breve di cronaca
Insegnanti dei professionali: no alla regionalizzazione
Tuttoscuola - 27-10-2003
Tuttoscuola

Solo il 48,6% degli insegnanti che prestano servizio negli attuali Istituti professionali di Stato (IPS) sarebbe disponibile a continuare ad insegnarvi qualora essi fossero inseriti nel costituendo “secondo
canale”, ma di questi solo il 4% lo farebbe “in ogni caso”.
Il 35,1% si dichiara invece indisponibile. E' quanto risulta da una recente ricerca condotta dall'ISFOL su un campione di 1.680 docenti degli IPS
(http://www.tuttoscuola.com/ts_news_123-3.doc).
Le cose cambierebbero, pero', se agli insegnanti utilizzati nel secondo canale (che la riforma Moratti definisce “sistema di istruzione e formazione professionale”) fosse garantito il
mantenimento dello status di dipendenti dell'amministrazione statale,con le relative garanzie contrattuali (classi di concorso nazionali, diritto al trasferimento nel canale liceale). In tal caso il 65,6% si renderebbe disponibile. A questo punto diventera' determinante, nei prossimi mesi, la scelta che il ministro Moratti dovra' compiere tra un modello di “secondo canale” forte e articolato, nel quale trovino spazio e opportunita' di sviluppo non solo gli IPS, ma anche buona parte degli Istituti tecnici (quelli che non si licealizzano), ed un modello debole, costruito essenzialmente sulle ceneri dell'ex formazione professionale regionale.
Per ora le “Intese” realizzate tra lo Stato e le Regioni per sperimentare i “percorsi professionali”, il cui testo e' reperibile nel sito del MIUR ( discussione chiusa  condividi pdf

 red    - 29-10-2003
GLI INSEGNANTI DEI PROFESSIONALI BOCCIANO LA RIFORMA

Di Pino Patroncini

L’Isfol ha svolto un’inchiesta sugli insegnanti degli istituti professionali e la riforma Moratti. L’inchiesta era finanziata dal Fondo Sociale Europeo ed ha coinvolto 1680 docenti di 35 scuole. Un buon campione: il 42,4% del totale di quelle scuole. Ebbene: solo il 48,6% è disposto ad insegnare nel secondo canale della riforma, il cosiddetto “sistema dell’istruzione e della formazione professionale”. Una minoranza, quindi, fino a prova contraria. Consistente quanto si vuole ma pur sempre una minoranza. E di questi il 65,6% lo farebbe solo condizione che il rapporto di lavoro rimanesse statale. Quindi in caso di regionalizzazione questa percentuale già minoritaria scenderebbe ulteriormente e, grosso modo, si assesterebbe intorno ad un misero 12%.

Uno direbbe che gli insegnanti proprio non ne vogliono sapere. Eppure il Sole 24 Ore dell’11 ottobre scorso che riportava la notizia, non sappiamo se per iniziativa propria o se per suggerimento dell’Isfol o di chi altro (Ministero? Confindustria?), scriveva: “Professionali, la riforma piace. Secondo un’indagine dell’Isfol gli insegnanti dicono di sì al progetto Moratti, a patto di rimanere nello Stato”, cosa quest’ultima pressoché impossibile, se non in via transitoria, viste le intenzioni conclamate della maggioranza che ci governa.

Insomma la riforma è bocciata proprio da quegli insegnanti che dovrebbero attuarla, ma chi dovrebbe vedere e sapere, fa finta di non accorgersene.



27 ottobre 2003