Sopire e sedare
Anna Pizzuti - 31-10-2003
Le pareti dei corridoi della mia scuola sono tappezzate da manifesti di un rassicurante color verde (lo dicono gli psicologi, il verde toglie l’ansia) che sintetizzano la riforma: un po’ di inglese, un po’ di informatica, un po' di tutor, studiare tutti fino a 18 anni (sic) qualche stage e tanta bontà.
Se li vedesse Montesquieu, pensavo leggendoli, scriverebbe qualche Lettera persiana in più, sulla scuola italiana e sulle sue riforme.

Ma anche su noi insegnanti: che dobbiamo essere solo sopiti e sedati. Come se poi non sapessimo leggere le varie finanziarie e, soprattutto, non ne stessimo verificando gli effetti.

E’ ugualmente il verde a predominare in un pesantissimo file pdf a disposizione dei più pazienti tra i rari frequentatori del sito del ministero.

Dopo mezz’ora di attesa, ecco comparire, finalmente Le parole di una scuola che cresce

Lettura interessante. Allietata dalle solite immagini di bimbi e giovani felici in scuole bellissime, che interrompono il testo, così possiamo far riposare la mente, affaticata da tanti pesanti concetti.

E sopiti e sedati, possiamo anche non accorgerci di incongruenze e contraddizioni.

Come queste.

La spiegazione dell’alternanza scuola/lavoro termina con questa affermazione:

la nuova formula di alternanza scuola-lavoro...... apre anche agli studenti dei licei.

Lo cantavano anche le mondine "non porta macchia il simbol del lavor".

Ma subito si teme che i liceali e le loro famiglie possano spaventarsi, ed ecco che alla voce Sistema dei licei, ci si affretta a rassicurarli:

i licei curano soprattutto una educazione a carattere teorico,mentre il canale formativo dirimpettaio (oddìo, ho pensato quando ho letto, il al Miur sanno proprio tutto, anche che l’ Istituto professionale in cui insegno è VERAMENTE dirimpettaio di un Liceo scientifico n.d.r. ) accentua la funzione delle conoscenze e delle abilità di carattere teorico-pratico. La differenza tra i due canali non è però così netta da privare del tutto i licei di forme e strumenti di apprendimento che completino,in alcuni casi, l’ insieme delle conoscenze teoriche con sia pur brevi e saltuarie applicazioni a esercitazioni pratiche..

E ancora. La spiegazione del concetto di anticipo - all’interno della quale viene detto, come se nulla fosse, che la differenza di età che si potrebbe riscontrare tra i bimbi anticipatari e quelli postcipatari all’interno di una classe potrebbe essere al massimo di un anno e sette mesi – è interrotta da un’ennesima immagine, dopo la quale, compare questo concetto che mi riesce difficile inserire nell'ambito nel quale è collocato:

la legge n.53/2003, oltre a usare l ’espressione obbligo scolastico (ma dove? Ma quando mai?), parla anche di diritto all ’istruzione e alla formazione, e di dovere legislativamente sanzionato della fruizione della correlativa offerta di istruzione e formazione.La scelta dei termini è tesa ad affermare una concezione del rapporto del cittadino con i pubblici poteri rispettosa della sfera di libertà del primo e aliena da impostazioni autoritarie di matrice statalista,i n contrasto col principio di sussidiarietà.

Errore tecnico dell’estensore? Problemi del mio browswer? Confusione mentale?

Personalmente, propendo per quest’ultima opzione.

Basta leggere infatti la voce sul diritto-dovere all ’istruzione e alla formazione, che inzia così:

il principio di «diritto-dovere » sancito dalla legge di riforma all ’art.1,comma 3, assomma in sé due aspetti fondamentali:il diritto personale di ciascuno all ’istruzione e allo studio, e il dovere di tutti a concorrere al bene comune, quello dell ’istruzione

E che, dopo i soliti tentativi di spiegazione, termina con questa stupefacente affermazione:

la durata del nuovo diritto sarà di almeno dodici anni all ’interno del sistema di istruzione o fino al conseguimento di una qualifica all ’interno del sistema di istruzione e formazione
professionale, comunque entro il diciottesimo anno di età. Al raggiungimento di tale obiettivo l’I talia si troverà, con il Belgio, al primo posto in Europa per durata dell’ obbligo
.

L'obbligo? Lo statalismo?

Queste le perle che ho notato io. Qualcuno più attento e paziente di me potrebbe trovarne molte altre.

Non come se fosse un gioco, però. Perché il gioco è il loro: quello delle tre carte.

Ricordiamo tutti le parole – chiarissime e forti – pronunciate dal presidente Ciampi durante l’inaugurazione dell’anno scolastico all’Altare della Patria :

La Costituzione impone alla responsabilità pubblica dello Stato di istituire scuole statali e di garantire il diritto all'istruzione a tutti. È compito invece dei genitori educare i figli e trasmettere loro anche «una sfera privata dei valori”, ma di questo “ciascuno è responsabile solo di fronte alla propria coscienza”.

Talmente chiare e forti, che andavano, anch’esse sopite, sedate. Usando Ciampi contro Ciampi.

E così il pamphlet si chiude con questa citazione, scelta, ne sono sicura, perché la Repubblica – al di là delle intenzioni dello stesso Ciampi – vi appare quasi come una sostenitrice esterna della scuola e pubblica è solo l’opinione.






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