Intolleranza
Riccardo Ghinelli - 28-10-2003
Ho accolto con tristezza la notizia che un giudice ha ordinato di togliere l'immagine del Crocefisso dalle aule scolastiche.
Certamente perchè è il simbolo dei valori di fondo del nostro paese, come ha detto il Cadinal Tonini.
Ma anche perchè questa è soprattutto una vittoria dell'intolleranza sul dialogo.
Ora l'intolleranza di Adel Smith (il cui movimento prima che lo invitassero a Porta a Porta contava tre iscritti) troverà seguaci ed alleati in tutti coloro che da sempre sono intolleranti verso i Cristiani.
Si ergeranno a difensori della Cristianità coloro che ieri bollavano la Caritas come ?eversiva? accusandola di ?istigazione a delinquere?.
Attaccheranno gli stranieri nel nome di Colui che ha è stato aiutato dal Cireneo e che ha additato come esempio un Sammaritano.
Chiederanno la reciprocità per difendere chi ha insegnato a porgere l'altra guancia.
Vorranno usare la Croce contro gli infedeli, errore di cui la Chiesa ha chiesto scusa in occasione del Giubileo.
Secondo me, la Chiesa fatica a farsi riconoscere come portatrice di pace, nonostante i suoi sforzi, anche per queste reazioni scomposte, non voglio giudicare se interessate o meno. Rezioni che, anche se estranee al messaggio cristiano non faranno altro che confondere le acque e portare vantaggio agli intolleranti, di qualsiasi parte siano.
Per questo ritengo che questa sentenzasia sostanzialmente una sconfitta per chi vuole una pacifica convivenza.

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 Gianni Mereghetti    - 28-10-2003
La sentenza dell'Aquila, la libertà e l'educazione

La sentenza del giudice del Tribunale dell’Aquila riapre una questione che in questi anni è stata affrontata e dibattuta in molti modi, quella dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Il giudice del Tribunale dell’Aquila è più convinto che togliere il crocifisso dalle aule scolastiche sia una decisione che va nella direzione della democrazia e della laicità. Alla base della sua convinzione vi sta l’idea che il crocifisso esposto in pubblico rappresenti una violenza, perché condiziona lo sguardo e la coscienza delle persone. La sentenza dell’Aquila pone una questione più ampia della pura esposizione del crocifisso, quella della libertà della cultura e dell’educazione. Secondo il giudice dell’Aquila cultura ed educazione sono libere solo in una realtà dove non ci sia nessuna identità; nel momento in cui si esplicitasse una proposta si farebbe una violenza. Togliere il crocifisso dalle aule scolastiche quindi ha un’intenzione più profonda, quella di far presente all’uomo d’oggi che bisogna eliminare ogni tradizione, così che possa essere libero. C’è nella motivazione della sentenza dell’Aquila l’idea che per educare si debba partire dal nulla e che vi sia democrazia e pluralismo solo laddove non ci sono identità. Non sono delle idee diverse a sconfessare questa posizione, ma la realtà stessa della cultura e dell’educazione. Basta entrare in una classe per vedere che senza una proposta non c’è crescita della persona, anzi si produce noia e disinteresse. Nella pratica quotidiana della scuola è evidente che la tradizione sia un fattore fondamentale dell’educazione, eliminarla sarebbe letale. Bisogna però chiarire al giudice dell’Aquila che la tradizione non è una violenza fatta da un uomo ad un altro uomo, bensì un dato naturale con cui ogni persona entra in rapporto per il fatto stesso che vive. E’ un’ipotesi di affronto della realtà che la persona trova dentro la vita, spetta poi alla sua libertà verificarne la validità! Di conseguenza, lungi dall’essere una violenza, è la sua esistenza che mette in moto la libertà. In questo senso ciò che preoccupa della sentenza del Tribunale dell’Aquila non è che il crocifisso verrà tolto dalla scuola elementare di Ofena, ma che si sia avviato un processo che rischia di eliminare dalla scuola la libertà.



 Pino Patroncini    - 01-11-2003
Il pretesto del crocifisso e il ritorno della destra tradizionalista


E’ incredibile come dietro la vicenda del crocifisso oltre al rigurgito di tradizionalismo, perché altro non è quello a cui stiamo assistendo, l’opportunismo l’abbia fatta da padrone. E’ evidente che la questione è spinosa e il terreno è scivoloso anche per la sinistra, soprattutto dopo la pacificazione con la Chiesa cattolica, ai tempi della guerra in Iraq. Ma è anche evidente che c’è una destra, cattolica e, soprattutto, non cattolica, che sta soffiando su questo fuoco nel momento in cui le grandi questioni materiali mettono in difficoltà i partiti politici della maggioranza. Per capire il perché è illuminante l’inchiesta nelle fila degli elettori di Alleanza nazionale che alcuni giorni fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato. I risultati sono persino sorprendenti. La base è “sindacalizzata”, difende l’art.18 e lo stato sociale, è persino pacifista, e quindi abbastanza sensibile alle sirene della sinistra e di quella che sembra esserne diventato il nerbo organizzato, la Cgil. Addirittura sulla proposta di voto agli immigrati avanzata da Fini, il dissenso è solo di poco maggioritario (48% contro 46%). Dove le distanze con la sinistra, ma anche e soprattutto con i principi democratici di libertà e tolleranza, si marcano in modo abissale è proprio sugli elementi culturali, di costume, di religione, sulla tolleranza, sui comportamenti, le scelte e le identità sessuali, sull’ordine pubblico.

E’ evidente perciò che, in assenza di altri argomenti, il terreno può essere fertile per le culture di destra. Ma gli altri? Se è comprensibile che sul terreno della religione, a cui sono legati valori e sensibilità, ci si muova con cautela, non è però comprensibile che per questo si dimentichino gli elementi istituzionali che, proprio per evitare la radicalizzazione dello scontro tra fondamentalismi di ogni tipo, sono messi a salvaguardia del vivere civile. E tra questi elementi ci sono le leggi. Se ne può dimenticare l’uomo della strada, al quale non gliene può fregare di meno di una legge che intralcia i suoi interessi, la sua mentalità, le sue convinzioni. Ed è un po’ quello sta succedendo in questi giorni ad Ofena, e fa parte della logica dei movimenti di protesta. E’ già diverso se fanno finta di non conoscerla parlamentari, sindaci e assessori che in questo momento non hanno trovato di meglio che cavalcare il “movimento” (Sì! Anche la destra cavalca il “movimento” quando è l’ora, e con meno riguardi della sinistra!). E’ diverso se se ne dimentica un Ministro dell’Istruzione tanto lesto ad incaricare l’Avvocatura dello stato a fare ricorso in questo caso quanto non lo era stato quando le sentenze sconvolgevano le graduatorie del personale precario. E anche “più in alto” la legge non dovrebbe scomparire di fronte al timore di urtare la sensibilità popolare. Meno male che ci sono ancora magistrati che hanno il coraggio di applicarla la legge. Altro che insulti e ispezioni da parte di Ministri della Repubblica! Perché, cosa che sembra dimenticata da tutti, la legge c’è. E’ non è stata fatta solo dallo Stato, ma anche dalla Chiesa cattolica.
“Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione di stato” questo è scritto testualmente nelle modifiche al Concordato siglate nel 1984 dal Mons. Casaroli per conto del Vaticano (pontefice era già Giovanni Paolo II) e dall’allora Presidente del Consiglio, proprio quel Bettino Craxi che il nostro attuale Presidente del Consiglio non perde l’occasione di compiangere. Questa norma pattizia, che, per la particolare costituzione dello stato italiano in merito, ha valore di legge, ha ispirato, oltre a una precedente sentenza della Cassazione, il giudice Montanaro che sul ricorso di un genitore islamico ha ordinato la rimozione dei crocifissi dalle due classi frequentate dalle figlie.
La cosa è talmente risaputa che, probilmente non a caso, la stessa curia vescovile dell’Aquila ha proposto di appendere nella classe insieme al crocifisso un simbolo islamico. Che è proprio quello che aveva chiesto alcune settimane fa il genitore stesso, accontentato per iniziativa del docente solo per alcuni giorni. Il fatto diede luogo però a sdegnate interpellanze parlamentari leghiste, trasmesse anche in tv. E quanti hanno potuto vedere la trasmissione di quel “question time” hanno potuto anche ascoltare le affermazioni di quel parlamentare leghista che minacciava i docenti di assimilare il loro “permissivismo” al fiancheggiamento del terrorismo fondamentalista.

Insomma il rigurgito di tradizionalismo, perché è di ciò che si tratta, non di religione intesa nel senso alto dei valori morali (molti di quelli i che oggi difendono i crocifissi con tanto ardore sbeffeggiavano fino a poco tempo fa il pacifismo cattolico definendolo “da anime belle” e non risparmiavano neppure il Pontefice), è iniziato ben prima dell’ordinanza. Non c’entra niente né con la legge dello Stato italiano né con la Chiesa né con la scuola. E lo sta a dimostrare la pronta strumentalizzazione che il fatto ha avuto da parte di certi esponenti politici nazionali, sindaci e amministratori locali che (con un codazzo di movimenti politici che vanno dagli skinheads neonazisti di Forza Nuova ai leghisti che tra la Padania e gli abruzzesi vorrebbero alzare un muro) si sono subito lanciati in una gara tra chi acquista più crocifissi e chi ne affigge di più.
Insomma, premesso che non si fronteggia il fondamentalismo islamico col tradizionalismo, sorge il fondato sospetto che mentre si grida al furto del crocifisso, si nascondano ben altre cose che vengono oggi sottratte alla nostra scuola e, tra queste, anche lo spirito di accoglienza.

 Giuseppe Aragno    - 28-10-2003
Certi Pisanu di ogni parrocchia...

Ho sloggiato dall’aula il crocefisso non so nemmeno più da quando, senza attendere ordinanze di giudici e richieste di provocatori. Sono ateo, ho una concezione laica dello Stato, ma il crocefisso non l’ho messo in un cassetto per motivi personali. No, nulla di tutto questo. E’ che me lo impongono le leggi del mio paese ed il mio costume morale.

Legalità e rispetto.

Lo so, non vanno di moda, ma contano ancora e tanto basta. Mi sono scusato con Allah, Budda, Cristo e compagni e chi s’è visto s’è visto. Non ne ho la prova, ma ne sono convinto: se un Dio c’è, come che si chiami, mi ha benedetto.

Non potrebbe essere altrimenti. Non c’è padreterno – come che ce lo siamo inventato, a qualunque razza, colore e cultura appartengano gli uomini che lo hanno proiettato fuori da se stessi – che non senta quanto sia grande e divina una fede religiosa così profonda, da accettarle tutte le proiezioni che l’uomo fa delle sue ansie e delle sue paure e poi le chiama Dio. Accettarle tutte e non far torto a nessuno.

E m’immagino la nausea dei signori del cielo di fronte alle difese non chieste, alle parole sprecate, alle ipocrisie di ogni colore: destra, sinistra e centro. La nausea di un Cristo più e più volte trapassato nel costato da certi Pisanu di ogni parrocchia. Dio buono, da ateo quale sono, come ti sento offeso e ferito, se davvero ci sei, dall’avere crociati di questa levatura! E quanti colpi di cinghia e con quali parole adirate, lo so, li cacceresti dal Tempio, oggi come ieri, questi peccatori che ogni giorno, cento volte al giorno, scagliano la prima pietra e condannano la Maddalena alla lapidazione, questi farisei, questi indecenti pronipoti di Costantino che vedono la croce là dove c’è la vittoria: e là, segnandosi e pregando, vanno a cercare il consenso. Ti fanno schifo, lo so - lo sappiamo in tanti, noi sventurati senzadio - questi figli perfetti di Giuda, che non ti è servito fulminare più e più volte.

Ho sloggiato dall’aula il crocefisso non so nemmeno più da quando, senza attendere ordinanze di giudici e richieste di provocatori.

 Maria Teresa Mecchia    - 02-11-2003
Voglio il pallottoliere!

Nella mia beata ignoranza ho sempre pensato che da quando la religione cattolica è stata dichiarata non piu' religione di stato il crocifisso non dovesse esserci nelle aule, per cui ho sempre operato affiche' venisse rimosso, non per intolleranza, ma perche' mi pareva dovuto che una scuola pubblica di uno stato laico e senza religione di stato non avesse simboli religiosi nelle aule.

Ora scopro che esiste un regio decreto che qualcuno si e' dimenticato di abolire che viene riesumato.

Ma questo regio decreto prevede che in un aula debba esserci la bandiera italiana, il ritratto del re (presumo sia accettabile la sostituzione con il Presidente della Repubblica, quasi sempre mancante) il crocefisso ed il pallottoliere.
Non c'e nulla di tutto questo, solo si pretende venga rimesso il crocefisso….. ma insomma un po' di comune buon senso.

Io voglio il pallottoliere e se non c'e'…?? Forse per quello parlavano di un PC in ogni classe.

Povero dio, se veramente esiste deve essere molto amareggiato per queste beghe da bottega.


 Cirilli Loredana, insegnante    - 02-11-2003
Non è stata la sentenza a riaprire la strada all'intoleranza, ma innazitutto è stata la scuola che fa parte di uno stato laico e che si dichiara contro ogni integralismo e porsi sullo stesso piano di chi da secoli è integralista, invece di trovare un dialogo ed una mediazione. ha poi completato lopera l'opinione pubblica dai giornali alla televisione dando una forta valenza al personaggio in questione (diventato più famoso di una rock star).
Il magistrato non ha fatto altro che appliccare la legge in maniera corretta e in sintonia con il nostro stato.
Che il crocifisso faccia parte della nostra tradizione di cattolici è indubbio, ma è necessario allora essere chiari, lo stato (soprattutto la scuola) non può dichiararsi aperto, laico e multiculturale se poi ai fatti ci si comporta in modo intollerante.
Ci si dichiari anche noi integralisti così chi vuole venire nel nostro paese sa bene cosa lo aspetta.

 Giorgio Ragazzini - Firenze    - 02-11-2003
Il crocifisso, se appeso in una scuola statale, come in un tribunale o in un ospedale, diventa per forza il simbolo di una religione di Stato, non della tradizione culturale italiana, di cui per altro è solo una parte, pur importante. Questo resta vero chiunque lo faccia notare, anche se ci sta antipatico.
Il resto è aria fritta.

 Franco Dore    - 03-11-2003
Si può discutere a lungo sull'opportunità o meno di appendere il crocefisso alla parete di un locale pubblico, ma credo che il dato più grave di tutti in questa vicenda non sia questo, semmai se sia o non sia importante che un giudice della repubblica debba o non debba far applicare la legge. Mi spiego meglio:
il dato da cui si parte è che la costituzione della repubblica esprime a chiare lettere la laicità dello stato italiano: non c'è una religione di stato ne può esserci al punto tale che lo stesso concordato del 1984 pone qualche dubbio sulla sua legittimità.
Ora sta di fatto che ad un giudice, che per legge non può sottrarsi dall'obbligo di emettere un giudizio da emettersi sempre in base a legge, ha emesso una decisione liberamente assunta in "nome del popolo italiano".
Nessuno può assumersi la responsabilità di abdicare al principio della imparzialità del giudice nella maturazione libera di un convincimento che poi viene esplicitato nella sentenza. Eppure ho letto in più parti dei mass media che il Ministro della Giustizia protempore avrebbe deciso di sottoporre ad azione disciplinare quel giudice che, nel caso di specie, ha emesso una sentenza che, a suo giudizio, è saldamente ancorata alla legge fondamentale della repubblica: la costituzione.
Questo è grave davvero!!!!!! le sentenze possono essere errate e gli strumenti giuridici del ricorso ai livelli superiori sono a disposizione, ma da quì a mettere in piedi una vera e propria intimidazione al magistrato il passo è davvero lungo !!!!!
Banalizzando per sdrammatizzare: quale tifoso accetterebbe mai in una partita di calcio un arbitro non al di sopra delle parti ????? E l'amministrazione della Giustizia non merita almeno altrettanto rispetto ??

Nel merito della vicenda: ho smesso da tempo anche solo di discutere di questioni che attengono ai credo religiosi: sono convinto che la religione sia un fatto squisitamente personale e privato da riservare a momenti di intimità propria.
La storia è però purtoppo testimone di quanta ferocia sia stata espressa in nome delle principali religioni monoteiste. Tutte, da quella cristiana nelle sua varie versioni, a quella islamica e fino a quella ebraica, nelle società nelle quali viene espressa in modo maggioritario sono tutt'oggi capaci di esprimere la propria forza con ogni intolleranza verso chi ha altri credo religiosi: per il cristianesimo credo che ormai sia trascorsi i momenti del famigerato massacro della notte di San Bartolomeo e ugualmente non credo che tutto l'Islam sia intransigente come quello espresso dai Talebani in Afganistan.
E allora ??? Ecco, è proprio la legge che deve tutelare chi è minoritario e non può ricorrere alla forza della maggioranza. E' giusta l'osservazione di chi richiede che ci sia rispetto da parte del nuovo ospite verso usi e tradizioni domestiche (anche noi dovremmo essere rispettosi quanto chiediamo qui quando siamo noi ad andiare in visita in un paese islamico), ma la preoccupazione è un'altra: se mai dovesse mai capitare che l'Italia diventi un paese con un altra maggioranza di cittadini con altra convinzione religiosa, i cattolici nostrani non invocherebbero a loro volta il principio di libertà religiosa e laicità dello Stato ???