento rappresentato ne' dalla piazza ne' da lei.

 Franco Dore    - 01-01-2002
per quanto suggestivo possa essere il richiamo agli "stati generali" convocati da Luigi XVI per superare un momento di grave difficoltà dl paese, non credo che quelli convocati con lo stesso nome e con tutta la "pompa magna" che si conviene ad una esperta delle comunicazioni di massa siano effettivamente rappresentativi della scuola italiana.

Non credo si possa dimenticare che gli organismi collegiali liberamente eletti componente per componente (genitori, alunni, docenti, ATA, Capi di Istituto e rappresentanti degli EE.LL.) siano quelli che, in base ad una legge dello Stato Italiano, effettivamente e legittimamemte rappresentino il "mondo" scolastico.

Che molti vogliano "far fuori" gli "OO.CC." attualmente vigenti è cosa nota a tutti, ma credo che in mezzo alla incertezza del diritto nella quale si trova la società italiana il meccanismo che garantisce più di ogni altro il diritto alla esistenza di ogni espressione politica (maggioritaria o minoritaria che sia in quel momento contingente) credo che sia quello elettorale.

Perchè allora, così come si è fatto nel dopoguerra nel Ministero degli Affari Interni col superamento delle competenze del Prefetto e del Podestà (analoghi per competenze ai Proveditori e Capi di Istituto in materia di Istruzione Pubblica) che istituirono le Autonomie Locali democraticamente elette (Province e Comuni), non si può pensare ad eleggere democraticamente gli organismi di governo delle autonomie scolastiche nei territori ??

Nel qual caso avrebbe senso convocare i Legittimi rappresentanti delle realtà scolastiche in ogni territorio ........ !!!!!!!

...... In soldoni, perchè nopn si provvede prima di ogni altra cosa a stabilire quali organismi debbano governare la scuola (ovvero riformare gli OO.CC.) ?????

Altrimenti ancora una volta sarà sempre il primo di turno che passa a voler decidere, non si sa bene in nome di chi, cosa fare della pur valida scuola italiana !!!!!

 prof pino arpaia, verbania    - 07-01-2002
Beh, aspettare ancora dopo 25 anni (almeno io) o 50 (la Repubblica) mi pare davvero troppo. In fondo, il vecchio governo l'aveva già fatta, e mi pare che presupposti, capisaldi, idee di fondo ecc. non siano poi così tanto distanti. La verità è che ti illudi: questi NON voglio fare niente, perchè tanto i loro figli sono a posto. In questo senso, se non è la piazza che rappresenta il pensiero degli italiani, è sicuramente la piazza che rappresenta il pensiero di sé stessa, e di quelli che senza andare in piazza non ne possono più dell'arroganza e della mediocrità dei Berlusconi, dei Bossi, e delle pie donne come la Moratti.
Come dice un saggio marchigiano: "a la sappa".
by pinone, verbania