Ci vogliono bene?
Grazia Perrone - 20-10-2003
L' ipotesi di Giuseppe - del quale condivido, come sempre, lo spirito se non la lettera - è suggestiva ma poco realistica. Lo sciopero generale ha perso, da tempo, la connotazione eroica e un po' "sovversiva" che lo ha caratterizzato fino alla metà degli anni '70 per una serie complessa di ragioni tra le quali citerei la frammentazione e la precarizzazione del lavoro dipendente.

Precarizzazione del lavoro - è opportuno rammentarlo - dalla quale il pubblico impiego (in virtù del decreto legislativo n. 29/93 e successive modifiche ed integrazioni) non è esente ... come le parti sociali hanno - amaramente - scoperto leggendo l'art. 14 della nuova Finanziaria attualmente in discussione.

Ragione per la quale ipotizzare la caduta di un governo, che può contare su una maggioranza solida come quello attuale, in seguito ad un unico - sia pur agguerrito (e riuscito) - sciopero generale mi pare poco realistico. Né vale - come esempio e precedente storico - lo sciopero generale del '94.

Checché ne dica lo stesso "presidente operaio" - a beneficio e consumo del "proprio" elettorato - la caduta del suo primo governo non fu opera dei "comunisti cattivi, invadenti e mentalmente disturbati" ma la, logica e naturale, conseguenza politica del "voltafaccia" di Bossi (e della Lega) che negò il proprio consenso all'esecutivo berlusconiano.

Lo stesso "mitico" sciopero nella scuola del 17 febbraio 2000 non comportò - di per sé - la caduta del ministro Berlinguer le cui dimissioni dipesero - a parer mio - da altri fattori di natura oggettiva e politica tra i quali citerei:

- la consapevolezza che l'istituto contrattuale (e concorsuale) del "concorsaccio" (per le modalità con le quali era stato formulato e presentato) era avversato da una parte maggioritaria del corpo docente e da gruppi sempre più consistenti della stessa CGIL-scuola. Ovvero del sindacato "cinghia di trasmissione" del partito di riferimento dello stesso ministro della Pubblica Istruzione in carica. Le prime avvisaglie di "fronda" sindacale in "casa" confederale del resto (per chi aveva occhi per vedere e orecchie per ascoltare), si verificarono già nel gennaio 2000, in Piemonte, con una dura presa di posizione dell'intero direttivo Cisl-scuola Piemonte e un documento ancor più duro (nel tono e nella sostanza) reso pubblico da numerosi e autorevoli esponenti della Fiom-Cgil piemontese tra i quali rammento il nome di Giorgio Cremaschi.

- le critiche interne al suo stesso partito in merito alla - fallimentare - gestione della crisi specie in considerazione delle "incaute" dichiarazioni rilasciate al settimanale "L'Espresso" del 3 febbraio 2000 (gli insegnanti che si apprestavano a scioperare? Per il ministro della Pubblica Istruzione erano null'altro che ... lavativi) e che contribuirono, non poco, ad alimentare la protesta dei docenti italiani.
E' appena il caso di rammentare, poi, che l'avvicendamento al vertice di Viale Trastevere fu concordato con una -illustre ... per carità! - personalità incaricata di garantire una, sostanziale, continuità con il processo riformatore già avviato.

Un'ultima considerazione in merito agli scioperi e all'osservazione di Ilaria che - un po' retoricamente - si chiede: (...)"come mai in Italia siamo così resistenti a scioperare, quando in Francia gli insegnanti scendono in piazza insieme ai loro studenti anche per mesi (...)".

Ebbene, cara Ilaria, in Italia non è possibile "fare come in Francia" per il banalissimo motivo che sarebbe ... "illegale" poiché il disposto normativo-contrattuale "antisciopero" sottoscritto - a suo tempo - dai Sindacati confederali e Snals non lo consente (per chi fosse interessato a saperne di più sull'argomento suggerisco la lettura di 4 "schede" informative che ho curato per il sito GILDA):

370. Parliamo di sciopero .
371. Sciopero: quando i Sindacati confederali ...
372. Sciopero: tutto il potere alla Commissione di garanzia
373. Sciopero: le regole strette

Per quanto attiene (e concludo) il convegno organizzato dall'Associazione "italianieuropei" presieduta dall'On. Massimo D'Alema, nel rammentare quanto dichiarato dall'ex capo di gabinetto del ministro Luigi Berlinguer (il dottor Vittorio Campione secondo il quale il 95% delle risorse destinate alla scuola pubblica sono utilizzate per pagare gli stipendi al personale ragione per la quale - sempre secondo l'opinione del già citato soggetto - (..)"senza cambiare questo dato non si possono fare investimenti") propongo alla cortese attenzione dei lettori di Fuoriregistro le dichiarazioni rese dal ministro Moratti in Commissione Cultura del Senato qualche giorno fa e che - per comodità espositiva - riporto parzialmente.

FONTE: www.senato.it


(...) omissis
Replica altresì il ministro Letizia MORATTI, la quale conferma che il disegno di legge finanziaria per il 2004, in linea di continuità con le due leggi finanziarie precedenti, assegna a scuola, università e ricerca una assoluta priorità.
Pur non potendosi pensare a forti investimenti, scuola, università e ricerca sono infatti, nel disegno di legge finanziaria, priorità strategiche sulle quali investire, e in effetti non solo sono stati conservati i livelli di spesa attuali, ma sono stati previsti investimenti che, tenuto conto della situazione economica del Paese, sono estremamente significativi.
E' ben vero, prosegue il Ministro, che molto di più si sarebbe potuto fare. Il Governo ha tuttavia dovuto, da un lato, affrontare una situazione economica di vera e propria recessione a livello mondiale, quale non si era verificata dall'inizio degli anni '90, e, dall'altro lato, farsi carico di alcune pesanti eredità del passato.
In proposito ricorda la legge n. 124 del 1999 che, nel trasferire allo Stato il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli enti locali in servizio nelle scuole, ha comportato un onere, non previsto né coperto, di circa 790 milioni di euro l'anno per l'incremento degli organici dei collaboratori scolastici, di 460 milioni di euro nel triennio 2002-2004 per il subentro delle scuole negli appalti di pulizia e di circa 300 milioni di euro l'anno per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili impiegati nelle scuole.
Anche per il 2004, la manovra finanziaria ha quindi dovuto continuare a coprire quest'onere, per 375 milioni di euro, giustificato da finalità sociali che ben poco hanno a che vedere con le esigenze della scuola.
Infine, la stessa legge n. 124 del 1999 ha indetto sessioni speciali di abilitazione, stimando la spesa sulla base di una partecipazione di 25.000 docenti. Una interpretazione molto estensiva della norma ha portato invece ad una partecipazione di oltre 200.000 docenti, con un maggior onere di 53,43 milioni di euro, che è stato possibile coprire solo con il decreto-legge 31 luglio 2003, n. 230, attualmente in fase di conversione.
Complessivamente, il Governo ha dunque ereditato e provveduto a coprire, nel triennio 2002-2004, debiti per complessivi 3.550 milioni di euro, che molto più utilmente avrebbero potuto essere investiti nella scuola per migliorare i livelli di apprendimento, per contrastare la dispersione scolastica, per l'edilizia scolastica e per la modernizzazione del sistema.
Con riferimento al settore della scuola, ella evidenzia poi un andamento crescente della spesa, che in valore assoluto si quantifica in un incremento di 2.096,571 milioni di euro tra l'anno 2001 e l'anno 2004. Ciò non tiene peraltro conto delle ulteriori previsioni di spesa derivanti dagli stanziamenti destinati al rinnovo del contratto collettivo nazionale e dei nuovi posti istituiti per far fronte agli anticipi delle iscrizioni, nonchè all'insegnamento dell'inglese e dell'informatica fin dalla prima classe della scuola primaria.

Ella ricorda indi che il rapporto docenti-alunni nella scuola italiana è tra i più bassi in Europa. Le ultime due leggi finanziarie hanno pertanto previsto interventi di contenimento e di razionalizzazione della spesa per il personale della scuola, finalizzati a un allineamento graduale e parziale agli standard europei.
Il fenomeno non più sostenibile della continua lievitazione del numero dei posti al di fuori di ogni compatibilità economica era stato del resto già affrontato dalla legge finanziaria per il 1998, che aveva previsto una riduzione del personale della scuola del 3 per cento nel biennio 1997-1999, con destinazione del 50 per cento dei risparmi allo stesso personale. La legge finanziaria per il 2000 aveva previsto un'ulteriore riduzione dell'1 per cento. Tali previsioni avrebbero determinato un taglio di oltre 32.000 posti, senonché esse non solo non trovarono attuazione, ma risultarono addirittura contraddette da una serie di deroghe che portarono ad un ulteriore aumento di circa 30.000 posti.
L'obiettivo della legge finanziaria per il 2002 è stato invece concretamente perseguito dal Ministero, da un lato intervenendo sulle inefficienze, dall'altro attraverso la naturale contrazione dovuta al calo demografico e con la destinazione di tutte le economie alla valorizzazione dei docenti.
Inoltre, le iniziative di contenimento e razionalizzazione sono state accompagnate da un miglioramento della qualità dell'offerta formativa e da specifici e mirati incrementi di organico finalizzati all'ampliamento e al miglioramento del servizio, su cui ella si sofferma analiticamente. Con particolare riferimento ai posti di sostegno, precisa che essi hanno avuto un andamento crescente dovuto alle deroghe, così da raggiungere un totale di 74.000 unità nel 2001-2002 e di 77.700 unità nel 2002-2003; per l'anno 2003-2004 il monitoraggio in atto consente di affermare che si registrerà una ulteriore crescita per corrispondere all'aumento delle esigenze nelle scuole.
Il Ministro, rispondendo in particolare a quesiti dei senatori Valditara e Bevilacqua, comunica indi che le economie derivanti dalle contrazioni di posti nel 2002 sono state interamente destinate nel 2003 alla valorizzazione dei docenti e del personale amministrativo tecnico e ausiliario, rispettivamente, per 191 e 71,5 milioni di euro.
Ella rammenta altresì che il Governo ha effettuato, nel 2001, 63.000 assunzioni ed è in attesa dell'autorizzazione richiesta per ulteriori 21.000 unità che potranno aver luogo liberamente, dal momento che il blocco previsto per tutto il pubblico impiego non si applica alla scuola.
Alla razionalizzazione e riqualificazione della spesa si accompagna peraltro, prosegue il Ministro, l'avvio del piano programmatico di investimenti per la scuola previsto dalla legge 28 marzo 2003, n. 53, e approvato dal Consiglio dei Ministri, per complessivi 8.320 milioni di euro nel periodo 2004-2008.
A tal fine, il disegno di legge finanziaria destina risorse fresche per 90 milioni di euro allo sviluppo delle tecnologie multimediali, all'orientamento e al contrasto della dispersione scolastica, alla realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione, all'istruzione e formazione tecnica superiore e all'educazione degli adulti.
Il Governo ha proseguito inoltre nello sforzo di razionalizzazione e contenimento degli organici di personale scolastico, anche attraverso interventi volti a limitare l'utilizzazione del predetto personale in compiti diversi da quelli di istituto e a promuovere una più proficua utilizzazione del personale in soprannumero (**) In tale ottica vanno dunque viste le norme in materia di esoneri e semiesoneri dei docenti collaboratori dei dirigenti scolastici. omissis (...)

(**) Consiglierei - a questo proposito - di leggere la nota pubblicata su Frg: Docenti in esubero, al via la riconversione.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 20-10-2003
Cara Grazia, io so di essere a volte un po' troppo idealista più che retorica, comunque è proprio questo idealismo che mi ha sempre spinto ad andare avanti , senza paraocchi e soprattutto non cambiando mai le mie iedee politiche. Semmai le ho rivisitate in base agli eventi storici e per questo ho ritenuto intraprendere strategie diverse, rispetto ad altre situazioni, per raggiungere determinari obiettivi. Perchè faccio questa introduzione? Per rispondere a quanto tu sostieni, affermando che anche se scioperare per uno o due mesi interi non è contemplato dalla legge, si può tuttavia indurre i parlamentari ed i sindacati a cancellare quanto previsto dall'attuale normativa. Ciò invece di cui sono sicura è che anche se si potesse scioperare per un mese, nessuno lo farebbe, poichè noi insegnanti italiani non possediamo la stessa cultura dei nostri vicini francesi, abituati alla lotta da secoli. Un' altra domanda che vorrei porre a te, che mi sembra rappresenti la GILDA , è :- Che cosa ha fatto fino ad ora questo sindacato più degli altri, e che cosa si propone di fare per cambiare ciò che non va? Io ho assistito ad alcune assemblee della Gilda, molto ma molto deludenti, in quanto corporative al massimo e di fatto molto retoriche, quasi quanto lo sono io. Altro punto che vorrei comunicarti, sempre ponendoti una domanda:- Non ti sembra ora che tutte le organizzazioni sindacali presenti in italia la smettano in determinate e critiche situazioni di farsi la guerra ed al contrario trovare un punto d'incontro per raggiungere insieme lo stesso obiettivo? La nostra categoria ha tanto bisogno di sentirsi unita, ora più che mai, e di ritroversi pur nella diversità. Ed allora, basta con le polemiche inutili, cerchiamo di AGIRE. Di chiacchiere forse siamo abituati a farne troppe.

 Giuseppe Aragno    - 21-10-2003
Ti sono grato per la stima, che ricambio senza riserve. E' come dici: il governo non cadrà per lo sciopero. Come darti torto, Grazia: lo sciopero non abbatte più un governo. Siamo anzi a questo paradosso: se riesce, lo sciopero, non fa danni al governo, se fallisce, lo rafforza e, di conseguenza, fa seri danni ai lavoratori. Facciamo che questo non accada.

 Caelli Dario    - 26-10-2003
Avanzo timidamente una osservazione. Se si facesse uno sciopero della scuola per i problemi della scuola, forse, avrebbe il successo che merita, ovvero porterebbe a qualche cambiamento nelle delicate questioni citate nell'articolo. Se invece lo sciopero è generale, politico, nel senso di espressione visibile del dissenso di una parte del paese, allora richia di diventare un boomerang che ricade ancora sui lavoratori senza alcun vantaggio tangibile.
Io ritengo che la chiarezza nella lotta che i cugini d'oltralpe dimostrano di avere e la conseguente fermezza, non ci siano in Italia anche perché le organizzazioni sindacali fanno molta confusione agitando spauracchi su ciò che non c'è e non sottolinenando come dovrebbero i veri guasti di certe proposte. Detto questo auspico una seria riflessione sul risultato di questo sciopero. A cosa è servito? Cosa si vuole andare a discutere con una controparte che non appare per nulla disturbata da questo sciopero? Si riparte dalla situazione del 23 ottobre 2004? Ecco io francamente non vedo risultati concreti di questo sciopero.