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Vajont
A.P. - 09-10-2003
10 ottobre 1963, Tina Merlin



Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1909 vittime
.

Quanto pesa un metro cubo d’acqua?
Un metro cubo d’acqua? Mille chili, una tonnellata. Una tonnellata va bene?
Le frane le misurano a metri cubi. Il metro cubo è l’unica cosa che resta fissa, perché poi la densità, il peso, cambiano.
Il 9 ottobre 1963 dal monte Toc, dietro la diga del Vajont, si staccano tutti insieme 260 milioni di metri cubi di roccia.
Vuol dire quasi sei volte più della Valtellina.
Vuol dire seicento volte più grande della frana della Val di Stava.
Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago dietro alla diga e sollevano un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. Di questi cinquanta milioni, solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua... Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè.
Duemila i morti.
Marco Paolini




Eppure, sembrò una vendetta della natura



da “Il Giorno” ,’11 ottobre 1963, Giorgio Bocca:
Ecco la valle della sciagura: fango, silenzio, solitudine e capire subito che tutto ciò è definitivo; più niente da fare o da dire. Cinque paesi, migliaia di persone, ieri c ‘erano, oggi sono terra e nessuno ha colpa; nessuno poteva prevedere. In tempi atomici si potrebbe dire che questa è una sciagura pulita, gli uomini non ci hanno messo le mani: tutto è stato fatto dalla natura che non è buona e non è cattiva, ma indifferente. E ci vogliono queste sciagure per capirlo!... Non uno di noi moscerini vivo, se davvero la natura si decidesse a muoverci guerra...

da “Il Corriere della Sera”,’11 ottobre 1963, Dino Buzzati:
Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia.Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi lo ha costruito perché il bicchiere era fatto bene, a regola d ‘arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Anche dal punto di vista estetico.

Ma molti sapevano




E Tina Merlin lo ha raccontato ne Sulla pelle viva: Il caso del Vajont, la testimonianza più convincente che sia mai stata scritta su questa tragedia, portando alla luce i misteri che per anni hanno celato la verità sulla catastrofe del Vajont.
"Questo libro è un onesto pugno nello stomaco di chi sente... vergogna dell'ignoranza collettiva intorno al Vajont. L'ho letto nel 1993. La mia copia è piena di sottolineature. La copertina è consumata dai viaggi. Ho preso il mio pugno nello stomaco da Tina, e da allora ho cominciato a raccontare la del
storia del Vajont, cercando di farlo onestamente senza per questo essere neutrale." (Marco Paolini)


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