I sondaggi e la scuola in Italia
Aldo Ettore Quagliozzi - 14-10-2003
A proposito della “ bocciatura “ degli insegnanti italiani giudicati dai loro alunni.

Come sempre una “ pietosa sorpresa “ accoglie una notizia di stampa al riguardo degli insegnanti italiani e del loro rapporto con gli adolescenti. Sarebbe ora che la si smettesse di “ sorprendersi “ o fingere di sorprendersi allorquando un occhio attento scruta all’interno di quel mondo appartato che è la scuola italiana, all’interno del quale vengono compiuti quotidianamente grandi o piccoli ma innumerevoli “ misfatti “.
Mi pare giusto allora riportare quanto ha scritto il professore Raniero Regni, professore della facoltà di Scienze della formazione della LUMSA di Roma che, parlando dello " stato motivazionale " degli insegnanti della scuola italiana ha scritto, sulla base di una indagine I.A.R.D. :

" ( ... ) un quarto di essi sembra avere introiettato profondamente alcuni tratti peculiari della marginalità: perdita dell'autostima, depressione, pessimismo etico, impoverimento del senso della partecipazione sociale, relativa deresponsabilizzazione, asservimento alle logiche burocratiche. Un altro quarto è composto da docenti di una certa età e di grande esperienza che hanno mantenuto un elevato impegno scolastico ed extrascolastico ( ... ) . Gli altri due quarti sono costituiti dalla massa del corpo docente , che ha perso la sua tradizionale identità professionale ma che non ne ha acquistata ancora una nuova, che oscilla, con comportamenti ambigui e contraddittori, tra l'impellenza del cambiamento e il timore di perdere le poche ma sicure garanzie che potrebbero essere messe in discussione".

Ma il problema degli insegnanti italiani non può rimanere come occasionale ed interessante notizia giornalistica senza un seguito, allorquando anche altre importanti istituzioni hanno preso in esame lo stato della scuola italiana per il versante più importante, ovvero quello degli insegnanti. In una ricerca condotta dalla A.S.L. Città di Milano e coordinata dal dott. Vittorio Lodolo D' Oria, è emerso uno spaccato " veramente straordinario " della scuola italiana e dei suoi protagonisti principali, gli insegnanti.
Dalla ricerca citata, che ha per titolo " Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti ", si rileva con grandissima apprensione come

" alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all'attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato ed apatico nei rapporti interpersonali, e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale, che ricorre frequentemente negli insegnanti. ( ... ) "

Ed ancora da quella ricerca :

" ( ... ) la categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quello del personale sanitario e tre volte quello degli operatori."

Nella sua breve presentazione il dottor Lodolo D'Oria avverte :

" E' verosimile ritenere che la sindrome del burnout, quando trascurata, possa costituire la fase prodromica della patologia psichiatrica franca "
e pertanto ritiene necessari
" ( ... ) ulteriori approfondimenti epidemiologici, affiancati da contestuali interventi operativi volti a contrastare tempestivamente la sindrome del burnout negli insegnanti. Si ritiene necessaria l'apertura di un dibattito che coinvolga istituzioni, parti sociali, amministrazioni scolastiche, associazioni di categoria, studenti, famiglie e comunità medico-scientifica, in ragione della portata e della multidimensionalità del problema che interessa gli ambiti sanitario, sociale, culturale, economico e istituzionale."

E' o non è questo un tema centrale su cui tutti noi siamo tenuti a riflettere, se rimane sempre vera la centralità della Scuola nel nostro Paese?
E’ pur vero che la scuola italiana con il suo sterminato numero di “ dipendenti “ ha rappresentato sempre un buon serbatoio di voti per alcuni partiti di governo che non hanno mai voluto mollare la presa su quel dicastero se non in rarissime e brevissime occasioni, senza in fondo mai “ governare “ un mondo così complesso; ma i risultati di quel non-governo sono sotto gli occhi di tutti.
Quanta credibilità ha il mondo della scuola italiana nella considerazione sociale? E poiché sembra che tale credibilità sia al minimo livello, è per questo motivo che si negano alla scuola tutte quelle ingenti risorse di cui oggi avrebbe bisogno?
Forse che la soluzione ai tanti problemi della scuola italiana si trova nella attuale politica del centro-destra che con le sue scelte economiche ridimensiona la scuola pubblica?

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Marino Bocchi    - 14-10-2003
George Gallup, l’inventore dei sondaggi di opinione, ha trasformato la statistica in una magia. Poni una domanda, e già il porla presuppone la risposta, poi elabori le risposte in numeri assoluti e da questi ricavi i relativi e le percentuali. Risultato: ottieni ciò che vuoi ottenere. L’esito del sondaggio è uno specchio non del senso comune di una società o di un segmento di essa, ma del senso comune di chi lo commissiona.
Prendiamo, ad esempio, il rilevamento demoscopico pubblicato ieri, tra gli altri, da Repubblica. Qualche centinaio di giovani è stato chiamato a dire ciò che pensa dei propri insegnanti. Era ovvio che i ragazzi avrebbero risposto in base al cliché sociologico con cui vengono descritti: essendo ritenuti sostanzialmente degli idioti hanno detto che i docenti vestono male, sono sciatti e non guardando i programmi della De Filippi, non sanno comunicare con loro, né capirli. Il che è pure vero, tra parentesi e senza scomodare la De Filippi. E i giornali, che commissionano o pubblicizzano i sondaggi per poi, attraverso i commenti, ribadire e rilanciare il luogo comune, dedicano pagine di analisi, per due o tre giorni battono il ferro, quindi lo lasciano progressivamente raffreddare e infine non se ne parla più. Fino al prossimo sondaggio. Anche quello di ieri è falso e fuorviante. E per una serie di ragioni.
Chi si fa interpellare sa perfettamente quello che si pretende che dica. I ragazzi conoscono il cliché che è stato creato su di loro e si adeguano. Perché sono ironici. Perché non gliene frega niente. Perché, ed è il fatto più grave, a forza di sentirselo ripetere da tutti (sondaggi, docenti, intellettuali, giornali e tv) si sono convinti di essere idioti. E ci giocano pure. E alcuni sono davvero qualunquisti, indifferenti e cinici, per aver assorbito il clima culturale che li circonda, prodotto dagli stessi che li analizzano e li giudicano. Insomma, i sondaggi rivelano che il rapporto fra le generazioni si è ormai trasformato in un gioco di specchi: ciascuna tende a vedere nell’altra l'immagine rovesciata di se stessa.

E mi sorprende che in questa specie di corto-circuito sia caduto anche Marco Lodoli, bravo scrittore e bravissimo insegnante. Il quale commentando i dati dice che si è invertito lo schema che per secoli ha presieduto al conflitto vecchi-giovani, quello per cui “i vecchi si irrigidiscono in un realismo asfittico e i giovani li incalzano con la bufera delle loro emozioni disinteressate, nobili, spesso incomprensibili, e la vita si rinnova”. Adesso si gioca a parti capovolte, questa indagine lo dimostrerebbe in via definitiva. Sono i vecchi, cioè noi ex post-sessantottini, pare di capire, ad aver conservato gli ideali mentre loro, gli idioti, omai schiavi dell’ideologia del consumismo, non pensano ad altro che al denaro e al successo. Non alcuni giovani ma tutti i giovani.
"Io arrivo a scuola (scuola di periferia, lo ricordo sempre, la più lontana dalle ansie culturali, la più vicina al televisore) portando riviste di musica, i cd dei Radiohead o di Capossela, i libri appena usciti, gettando sul tappeto argomenti d´attualità che mi paiono vitali, e spesso vado a sbattere su commenti tipo: «Professò, ste cose interessano solo a lei e a quattro matti come lei, a noi ce piacciono la De Filippi e Gigi D´Alessio, i tatuaggi e le vetrine del centro commerciale. Quando butta quel catorcio di vespa?».

Lodoli, nel suo buon italiano, che sinceramente gli invidio, non si rende conto di dare credito al principale strumento di creazione dell’ideologia consumistica, che è per l’appunto il sondaggio. Non si rende conto di procedere in base a generalizzazioni, esattamente come fanno la Moratti e il sistema politico-economico dominante: che ha bisogno di creare questa immagine del giovane ebete e di inculcargliela nella mente, proprio per vendere i suoi stili di vita e i suoi prodotti, che crea il disagio perché il disagio serve al mercato: della pubblicità, delle droghe, per fare due esempi.
Pure io insegno in un professionale: ma solo pochissimi fra gli alunni della mia scuola avrebbero risposto in quei termini. Anche se molti guardano la De Filippi. Sghignazzando. E ho un’alunna che ha partecipato alle selezioni per Il Grande Fratello. Ma che si è anche letta tutta la Divina Commedia e ha imparato, per puro piacere, il canto di Paolo e Francesca a memoria. Anch’io vado in vespa. Spesso gli “idioti” mi propongono un “garino”. Io, scrupolosamente, mi rifiuto. Però mi piacerebbe.

 Ilaria Ricciotti    - 17-10-2003
Sindrome di burnout, sondaggi negativi sugli insegnanti. Alcune di queste osservazioni potrebbero essere anche vere, ma gli esperti non spiegano perchè si arriva a tanto. Perchè certi isegnanti sono così? E se lo sono, come arginare questo marasma prima che dilaghi a dismisura? Con le scelte che sta facendo questo governo?
No alle affermazioni negative di una categoria generalizzando, sì ad una verifica seria ricercando giusti rimedi, affinchè gli insegnanti siano dei veri educatori. Parliamo inoltre anche delle cose positive che vengono portate avanti nelle scuole e non soltanto di malascolarità.

 Giuliano Galiardi    - 20-10-2003
Mantenendo l'attuale struttura scolastica con classi numerose e lezioni frontali il 50% degli insegnanti non è adatto. E allora le strade sono due : o si alzano gli stipendi per attirare laureati adatti oppure si riduce il numero degli alunni per classe fino ai minimi termini
In ambedue i casi è questione di soldi e siccome i soldi non ci sono le due soluzioni sono improponibili.
Proposta: perchè il ministero non rinuncia a fare riforme che non hanno mai successo ? perchè non lascia agli insegnanti, che sono a contatto quotidiana-mente con i problemi scolastici, di organizzarsi nel modo migliore nelle singole scuole ?

 Vittorio Lodolo D'Oria    - 08-02-2004
Caro Quagliozzi, condivido appieno quanto lei scrive (mi spiace leggere solo ora il suo intervento) e soprattutto quando lei afferma che dobbiamo occuparcene tutti (nessuna parte esclusa) al più presto. Il mio sconcerto all'incontrare così tanti insegnanti affetti da psicopatie (nel 70% dei casi di tipo ansioso-depressivo e cioè reattive ad una situazione e non primitive cioè a carattere eredo-familiare) mi indusse nel 98 a studiare il fenomeno accortamente. Il risultato che ne è emerso è riportato per intero nello studio Getsemani. Aggiungo inoltre che sto elaborando anche i dati del biennio 2002-03 e posso già anticipare che le psicopatie negli insegnanti passano dal 45% (biennio 92-92) al 58%.
C'è bisogno di attendere ulteriori conferme?
Nella speranza di riuscire a incontrarla personalmente per approfondire argomento e possibili iniziative alle quali sto già lavorando, le segnalo la rubrica che sono stato invitato a tenere sul sito www.proteofaresapere.it (burnout, psicopatie e antidoti).

Cari saluti e complimenti per i suoi scritti.

Vittorio Lodolo D'Oria