ITC, agricoltura ed agire didattico .
Gianni Rinaudo - 31-10-2003

internet, e più in generale la telematica … stanno già modificando e sempre più modificheranno i consueti scenari … di trasmissione del sapere e di diffusione dell’informazione scientifica. Situare in internet alcune specifiche competenze progettuali contribuirà certamente ad aumentare la comunicazione tra i diversi soggetti-attori e fruitori ... Una caratteristica saliente di Internet ai fini di facilitare la diffusione di informazione e formazione è la sua ubiquità… E’ possibile fruirne in modo estremamente flessibile e a qualsiasi ora…” (Da Edscuola)

La premessa è necessaria per pulire il campo da eventuali fraintendimenti che in precedenti interventi avevano impedito ad alcuni di cogliere il significato del mio dire: sono favorevole alla sviluppo delle ITC per i giovani, i ragazzi, i bambini, ma queste devono venire integrate anche con attività che sviluppino competenze nel settore primario: l’agricoltura: è per il benessere futuro, loro e della vita sul pianeta.
Non ha senso secondo me, soprattutto da parte della pubblica amministrazione, il Miur, ecc… incentivare le ITC e disattendere completamente, in particolare nella scuola di base, qualsiasi orientamento verso l’apprendimento dell’agricoltura…

Si, oggi bisogna farsi carico anche d’insegnare a coltivare.

Le ITC possono essere anche di notevole contributo per l’apprendimento delle tecniche agricole, queste però non si possono realizzare in virtuale. La rete informatica contribuisce già e da sempre a questa funzione di sviluppo dell’agricoltura, ma non è sufficiente: bisogna soprattutto insegnare a praticarla.
Ogni scuola abbia un orto, un campo, un bosco ed un giardino e se ne prenda cura.
L’agricoltura, la cura dell’ambiente, dello spazio, del paesaggio, la gestione dell’equilibrio tra terra, aria , acqua e fuoco(calore) è ciò che permetterà la continuazione della vita sul pianeta secondo standard consueti.

Se si vuole contribuire in modo non solo specialistico, ma globale al benessere si deve in qualche modo sviluppare nelle nuove generazioni la sensibilità per l’agricoltura. Insisto su questo termine e non su ambiente in quanto saper fare i contadini riporta la mente, il cervello ad una sensibilità fattuale che altrimenti non può essere acquisita diversamente. Certamente il cambio a cui stiamo assistendo, in termini paradigmatici, dei quadri di riferimento dovrebbe aiutare a riorientare questo approccio parziale alla realtà apprenditiva oggi ancora così radicato nella società contemporanea.
Il paradigma cartesiano, ancora prevalente, concepisce il mondo in unità separate, isolate, scomposte in parti. Tale modo di concepire la vita, cosmovisione, è prevalentemente utilitarista e fortemente anti-ecologico.

La visione globale del mondo invece ci porta a concepire la realtà come una rete di sistemi tridimensionale che si relazionano continuamente.
Le conseguenze del paradigma cartesiano sono sotto i nostri occhi.
Sarà molto proficuo, per il futuro, insegnare a coltivare e non solo ad assaporare, osservare e fruire dei benefici ambientali. Avere competenze e nozioni minime di agricoltura permetterà all’uomo di domani più autonomia e maggior interesse per la conservazione dell’ambiente.

Quanti assessori all’ambiente hanno capacità agricole? Quanti assessori all’agricoltura hanno capacità ambientali? La stessa divisione tra i due ministeri, ambiente ed agricoltura, indica una scarsa attenzione alla complessità della vita planetaria.
Schiere di insegnanti, anche quelli avvezzi ai corsi di educazione ambientale, specialisti in scienze dimostrano poca pratica nel settore e sovente sono in grado di riconoscere appena una decina di piante ed arbusti e pochissime sono le conoscenze e le competenze nei cicli di coltivazione, ecc..

Certamente sono molti gli adulti che praticano da anni le tecnologie informatiche e non hanno la minima nozione e pratica in agricoltura; - il mondo va avanti lo stesso- si dice, ma i risultati nella gestione della cosa pubblica, della tutela ambientale, i livelli di vita nelle nostre città non hanno mai raggiunto livelli così preoccupanti in relazione alla salvaguardia del benessere psico-fisico dei cittadini.
Non sarà facile riportare il giusto equilibrio. E’ scegliere in una prospettiva di salute, individuale e collettiva.

L’integrazione tra le tre grandi rivoluzioni: neolitica, industriale ed informatica, diviene una necessità urgente ed un luogo adatto alla sua realizzazione puo’ essere proprio la scuola, agenzia che nell’oggi incontra e prepara le generazioni future.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf