Peloso buonsenso
Leonardo F. Barbatano - 29-10-2003
Il documento intitolato Progetto “Buonsenso per la scuola. Per un investimento sul futuro" che circola in rete, sotto le sembianze di un linguaggio “bipartisan” (com’è di moda dire ultimamente) difende a spada tratta la controriforma Moratti e tenta in modo maldestro di condizionare la politica scolastica di un eventuale governo del centro-sinistra, affermando che la scuola italiana non potrebbe sopportare un nuovo punto-a-capo dopo quello attuato dalla Moratti al momento dell’insediamento del governo di S. Berlusconi. I sottoscrittori di tale documento, che più che “buonsensisti” bisognerebbe definire “buontemponi”, affermano che
“è in gioco il bene non di una parte politica, ma dei nostri giovani e con loro dell’intero Paese. La riforma del sistema educativo, che in una prospettiva organica aspettiamo da sessant'anni, non può essere ulteriormente rinviata né per motivi di schieramento politico, né assecondando gli interessi di una delle parti in gioco che, necessariamente, nel processo riformatore avverte il pericolo di una perdita di potere o di sicurezza”.
Non è per gusto della polemica (ma, mi si creda, per un vero senso di sconcerto) che provo a chiedere a questi buontemponi dove si trovavano quando appunto la signora Moratti attuò uno sprezzante punto-a-capo nei confronti della riforma dell’Ulivo, come mai allora essi non provarono questa così nobile preoccupazione per i destini del nostro Paese! Solo ora che, quali che siano gli ulteriori sfracelli che questa classe politica saprà immaginare per la nostra scuola pubblica nei decreti attuativi, sono stati comunque attuati i provvedimenti più retrivi che la parte più reazionaria del nostro paese si aspettava, ecco che finalmente arrivano gli eroi del “buonsenso”, i “terzisti”, a salvare la scuola da ogni malsano revanscismo. Leggendo il documento si può notare come nessuno dei provvedimenti già presi dalla Moratti venga più messo in discussione o semplicemente richiamato, nel senso che il buonsenso riguarda solo ciò che farà il centro-sinistra.
Vi invito a leggere questa summa didattica, che sarebbe tedioso riassumere. Mi limito solo ad alcuni rimandi.
I signori del “buonsenso” ritengono che occorre cercare di “cogliere l’occasione rappresentata dalla messa a punto dei decreti attuativi della L. 53/2003 e avanzare delle proposte ispirate anzitutto al principio di realtà”, decreti attuativi che, come sappiamo, non costituiscono materia di discussione in Parlamento, ma saranno stabiliti autoritariamente come tutto ciò che finora questo governo ha fatto per la scuola. Comunque sia di ciò, il principio di realtà così solennemente evocato, viene subito dimenticato dai sottoscrittori, laddove affermano che
“non può sfuggire la gravità del fatto che l’influenza della origine sociale dei giovani (occupazione e livello di istruzione dei genitori) sull’accesso alla scuola secondaria superiore, la scelta dell’indirizzo di studi e il conseguimento del diploma, non soltanto è molto forte ma è anche immutata nel tempo, non essendo sensibilmente cambiata nel corso dell’intero secolo appena concluso”.
No, non è così, cari buosensisti: la scuola della Repubblica ha consentito ad un numero elevato di figli delle classi lavoratrici di pervenire ai più alti gradi dell’istruzione, di assaporare la cultura e di intervenire in essa introducendovi i valori del mondo del lavoro, il senso del riscatto dei più deboli, il solidarismo. E’ proprio la scuola della Moratti, quella prevista dalla legge 53/03 che vorrebbe tornare indietro rispetto a tutto ciò, con la sua falsa rivalutazione della formazione professionale, alla quale solo i figli dei lavoratori sarebbero inesorabilmente destinati.

Altro aspetto importante del documento è la sorprendente concezione che questi “esperti” hanno del diffondersi della cultura attraverso il libero accesso alla comunicazione

“La sempre più incondizionata libertà di accesso all'informazione da parte di tutti rischia di provocare, come inevitabile rovescio della medaglia, la diluizione e la perdita del senso della comunicazione. La massa dei messaggi e dei dati scambiati rende sempre più arduo valutarne la qualità… Il surriscaldamento informativo, allo stesso tempo causa ed effetto di una trasparenza comunicativa totale, rischia di far perdere organicità e sistematicità alla cultura e all'informazione e di trasformarle, in mancanza di correttivi e interventi adeguati, in sistemi pletorici e frammentari, che è sempre più difficile organizzare e strutturare intorno a concetti e idee di fondo e articolare in livelli.”

E ancora
“occorre dotare le persone di una moderna cultura in grado di superare la visione illuministica dell’enciclopedismo e della “testa piena” di nozioni, per una nuova concezione che mira piuttosto ad una persona dalla “testa ben fatta” in grado di cogliere le connessioni tra saperi, di porsi di fronte alla realtà in una prospettiva attiva, in grado di apprendere continuamente e creativamente dall’esperienza.”
E meno male che c’è stata la cultura illuministica, altrimenti le teste sarebbero state o sottomesse o fatte arrosto nei pubblici roghi.

Si legge, inoltre, la sconcertante affermazione secondo cui la legge 53/03 rivaluterebbe la formazione professionale rispetto alla sua tradizionale discriminazione, addirittura tale discriminazione sarebbe presente nel linguaggio della Costituzione(!). Sappiano questi signori che abbiamo letto la (cosiddetta) Legge 53/03 (non ci voleva poi molto, per la verità, visto che demanda, come al solito, a decreti attuativi che non è dato conoscere ai comuni mortali) e abbiamo potuto vedere come la vera discriminazione vi trovi sicura dimora, con l’inspiegabile arretramento dell’età in cui compiere la scelta tra istruzione e formazione. Ma tutto ciò non ci meraviglia: sappiamo bene come opera il berlusconismo: capovolgere la realtà in modo che, secondo una comica e maccheronica dialettica, le guardie divengano ladri e i ladri guardie. E si vada nelle scuole se si vuole toccare con mano il diffuso e palpabile timore, da nessuno smentito, di una dequalificazione dell’attuale istruzione professionale e tecnica.

Sentite ancora.
“Inoltre, con un anno integrativo dopo il quadriennio di istruzione e formazione professionale, tali percorsi dovranno consentire anche l’accesso agli esami di stato liceali e, quindi, il proseguimento in università”. Dove si capisce che la formazione professionale non deve prevedere, in se stessa, l’accesso all’università, che diventa possibile solo dopo aver sostenuto esami di stato liceali. Ecco un sano ritorno all’antico, cos’è quest’uguaglianza repubblicana, di sicuro anch’essa eredità del diabolico illuminismo!

Invitandovi a leggere altre mirabolanti proposte “buonsensiste”riguardanti il sistema di reclutamento degli insegnanti, il finanziamento della scuola privata, ecc., vi lascio con questa chicca
“Due fatti hanno cambiato in profondità la funzione (e anche la natura) degli insegnanti: l’introduzione dell’autonomia scolastica e l’innovazione tecnologica, generale e riferita alla scuola. Non è un caso che, ad entrambe, gli insegnanti e le loro corporazioni associative e sindacali hanno cercato di opporsi nei fatti se non a parole, ripiegando poi, per quanto riguarda l’autonomia, sul tentativo di considerarla un valore solo per gli aspetti riferiti alla didattica (una sorta di riedizione aggiornata della libertà di insegnamento), e confidando, per quanto riguarda le tecnologie, sulle lungaggini burocratiche dei governi e, perché no, su altri ritardi indotti dalla esigenza di meglio definire chi e come doveva partecipare a quello che è anche un grande affare.”
Insomma, dei veri cialtroni questi insegnanti!

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 alessandra    - 02-11-2003
hai ragione!!!!!!

 Giorgio Rossi    - 02-11-2003
Sicuramente gli insegnanti non sono cialtroni ma dalla lettura dell'articolo traspare una tendenza comune ad una parte non indifferente della categoria a cui anche io appartengo con orgoglio:
affrontare le questioni basilari facendo ampio sfoggio dei propri schemi ideologici,evitando di confrontarsi sui temi più scottanti che dovranno avere una risposta nei prossimi cinque / dieci anni.
Sono iscritto alla CGIL, non ho mai votato dai 18 anni (oggi ne ho 49) per nessun partito più a "destra" degli attuali DS, non posso quindi essere accusato di essere un conservatore; ho letto il documento che risente sicuramente delle varie "anime" che lo hanno prodotto (parlo del linguaggio usato nelle sue varie parti), ma che è ricco di una analisi approfondita della situazione del nostro sistema scolastico e che si rifiuta di nascondere la testa sotto la sabbia. Bisognerebbe anche andare a rileggere la riforma del governo dell'ulivo: forse che la al documento in questione non ha contribuito anche un tal Maragliano che, mi pare, ha avuto un ruolo non secondario nella proposta Berlinguer! Con questo non voglio dire che non mi preoccupa l'operato del nostro ministro attuale però bisognerà pure, prima o poi, confrontarsi sui problemi concreti e non sulle appartenense politiche