Il coraggio del giudice
Marino Bocchi - 28-10-2003

C’è voluto coraggio per fare una scelta secondo diritto e coscienza in un paese come quello in cui viviamo che della legge ha una concezione formalistica e bigotta, quando non strumentale o servile.

C’è voluto coraggio perché l’ordinanza urgente con cui il dottor Montanaro ha disposto di togliere il crocifisso dalla scuola di Ofena contrasta con il senso comune, con il quietismo che accomuna le attuali destra e sinistra nella sua ragnatela di finte quarantottate e salde complicità di fondo. Specialmente quando si tocca il tabù della morale cattolica, con il suo codazzo retorico di pseudo tradizioni e supposte identità.

C’è voluto coraggio ad accogliere il ricorso di un fanatico integralista come Adel Smith ma ci vuole molta spudoratezza, caro ministro dell’Interno Pisanu, a sostenere che “questa sentenza dando ragione a un noto provocatore, rischia di turbare la sincera disposizione al dialogo che c’è tra comunità, gruppi religiosi e Chiese in Italia”. Ora, che un rappresentante dello Stato, investito di una così alta responsabilità istituzionale, non sappia distinguere tra sentenza ed ordinanza, è già abbastanza grave. Ma è sconcertante il principio su cui è formulato il ragionamento: l’istanza non andava accolta in quanto Smith è un noto provocatore. Che lo sia è fuor di dubbio. Che però questo basti da solo a rendere irricevibile un esposto equivale a dire che la fondatezza di un reato è conseguente alla figura morale di chi lo denuncia. Alla faccia della certezza del diritto, caposaldo di ogni sistema giuridico liberale.

C’e’ voluto coraggio tanto più in quanto il giudice Montanaro non potrà neppure contare sulla solidarietà delle comunità islamiche, visto che l’Uccoi, la più importante fra esse, si è subito dissociata, affermando che “in un paese in cui anche i comunisti battezzavano i loro figli, come si può pensare di proibire a scuola un simbolo come il crocifisso?”. Altro ragionamento costruito sullo stesso modello logico utilizzato dal ministro Pisanu. Siccome la maggioranza degli italiani sono cattolici (o almeno si suppone che lo siano), i giudici di questo devono tener conto, non della Legge. L’interpretazione della quale è tolta alla responsabilità individuale di chi giudica in base al codice per essere affidata invece ai variabili elementi di contesto (usanze, pratiche confessionali, ecc.), da cui viene a dipendere.

C’è voluto coraggio a rifarsi al dettato costituzionale e alle sentenze della Cassazione che ad esso fanno riferimento proprio su questo tema specifico, come l’annullamento della condanna di uno scrutatore che si era rifiutato di prestare servizio in un seggio elettorale in cui era esposto il Crocifisso. Ma per i nostri ministri vale evidentemente la convinzione esposta dai responsabili dell’Uccoi:”la battaglia per una scuola laica non ci appartiene”. Non appartiene, come ben sappiamo, neppure alla Moratti la quale non trova di meglio che appellarsi, in materia, alle norme fasciste del 1923, mai abrogate.

C’è voluto coraggio per decidere in questo modo senza preoccuparsi delle conseguenze: del probabile rigurgito razzista, che già è evidente nei titoli di molti giornali. Motivazione a cui diversi esponenti pseudo laici si sono aggrappati per criticare il provvedimento. Ma la prassi di tener conto degli effetti di una sentenza (o ordinanza, come in questo caso) è la stessa che ha creato quel perverso connubio tra magistratura e politica che ha sepolto sotto un cumulo di reticenze e menzogne la verità storica su tanti fatti che hanno insanguinato l’Italia.

Ci vuole coraggio per fare il giudice, semplicemente il giudice, in questo Paese di clericali d’ogni colore, i quali gridano “giustizia, giustizia…” solo quando se ne possono servire come argomento di polemica politica. In questo paese di giustizialisti senza senso del Diritto.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Michele    - 28-10-2003
C’è voluto coraggio o è bastata l’incompetenza, visto che l’ordinanza è in netto contratto con le leggi in vigore
I giudici devono tenere conto non già della laicità o meno di una maggioranza di cittadini ma delle leggi; il ragionamento che la cassazione abbia annullato giustamente la condanna ad uno scrutatore per essersi rifiutato di prestare servizio in un seggio elettorale dove era esposto un Crocefisso, non ha nessun paragone nel caso in essere. Il Crocefisso nelle scuole o nei luoghi pubblici oltre che per accordi tra il Vaticano e lo stato Italiano è esposto a riscontro di una matrice culturale e storica ben definita che ci contraddistingue in tutto il mondo.
L’unanime dissenso e il generale disappunto verso tale ordinanza del mondo politico e del pensiero popolare nazionale, più tosto che la posizione contraria di larghissima parte degli extra comunitari e non, di fede Islamica, dimostrano che il tutto è una provocazione.
Avere paura della raffigurazione del Cristo in croce è puerile.
Se dovessimo accontentare le altre fedi religiose che si sentono offese per l’esposizione di effigi sacre, allora dovremmo spianare l’intera Italia.
Se esistono leggi ancora in vigore risalenti all’era Fascista, vuol dire che nessuno ha volute abrogarle perché efficienti.
Credo che si commetta un grosso errore quando per andare contro un mondo clericale si avalla l’abbattimento di simboli che connotano l’impronta culturale, storica e sociale di una nazione.
Noi Italiani difficilmente si è compatti, quest’ordinanza ha prodotto il miracolo di compattare il 97% degli Italiani; non se ne abbia a male.

 Barbara Accetta    - 28-10-2003
Sì c'è davvero voluto coraggio, quello stesso coraggio di chi, genitore o insegnante, da anni si batte (sempre in troppo pochi ahimé) perché anche nelle aule ci sia spazio per la Costituzione della Repubblica; perché la scuola statale sia veramente di tutte/i "senza distinzione di..."; perché il rispetto (e non la tolleranza parola esecrabile!)ci sia per tutti: credenti e non; perché questo nostro Paese esca finalmente dalla soggezione al papa re e affermi la sua conquistata laicità, il suo essere cioé pienamente democratico. Anche per questo però occorre coraggio, senso dello stato, autenticità e non trasformismo, viltà, opportunismo bene o male mascherato. Tutte cose largamente diffuse in questi tempi bui con qualche sparuta eccezione. Anche per questo grazie al giudice Montanaro insieme alla mia solidarietà.

 pinella    - 02-11-2003
A fare una sentenza così non serve coraggio, serve non prendere in considerazione la democrazia del nostro popolo.
la legge c'è e se deve essere cambiata la sede non è l'aula di un tribunale, ma il parlamento.

 Caelli Dario    - 02-11-2003
Quanto coraggio! Complimenti davvero! Cara Barbara, il rispetto è anche quello che si deve a quei pochi o tanti che si proclamano ancora credenti! Ma so che questo è difficile perché il pensiero unico vuole che sia libero solo ciò che è laico (nel senso di ateo).

 Giuseppe Aragno    - 02-11-2003
Non crede, caro Caelli, che sarebbe più serio se tutti noi, credenti o non credenti, accettassimo che esistono luoghi del culto e luoghi della formazione? Sarebbe una semplice, ma grande manifestazione di civiltà: le moschee, le sinagoghe, le chiese e quant'altro si voglia per i credenti d'ogni fede, tutti i credenti, senza patria e nazione, senza priorità e pregiudizi, senza discriminazioni e senza appelli a questa o quella tradizione; le scuole per gli studenti, per tutti gli studenti, di ogni fede e con ogni simbolo: studenti vestiti da preti, studentesse col chador, studenti circoncisi, studenti liberi, Caelli, liberi di pensare e credere diversamente entro lo stesso edificio scolastico, all'interno del medesimo progetto formativo, entro la scuola d'una società che non alzi barriere e non scelga simboli di fede in nome di pretese tradizioni. Una scuola che non creda, ma pensi ed insegni a pensare
Lo so, Caelli, ora lei si chiederà, come ha fatto pubblicamente altre volte: ma questo Aragno ci è o ci fa? Ci è, Caelli, ci è. La libero volentieri dall'amletico dubbio e lo dico davvero: stia bene.

 Manuela    - 02-11-2003
Io la questione la vorrei spostare su di un altro piano.
Quando ho fatto un viaggio in Tunisia, paese musulmano, mi sono dovuta adattare alle regole che là vigevano. Non mi è stato possibile visitare una sola moschea, perchè io ero ritenuta "INFEDELE" e sono stata controllata perchè rispettassi questa divieto.
Allora perchè noi, a casa nostra, non possiamo mantenere tranquillamente le nostre abitudini in fatto di religione? Perchè dovremmo concedere ad un musulmano ciò che lui non concederebbe a noi? In fondo è lui che si trova in un paese cristiano, e allora che rispetti le regole di questo paese, altrimenti a questa richiesta poi ne seguiranno altre....ed io non vorrei ritrovarmi a digiunare per il ramadam....

 Giuseppina F.    - 03-11-2003
E' l'aricolo più bello che abbia letto fino ad ora sull'argomento
Giuseppina F.

 Franca Franchini    - 03-11-2003
Per Manuela
Ma siamo davvero sicuri che l'Italia sia un paese cristiano? E' uno stato confessionale con una religione, appunto, di Stato? C'è scritto nella Costituzione?
Oh, poveri noi! l'hanno già modificata???