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Una ricarica di creatività sociale. Nasce Reload
Il Manifesto - 16-10-2003
Non è un centro sociale né una casa occupata, ma un laboratorio di navigazione web. Resisterà?



Alla conquista dello spazio, virtuale e reale. E' il progetto Reload, una fucina di idee per sperimentare la libertà di usare le nuove tecnologie al servizio della creatività e delle esigenze di chi vive in città. Non è un sogno, da tempo questo è l'obiettivo di alcuni ragazzi che «ragionano» sui computer sempre accesi delle realtà più in movimento di Milano.

Per rendere davvero accessibili a tutti le nuove vie dei cybernauti, i ragazzi hanno deciso di occupare uno spazio vero e proprio, quattro mura dove allestire un laboratorio pubblico con pc e connessioni gratuite.
Ci hanno provato una prima volta due settimane fa, ma sono stati sgomberati quasi subito. I «reloadiani» però non si sono arresi e domenica hanno replicato, prendendosi un locale con tre vetrine di proprietà del comune, abbandonato da 15 anni.
Ma che fanno questi mediattivisti? Se non lo sapete ecco un buon motivo per fare un salto in via Confalonieri.
Non siete di Milano? Nessun problema, tutte le informazioni possibili le trovate sul sito reload.realityhacking.org. Se invece vivete a pochi passi da Reload, nel quartiere Isola, allora presto potrete connettervi wireless, un modo per entrare in internet senza bisogno di cavi, liberi dalle linee telefoniche e soprattutto da chi le gestisce.
Vi basterà avere una scheda e il vostro computer per entrare in una «comunità senza rete». Se invece per voi avere il computer è un lusso, potrete usare gratuitamente i pc.
Ma non aspettatevi di trovarvi davanti alla solita noiosa schermata di windows, perché qui nessuno sopporta il lavaggio del cervello di Microsoft; si usa solo Linux, il sistema operativo sviluppato con il contributo di migliaia di programmatori indipendenti. E se non ci capite niente, allora potete partecipare a workshop e corsi gratuiti autogestiti.
«Non bisogna essere maghi», a Reload dicono che per non sentirsi vittime della tecnologia e di chi la controlla bisogna conoscerla e condividere ciò che si è imparato scoprendo nuovi spazi per esprimersi senza chiedere il permesso. Per esempio, si può fare una trasmissione alla radio che già trasmette online (radio.uk1.indyme- dia.org:8100/reload2).

Libera tecnologia in libero spazio, è questa la chiave politica del progetto Reload. Non è un centro sociale, non è una casa occupata, è «solo» un laboratorio per potersi esprimere. Per i ragazzi della città «creativa» per eccellenza questo è un istinto ipertecnologico destinato a scontrarsi con l'ottusità della giunta di Albertini. Reload da oggi è attivo, i computer sono già accesi e accessibili: ma da un momento all'altro rischia di essere nuovamente sgomberato.

GIORGIO SALVETTI

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