…ma la scuola non può sostituirsi allo stato sociale
Margherita Maggiore - 22-10-2003
Nota a margine di un incontro organizzato dall'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia tra scuole pugliesi e scuole lombarde che svolgono attività di volontariato

Quattro scuole pugliesi hanno incontrato numerose scuole lombarde per confrontarsi sulle diverse esperienze sviluppatesi al loro interno e nei rispettivi territori nel campo del volontariato.
Dal 6 al 9 ottobre gli studenti del Liceo Scientifico Salvemini di Bari, dell’Istituto Superiore “De Rogatis” di San Nicandro Garganico, dell’IPSIA di Otranto e dell’IPSS di Taranto sono stati ospiti rispettivamente dell’Ipsia di Varese, dell’Istituto Agnesi di Milano, del Liceo Manzoni di Suzzara (Mantova) e del Liceo Artistico di Bergamo.
L’incontro è stato organizzato in modo che gli studenti dei licei incontrassero gli studenti dei professionali e viceversa in uno scambio non solo di informazioni sulle iniziative di volontariato promosse dalle scuole, ma anche di conoscenza di strutture scolastiche diverse in territori diversi: la Puglia e la Lombardia. L’incontro ha avuto quindi una molteplicità di punti di interesse per gli studenti e per gli insegnanti.
Il giorno 10 ottobre le scuole pugliesi e lombarde hanno potuto illustrare le loro esperienze significative di volontariato nel Convegno “Insieme per gli altri” che chiude il Progetto FSE 2002 “Scuola e Volontariato in Lombardia”.
Nel giro di pochi mesi – da Maggio a Ottobre – grazie al riconoscimento che la nostra scuola ha avuto per la valenza del Progetto di Clownterapia, abbiamo incontrato le scuole piemontesi nel Convegno Nazionale sul Volontariato a Torino e le rappresentanze delle scuole di tutta Italia in occasione dell’Inaugurazione dell’anno scolastico al Vittoriano a Roma e a Formia.
Sono state occasioni straordinarie che ci hanno consentito di toccare con mano la straordinaria ricchezza di iniziative che si pongono obiettivi di formazione alta, il volontariato e la solidarietà, che vuol dire educare al tempo libero solidale e che si esprime in un’ampia varietà di ambiti: i diritti umani, la pace, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza attiva, la democrazia e la legalità, la città sostenibile, l’ambiente.
Nonostante le difficoltà crescenti e a volte destabilizzanti che contraddistinguono sempre più il nostro contesto scolastico quotidiano abbiamo visto una scuola che non ha abdicato alla sua funzione primaria e si oppone al tentativo di chi vuole farla diventare una scuola specializzante e settoriale, che offra pacchetti preconfezionati secondo un monte ore attribuibile a docenti diversi ogni anno per motivi di risparmio (quando la continuità didattica diventa un optional, anzi un lusso), un luogo dove certificare competenze, magari riconosciute al livello europeo – siamo o non siamo in Europa, ragazzi?
No, la scuola che abbiamo visto a Torino, Roma e Milano non è la scuola delle tre I (impresa, informatica, inglese) è una scuola che rivendica il suo ruolo di formazione alta e il suo ruolo di promozione e di coordinamento di attività da sviluppare insieme alle associazioni di volontariato che operano sul territorio per offrire agli studenti l’opportunità di fare esperienze formative significative. Abbiamo visto studenti vestire con lo stesso orgoglio la tuta arancione dei pionieri delle croce rossa e il costume da clown e chiacchierare delle loro esperienze, consapevoli di essere protagonisti di qualcosa di importante, felici di fare qualcosa di senso e di poterla comunicare agli altri. Adottare un intero paese, per esempio, in cui vivono ormai solo persone anziane, allevare cani per ipovedenti, aiutare la protezione civile nel recupero delle zone alluvionate, ma anche, semplicemente, aiutare i compagni di scuola in difficoltà organizzando gruppi di auto-aiuto.
Tutto bene allora? Si e no, perché se la scuola ancora una volta risponde alle esigenze della società e trova nuove strade per radicarsi nel territorio e rispondere alle richieste degli studenti che vogliono sempre più impegnarsi su un piano operativo, se le associazioni di volontariato – al nord in modo più organizzato che non al sud – costituiscono un terzo settore le cui attività di supporto sono sempre più indispensabili nell’area del disagio, lo stato sociale che dovrebbe sostenere entrambi e dirigere le suddette attività di supporto invece arretra compiacendosi quasi che ci sia chi prende il suo posto tappando le falle di un sistema assistenziale che è poco produttivo, se non è addirittura considerato un lusso che non ci si può più permettere.
Insomma dietro gli incoraggiamenti del Ministero della Istruzione (pubblica? a proposito dov’erano le scuole private a Torino, Milano e Roma? e le loro offerte educative da tutelare e - quelle sì - sostenere con le casse dello stato?) non vedo alcun serio riconoscimento del lavoro fatto dalle scuole – a meno che non si intenda come tale il credito scolastico. Ma per fortuna gli studenti ormai sanno che è una presa in giro e non consegnano nemmeno più i certificati per ottenerlo! Per non parlare delle associazioni di volontariato che in una regione come la Puglia, in mancanza di un Centro Servizi Volontariato ufficialmente costituito, non hanno diritto nemmeno alla quota di finanziamento previsto dalla Legge 266 del 1991. E non parlo ovviamente di targhe o medaglie, ma di supporto logistico e finanziario. E’ sempre più difficile per le associazioni trovare una sede con i magri bilanci di cui dispongono e le scuole devono attingere al Fondo d’Istituto per tutte le attività, dalle supplenze alle attività complementari ai corsi di recupero, una coperta sempre troppo corta.
E allora gli sportelli Scuola-Volontariato vanno bene, anzi benissimo come luogo di raccolta e di diffusione delle attività promosse insieme dalle scuole e le associazioni di volontariato - certo, luogo privilegiato di costruzione della cittadinanza attiva - ma deve essere chiaro che l’obiettivo delle scuole è la formazione, così come l’obiettivo delle associazioni è costruire occasioni per impegnare il tempo libero in modo solidale: né l’una né le altre hanno scopi di supplenza degli interventi dello Stato che invita al consumo con spot televisivi (qualsiasi cosa, basta che si compri) e dimezza i fondi delle scuole per il sostegno ai portatori di handicap.

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