Personalizzazione
Arturo Ghinelli - 17-10-2003
Accantonando per un attimo la questione del tempo, che ho già affrontato, provo a entrare ancor di più nel merito della riforma Moratti e praticare così un fattivo razionalismo critico per non essere accusato di pregiudiziale protesta o di rassegnato silenzio.
L’idea centrale da cui discendono tutte le più rilevanti novità di questa riforma è la personalizzazione.


Cosa è la personalizzazione?

Di sicuro non è la più conosciuta individualizzazione,
che da sempre consiste in strategie diverse per arrivare ad un obiettivo comune.
Invece la personalizzazione è una gamma di opportunità finalizzate al raggiungimento di traguardi diversi.
Infatti mentre l’individualizzazione è servita soprattutto, negli anni passati, al recupero degli alunni svantaggiati per ridurre gli insuccessi, la personalizzazione offrirà molte opportunità ai migliori per far emergere forme di eccellenza.
”La personalizzazione promuove le eccellenze”.
Qualcuno si è sforzato di dimostrare che la personalizzazione morattiana discende dai metodi di differenziazione dell’apprendimento e che pertanto i suoi genitori sarebbero pedagogisti del calibro della Montessori, Dottrens o Freinet. Tutti questi furono autori di metodi diversi che però avevano un obiettivo comune: garantire a tutti la padronanza delle competenze fondamentali.
Appartenevano cioè tutti ad uno stesso gruppo sanguigno di tipo democratico.
Questa personalizzazione invece è aristocratica, elitaria, si preoccupa dei migliori.
Ci ha già provato Bertagna a citare Don Dilani come esempio di differenziazione.Infatti nella lettera a una professoressa diceva: ”Non c’è cosa più ingiusta che far le parti uguali tra disuguali”
Ma non hanno capito che il Priore di Barbina ne traeva la conseguenza che bisognava dare di più a chi ha di meno e non dare di più a chi ha già di più, come pretende la personalizzazione.
Questo aumenterebbe l’effetto forbice che spesso si riproduce nella scuola, così chiamato perché aumenta le differenza di partenza dei ragazzi anziché diminuirle.
Fino ad arrivare ad un pluralismo dei percorsi formativi. Si passerebbe così dal pluralismo delle didattiche all’interno di uno stesso percorso, al pluralismo dei percorsi, corsie parallele fino alla terza media, che diventerebbe casello di ingresso per due autostrade( licei e formazione professionale) che vanno in direzioni diverse.
Lo strumento per questo viaggio sono i Piani di Studio Personalizzati, che rendono il percorso di ogni studente parallelo a quello di tutti gli altri. In questa ottica la scuola potrebbe anche essere abolita per la sua assoluta inutilità ed essere sostituita dal precettore, scelto e pagato direttamente dalla famiglia, che impone la promozione delle eccellenze, anche di quelle che non esistono nel figlio ma che mamma e papà tanto vorrebbero che ci fossero, perché il pargolo potesse arrivare a fare il mestiere preferito dai genitori. I Piani di studio personalizzati tendono a promuovere le eccellenze di uno, a prescindere da quelle degli altri, non serve perciò stabilire standard di apprendimento e neanche valutare la qualità degli esiti degli studenti, basterà il controllo fiscale della famiglia che terrà il fiato sul collo dell’insegnante- precettore per stabilire se le eccellenze del figlio sono state davvero promosse o soltanto promesse. Infatti nei documenti ministeriali, quando si parla di valutazione si dice che non si persegue il mito dell’oggettività, ma si ridefinisce in un processo continuo di condivisione tra tutti gli attori della scuola.
Esiste già il precedente del livello dell’atrazina nell’acqua, è bastato mettersi d’accordo di alzarlo perché l’acqua diventasse legalmente potabile.
La valigia che accompagnerà il ragazzo in questo viaggio nell’istruzione sarà il Portfolio.
Appena ho letto questo termine mi è venuto subito in mente quella cartella che ha lo stesso nome, contenente esempi significativi di disegni e che i giovani illustratori portano con sé alla Fiera del Libro di Bologna da mostrare al cliente editore. Se il ragazzo deve essere il manager di se stesso , come ha detto il Presidente del Consiglio, è meglio che si attrezzi subito per affrontare i suoi futuri clienti.
In realtà, ho capito dopo che il Portfolio non è solo del ragazzo ma anche della scuola e della famiglia, perciò si tratta di una multiproprietà. Come tutte le multiproprietà i guai verranno quando ogni proprietario vorrà metterci dentro quello che gli sembra un valore e che l’altro proprietario invece non vuole perché lo considera un inutile zavorra. E’ facile immaginare cosa succederà durante le sedute tra allievo, maestro tutor e famiglia per la compilazione del Portfolio.
Come si concili tutto questo con la nuova disciplina prevista denominata ”Convivenza civile” e in particolare con l’abilità che l’allievo dovrebbe raggiungere:”Mettere in atto comportamenti di accettazione, rispetto e disponibilità verso gli altri e verso il diverso da sé” non è dato sapere. Fino ad ora la famiglia, che trovava difficoltà a spiegare il concetto di fratellanza, essendo costituita per lo più da figli unici, poteva contare sulla scuola, il luogo in cui ciascuno esiste e cresce (cognitivamente e non solo) anche grazie alla presenza degli altri.
Come farà la famiglia d’ora in poi?
Manderà a scuola il proprio figlio armato non di valori, ma di pistole come nel liceo Columbine, ripreso dal film Elephant? Naturalmente in questa ipotesi i revolver non saranno uguali per tutti ma opportunamente personalizzati.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 massimo mancini    - 19-10-2003
Che dire? divertente e perfetto.
Comunque anche questa, come l'autonomia Berlingueriana non si realizzera`, perlomeno non con questo impianto di scuola (classi, organici sulle classi, classi di concorso ecc.ecc., orario definitivo ecc.ecc.), semplicemente non c'e` modo.
Il che non e` un bene, e` molto peggio...cercheranno (presidi in testa?) di farci diventare scemi un'altra volta. Anche stavolta la sventurata rispondera`?
max

 Emilia Mastronardi    - 19-10-2003
Questo è l'aspetto più deleterio e pericoloso della riforma morattiana, ciò che più di ogni altra cosa mi manda in bestia: lo sfondo ideologico che viene fuori senza maschere. E' l'idea di rinforzare ed enfatizzare le differenze creando classificazioni ed etichettature tra individui. La cosa peggiore è che mentre nel passato i cambiamenti, anche se sostenuti comunque da un pensiero filosofico e pedagogico di fondo, miravano solo ad un miglioramento didattico-organizzativo, adesso si ha la netta sensazione che la riforma, oltre a non giovare a nessuno, comporti sconvolgimenti radicali che metteranno docenti e dirigenti in seria difficoltà perchè si tratterà di adeguarsi a modelli che vanno contro quei valori che sono alla base dei concetti di educazione e di democrazia. Dovremo obbedire e tacere in nome di un giuramento che ci vincola al rispetto delle indicazioni dello Stato? Meglio cambiare mestiere… se si può.
Emi

 Nadia Bonora    - 20-10-2003
Sono perfettamente d'accordo. Analizzando il documento di Chiosso sulla personalizzazione, dal sito del MIUR , mi è balzata agli occhi l’estrema ipocrisia dell’affermazione “…uno dei fattori costitutivi dell’equità formativa sarebbe perciò costituito dal riconoscimento della pari dignità dei percorsi formativi extrascolastici rispetto a quelli scolastici. L’opportunità offerta ai giovani di poter scegliere tra una molteplicità di percorsi, non soltanto all’interno del sistema scuola, ma anche presso sedi extrascolastiche, o in forma mista e alternata, accompagnata dalla flessibilità organizzativa,…. Sarebbe una valida strategie personalizzante e cioè in grado di rispondere alle esigenze, alle aspettative e alle capacità di ciascuno”
Ma quale ragazzo italiano può permettersi di lasciare la scuola per frequentare in modo personalizzato e flessibile un corso di lingua inglese presso un college di Oxford o quello di informatica o magari un corso di altissimo livello in matematica? I ragazzi che conosco io vivono in paesi dove non c’è nulla di tutto questo, al massimo c’è la polisportiva! E poi quale genitore può seguire, consigliare il proprio figliolo in un percorso così “personalizzato”? quelli che conosco io lavorano da mattina a sera e chiedono la scuola a tempo pieno perché non saprebbero come fare a seguire il proprio figliolo nemmeno nei compiti a casa!
Nelle scuole “personalizzate” il figlio del professionista (Pierino) continuerà a frequentare il liceo classico e integrerà il suo percorso scolastico con esperienze formative di vario genere a pagamento e in momenti extrascolastici; il figlio dell’operaio o del cococo (Gianni) si iscriverà ad un corso professionale dove fin da subito imparerà cos’è il lavoro con esperienze molto formative di alternanza scuola-lavoro e concluderà quanto prima il suo percorso scolastico per andare a lavorare e “mettere giù” dei contributi per la pensione.
La vera “personalizzazione” che si realizzerà concretamente sarà quella di due canali scolastici paralleli che creerenno le scuole di classe: di elite e di basso livello.
Infatti il Chiosso avverte che la “personalizzazione va sostenuta con un insieme di iniziative di tipo sociale necessarie per evitare che i canali non scolastici finiscano per essere prerogativa soltanto dei soggetti più deboli sul piano cognitivo ed economico, come se il mondo del lavoro e della produzione potesse accontentarsi dei soggetti più deboli o più poveri “(sic)
Ogni insegnante sa che il modello di scuola che si basa su questo concetto di personalizzazione è pura illusione: non ci sono materialmente le possibilità per realizzarlo. Quale insegnante potrà predisporre una varietà di piani personalizzati e di portfogli? C’è già troppa carta e burocrazia che gira per la scuola mentre gli insegnanti hanno bisogno di essere maggiormente valorizzati.