La statistica
Marino Bocchi - 24-02-2001
“Tutto e’ cominciato così. Un giorno – quando avevo quattordici anni – ero a letto con trentanove di febbre. Mio padre mi si era sdraiato accanto e chiacchieravamo. Il discorso e’ scivolato piano piano sul sesso. Gli ho detto: “Guarda, papà, io mi sento omosessuale”. Lui ha replicato semplicemente: “Questo e’ molto bello: insomma, che tu lo dica così. Ti auguro buona fortuna, perché per te la vita non sarà facile”….Mamma è molto diversa da papà. Mi spiace dirlo. E’ una donna bellissima ma povera di spirito. Era di sinistra e ora ha idee reazionarie…Parlando di omosessualità in generale lei mi ha detto: “Sono le ultime persone di cui ti devi fidare”.
Alessandro, che nel 1992, quando uscì il libro inchiesta “Ragazzi che amano ragazzi” di Piergiorgio Paterlini, aveva 16 anni, era uno dei cinquecentomila ragazzi omosessuali dei quali, diceva Paterlini, “non sospettiamo nemmeno l’esistenza……..A occhio e croce, un figlio ogni cinque famiglie, due-tre studenti per classi, parecchi amici di quartiere, bar, associazioni……Cosa fanno, cosa pensano? Come sara’ la loro vita?”
Prima o poi qualche istituto di ricerca ce lo dira’, in formato statistico. Ah, la statistica, quella di cui i giornali che si occupano di scuola sono pieni, ogni giorno, quella cui ricorrono i media per confezionare le loro banalita’ di numeri e di serie, di pregiudizi e stereotipi. Se n’era accorto Giacomo Leopardi (“Palinodia al Marchese Gino Capponi”) che diffidava di questa scienza allora agli inizi che tutto vorrebbe spiegare e trasforma l’individuo in una percentuale. Se ne servirono i nazisti per ridurre gli ebrei a infiniti punti su schede perforate, su brevetto IBM (“Edwin Black, L'IBM e l'Olocausto, Rizzoli, 2001), cosi’ da organizzarne in maniera scientifica la deportazione nelle camere a gas.
Dunque cosa ci dice la statistica, a proposito della “generazione perduta”? Ci dice che i ragazzi di oggi sono apatici, indifferenti, cinici, non hanno interessi, sono intolleranti. Tutti. Proprio tutti? Non si direbbe. Esistono scuole frequentate da alunni che non corrispondono al quadro descritto dagli istituti di ricerca.. Una di queste e’ il Liceo Scientifico Fanti di Carpi, provincia di Modena, il cui comitato studentesco decide di organizzare per il 22 febbraio un’Assemblea su temi come vivisezione, memoria storica e, udite udite, “la prevenzione del disagio degli adolescenti gay nelle scuole”. Riguardo all’ultimo punto, il Consiglio d’Istituto, per bocca del Preside, boccia l’iniziativa. Vada per la memoria storica, vada per la vivisezione, almeno fino a quando le industrie farmaceutiche non entreranno tra gli enti finanziatori della scuola dell’autonomia ma i gay no, non li vogliamo. Motivazione? Manca il contraddittorio, dato che e’ prevista la sola presenza di un rappresentante dell’Arcigay. Nello stesso giorno, i contradditori potenziali entravano in azione a Torino seviziando uno studente che aveva difeso gli scrittori omosessuali in classe. Ma di certo il dirigente scolastico suddetto non pensava di allargare l’invito ad un naziskin, gli sarebbe forse bastato un prete, o forse Bossi, o magari uno scienziato esponente di quel determinismo biologico che tanti lavori ha prodotto in questi ultimi anni, ovviamente sotto forma di tabelle statistiche, le quali dimostrano “scientificamente” che l’omosessualita’ e’ il prodotto di una istruzione sbagliata di un qualche gene da correggere. “Bravo Preside”, hanno gridato i genitori cattolici degli alunni del “Fanti”. Tutti d’accordo: meglio che i ragazzi si occupino di altro, meglio indifferenti e cinici, che liberi di pensare e di capire e amare il diverso. Dall’azienda scuola debbono uscire competenze standard, non cervelli e pensieri divergenti. Per il dirigente scolastico del Fanti, per il suo consiglio d’Istituto, la statistica e’ una scienza esatta. Conviene a molti che sia cosi’.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 eleonora    - 11-06-2001
ciao, sono una studentessa del liceo Fanti.
Devo dire che anch'io ero molto arrabbiata quando il Consiglio ci ha vietato di parlare nella NOSTRA assemblea d'istituto della sessualità e dell'omosessualità in particolare.
Ma voglio anche precisare che in seguito questa discussione si è tenuta, in Sala Congressi: erano presenti tutte le terze dell'istituto, gli insegnanti accompagnatori ( e, vi assicuro, molti di questi assolutamente tolleranti verso persone con gusti sessuali diversi dai loro), il preside, una psicologa, un'assistente sociale e il rappresentante dell'ARCIgay.
Abbiamo guardato un video realizzato in una scuola italiana dove si erano incontrati ragazzi dichiaratamente omosessuali, studenti e insegnanti.
Dopo alcune spiegazioni da parte di chi ne sapeva più di noi sull'argomento(psicol.,profs,assistente), abbiamo discusso delle nostre idee.
Il dibattito è durato circa un'ora,interrotto per mancanza di tempo. La mattinata è finita con la testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle la scoperta di essere omosessuale e il disagio di crescere e maturare in una società fondamentalmente etero.
Questa giornata è stata concessa dal preside e dai genitori del C.d'Istituto, come anche gli approfondimenti per i genitori(ma non solo)sul problema adolescenziale dell'identità sessuale, svoltisi in questo periodo.
Penso che l'incomprensione che si stava creando tra studenti, genitori, preside e media debba essere eliminata: il problema non è stato assolutamente evitato o dimenticato ma, anzi, affrontato seriamente e con impegno.
Grazie
Eleonora