Lettera a Berlusconi
Rolando A. Borzetti - 23-10-2003

Onorevole Presidente del Consiglio,

abbiamo ascoltato increduli il suo messaggio televisivo a reti unificate; abbiamo poi appreso che intende inviare una lettera per spiegarci la sua riforma delle pensioni. Nel farle pervenire per iscritto alcune delle nostre obiezioni, la invitiamo a soprassedere a questa sua decisione e all'ulteriore spreco di denaro pubblico che ne deriverebbe. Noi, questa riforma, pensiamo di averla già pienamente compresa.
Lei dice di essere preoccupato per l'avvenire pensionistico dei giovani. Lo siamo anche noi. Ma allora perché - come chiede il suo governo - far lavorare di più chi potrebbe andare in pensione? Perché non lasciare quei posti liberi per tutti quei giovani che oggi non hanno un lavoro o fanno un lavoro precario e mal pagato? Lei dice che per i nostri figli le pensioni saranno ridotte, ancora più misere di quelle che ricevono oggi la maggior parte dei lavoratori italiani. Ma la colpa è forse dei lavoratori o dei pensionati? A noi pare che questo futuro di precarietà e di incertezza sia il frutto di scelte politiche sbagliate: dal passaggio al sistema contributivo, alla riduzione complessiva dei salari, alle leggi sul lavoro che il suo governo ha varato e che rendono il lavoro intermittente e precario, favoriscono il lavoro nero. E oggi lei propone, con la sua legge, addirittura che le imprese paghino per i nuovi assunti ancora minori contributi. In questo modo lei favorisce i conti delle imprese, ma rende la situazione di quei giovani per i quali si dichiara così preoccupato ancora più difficile e, soprattutto, rende inefficace quel sistema di previdenza pubblica che in molti fra cui il suo governo, le compagnie di assicurazione, la Confindustria, vorrebbero sfasciare.
Ma anche per i lavoratori anziani le cose non vanno meglio. Ha mai pensato che cosa significa per chi fra noi ha lavorato in fabbrica otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana, spesso facendo turni e straordinari per arrotondare, non poter andare in pensione e dover prolungare l'attività lavorativa? Lei dice che oggi si vive di più, e quindi è necessario lavorare di più. Si tratta di una affermazione senza alcuna base razionale. Infatti, come tutti sanno, l'aumento di produttività del lavoro è ben maggiore dell'aumento della vita media e pertanto il sistema è perfettamente sostenibile. Inoltre, dovrebbe guardare meglio le statistiche. Purtroppo, non siamo uguali neppure rispetto alla vecchiaia e l'età media non è uguale per tutti. Ad esempio, per i lavoratori esposti all'amianto, a cui lei ha tagliato diritti e pensioni, questa è drammaticamente ridotta. Chi lavora tanto e guadagna poco è più usurato e vive meno: crediamo abbia diritto di andare in pensione dopo 35 anni di lavoro.
E ora ci dice che anche le liquidazioni, quello che ogni anno col nostro stipendio o col nostro salario abbiamo messo da parte, non sono più nostre. Si destinano ai fondi pensioni integrative, cioè per la previdenza privata. Non le neghiamo la coerenza, il suo governo uccide quella pubblica e quindi non può che incentivare quella privata. Ma tutto questo non va certo a nostro vantaggio. Dovremo pagare due volte per avere una pensione da fame e in più la nostra pensione sarà affidata all'andamento dei mercati azionari. Non ci pare una gran sicurezza con cui affrontare la vecchiaia.
No, davvero la sua riforma non ci piace. Ma al danno si aggiunge la beffa quando leggiamo che l'evasione contributiva praticata dai datori di lavoro, ammonta ad oltre 35 miliardi di euro all'anno, cioè a 70mila miliardi di vecchie lire. Una bella cifra, che però il suo governo non fa nulla per recuperare. Inoltre, ci pare di aver capito che, mentre negli altri paesi europei l'incremento della spesa previdenziale va dal 3 al 5 per cento del Pil, da noi si rimane ad un modesto 2,1 per cento. Allora perché tanto allarme? Perché far lavorare di più gli anziani, dimezzare la pensione dei giovani, distruggere la previdenza pubblica, toglierci il Tfr per favorire quella privata? Non ne vediamo i motivi. E quelli che vediamo non ci piacciono.
Non ci resta che lottare e sperare che il suo governo se ne vada al più presto.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 24-10-2003
Caro Rolando, uniamo la tua e la mia lettera e la facciamo sottoscrivere, che ne pensi?
Ciao, Ilaria

 Rolando A. Borzetti    - 24-10-2003
risposta a ILARIA:

Penso che non servirebbe a niente. La gente è stufa di appelli e lettere. Accontentiamoci che ci legga, perchè è questo il nostro scopo: informazione.
A me basta. Ti ringrazio
Rolando

 Caelli Dario    - 26-10-2003
E fin qui ciò che non va!
Ma nel concreto cosa fare per arginare la spesa che lo Stato, non solo oggi, ma di più nel futuro, dovrà sostenere senza averne le risorse?
Vorrei almeno tre righe di proposte concrete. Non chiedo una legge intera, ma almeno un orientamento per capire cosa propone chi non vuole la riforma della legge Dini.
In ultimo ricordo che le stesse accuse si potevano muovere anche alla legge Dini al momento della sua promulgazione. Perché passare da una anzianità di 19 anni a una di 35??? Ma allora tutto si fece senza tanti clamori. Era al governo la sinistra e quindi dopo anni di opposizione si doveva sostenere qualsiasi cosa, compreso le leggi che istituivano i co.co.co., ovvero i precari legalizzati, che stabiliva gli atuali limiti e il percorso che li avrebbe portati a regime nel 2007.

 L. Leonelli    - 26-10-2003
Condivido la "LETTERA A BERLUSCONI". Io credo che l'idea della lettera sia già defunta anche in una mente cattiva e tutt'altro che stupida come quella di Berlusca. Io appartengo a quella fetta di sfortunati che al 2008 avrà l'età insufficiente per andare in pensione, ma avrò più anni di servizio di quelli richiesti. Vorrei però che qualcuno mi dicesse una cosa: qual imprenditore può disattendere un contratto di lavoro come fa lo Stato? Quando sono stato assunto mi hanno presentato un quandro normativo ed io ho "scelto" anche in riferimento a quello. Come si può. dopo che ho investito quasi tutta la mia vita lavorativa cambiarmi le regole del gioco? E questo vale anche per quelli che hannopreceduto Berlusca. I diritti acquisiti non si possono divorare con tanta leggerezza. E come mai non si guarda mai alle pensioni "d'oro?" Avrei molte altre cose da dire, ma rischierei di diventare molto noioso

 MIno Rollo    - 26-10-2003
Condivido in pieno lo spirito della lettera ma mi meraviglio che ci si meravigli se Berlusoni cambia le regole a gioco già avviato. Chi, come me, non lo ha mai votato non rimane affatto deluso dal suo ruolo. E' coerente con il suo stesso personaggio, un Robin Hood dei ricchi. Mi dispiace solo per i tanti Italiani in buona fede, cascati in pieno nella rete delle sue fiabesche promesse. Ma il tempo, si dice dalle mie parti, è galantuomo ed anche, aggiungo io, il miglior giudice ( l'unico per fortuna non soggetto ai quotidiani insulti del capo del governo).

 Paola Troiani    - 26-10-2003
Caro Rolando, condivido il tuo pensiero. In tanti pensano di aver fatto un enorme sbaglio a mettere il famoso segno con la matita sul nostro caro onorevole, ingannati dalle belle promesse e dai divi in doppio petto. Mi auguro che le coscienze si risveglino e si faccia più attenzione alla storia e alla verità. E soprattutto non stanchiamoci di esprimere le nostre idee.