breve di cronaca
SCIOPERO GENERALE
Cgilscuola - 03-10-2003
Sarà scontro duro su pensioni, finanziaria,contratto e scuola pubblica
Le volontà del Governo sulle pensioni sono inaccettabili.


Esse segnano l’intenzione di peggiorare fortemente le tutele dei lavoratori, colpiscono con assurde discriminazioni (come l’esclusione dagli incentivi) i lavoratori della scuola e del pubblico impiego, tolgono ogni copertura ai giovani.

Chiaro il tentativo di smantellare il sistema pensionistico pubblico, di fare cassa per coprire la voragine dei conti prodotta da Finanziarie sempre più “creative” sul versante delle entrate, di affidare al mercato le pensioni.

Lo sciopero del 24 ottobre, proclamato dalle Confederazioni, rappresenta un appuntamento di straordinaria importanza per tutto il mondo del lavoro e per la scuola e segna l’avvio di una intensa stagione di lotte unitarie.


Con quella lotta rispediamo al mittente anche la Finanziaria per il 2004.


a) Non prevede le minime risorse necessarie per i rinnovi contrattuali dei lavoratori della scuola.

b) Conferma i pesanti tagli di organico di ben due Finanziarie, i cui effetti si sommano fra di loro, e che devasteranno le scuole.

c) Gli 8000 milioni di euro per la scuola, promessi da Berlusconi, si sono sciolti come neve al sole in pochi giorni.

d) Il fatto che si riparino due errori imperdonabili (ripristinando la gratuità per il primo anno di scuola superiore e introducendo le fasce di reddito per i contributi a chi frequenta le scuole private), da noi pesantemente denunciati, non cambia il segno ad una manovra che resta pesante.

La scuola pubblica non è amata da questo Governo: se la Legge Moratti si applicherà nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare ciò avverrà mediante autofinanziamento con la riduzione dell’organico: non si è voluto investire neanche un euro!

Le uniche risorse previste (90 milioni di euro) recuperano in modo minimo il taglio di oltre 40.000 posti di lavoro.

Nel frattempo neanche una immissione in ruolo, nonostante 100.000 posti vacanti!

E’ una situazione vergognosa.

La mobilitazione, la lotta e le manifestazioni unitarie dei sindacati della scuola si incaricheranno di dare la giusta risposta.


S C I O P E R O

La risposta unitaria dei sindacati confederali alle false e pretestuose esternazioni del Presidente del Consiglio , è stata immediata: sciopero generale il 24 ottobre e l’inizio di un lungo percorso di lotta, mobilitazione ed informazione.

La gravità delle posizioni che sta assumendo il governo è a tutto campo. Investe sia il metodo che il merito delle cose.

Il giorno prima del previsto confronto con i sindacati sulla riforma previdenziale, Berlusconi, senza possibilità di contraddittorio, in televisione, elargisce agli Italiani la propria verità sul perché della necessità della riforma. Lo fa basando il suo pacato ragionamento su mezze verità e su falsità vere e proprie ed annuncia che chi non la pensa come lui è un ingannatore.

Berlusconi non convince ed è chiaro che ha paura, perché sa bene che la posizione dei sindacati è sostenuta da argomentazioni forti, mentre gli effetti della riforma sono facilmente intuibili e sono una disgrazia per i cittadini e per il futuro del sistema previdenziale.

Vediamo questi effetti, mettendo in ordine i 3-4 punti principali che ci è dato di conoscere, perché ogni giorno che passa, le sorprese si moltiplicano, come dimostra l’ultimo fatto per cui gli incentivi a non lasciare il lavoro prima dei 65 anni di età o dei 40 anni di contribuzione, riguardano solo i lavoratori del settore privato e non quelli del settore pubblico.

L’Inps fonda la propria attività sul fatto che le contribuzioni che vengono versate nelle sue casse dai lavoratori in attività, servono per pagare le pensioni a coloro che hanno cessato l’attività lavorativa.

Maggiori sono le entrate contributive, maggiori sono le sue disponibilità per erogare pensioni.

L’invecchiamento della popolazione può portare ad un disequilibrio tra lavoratori attivi e lavoratori in quiescenza. Questo problema è già stato affrontato nel 1995 con la riforma Dini che ha innalzato i requisiti contributivi e di età anagrafica per poter accedere alle pensioni di anzianità ed è anche intervenuta sul rendimento delle pensioni.

Adesso il sistema previdenziale pubblico si trova in una situazione di buona salute e di equilibrio, nonostante la riforma Dini non sia ancora entrata completamente a regime.

Certamente il problema dell’invecchiamento della popolazione va affrontato, ma sicuramente non eliminando le pensioni di anzianità come vorrebbe fare il governo dal 2008, ed in modo secco, ma aumentando il tasso di occupazione stabile, e non precaria, ed intervenendo sull’evasione contributiva che rimane a livelli elevatissimi.

La proposta governativa di portare, dal 2008, la contribuzione minima a 40 anni, vuol semplicemente dire che si chiude con le pensioni di anzianità.

Dal 2006, maturano i requisiti per la pensione di anzianità (con le regole attualmente in vigore) circa 400.000 lavoratori della scuola. Molti di costoro dovranno rassegnarsi a lavorare 3,4,5 anni in più di quanto avevano previsto.

Piani, progetti, sogni possono essere rimessi nel cassetto. La capacità distruttiva del governo arriva anche ad intaccare le legittime aspettative future. Aspettative che nessuno ha regalato ma che sono state conquistate con anni di lavoro.

Gli incentivi per rimandare la data del pensionamento valgono soltanto fino al 2008 e solo per i dipendenti del settore privato. Perché questo accanimento contro i pubblici dipendenti?

Perché un insegnante della scuola privata dovrebbe avere questo “beneficio” ed uno della scuola pubblica no? E parimenti perché un infermiere dipendente della sanità privata sì e uno della sanità pubblica no?

Per una questione di cassa. Lo stato dovrebbe versare all’INPDAP la contribuzione previdenziale, cosa che non fa se non al momento del pensionamento. Ha quindi sempre a disposizione una massa ingente di capitale di manovra. Se venissero applicati gli sgravi anche ai dipendenti pubblici, invece dovrebbe versare mensilmente i contributi al lavoratore e questo intaccherebbe inevitabilmente le disponibilità economiche del governo. Ma la riforma del sistema pensionistico, non doveva essere solo per il bene dei cittadini?

In ogni caso, questa che pare una regalia, non è detto che sia effettivamente conveniente, perché il versamento dei contributi produrrebbe un beneficio in termini di rendimento pensionistico superiore alla quantità di denaro che uno riceverebbe subito nel corso dei massimo 5 anni di decontribuzione. Ma questa è anche una questione di aspettativa di vita.

In ultimo, l’obbligatorietà del versamento del TFR ai fondi pensione. Oltre all’odiosità dell’obbligo del versamento, ci troviamo di fronte all’evidente tentativo di dare un forte impulso alla previdenza complementare privata (a cui membri autorevoli del governo non sono estranei). Diciamo questo perché se fosse reale la volontà di far partire la previdenza complementare con le regole attuali, il fondo pensioni dei lavoratori della scuola sarebbe già decollato, avendo siglato l’accordo istitutivo ormai quasi tre anni fa. Il governo si porta anche questa responsabilità: quella di danneggiare economicamente tutti i lavoratori della scuola e di minare le pensioni dei più giovani.

Ma tutto questo Berlusconi in televisione non lo ha detto.

Glielo diremo noi da subito e con forza il 24 ottobre.

Roma, 2 ottobre 2003




discussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 03-10-2003
Questo sciopero è giusto e si deve aderire
per manifestare il dissenso, per non morire.
Per far sì che tutte le conquiste fino ad ora fatte
non vengano cancellate, imbrigliate o rese coatte.
Per far vedere ai nostri governanti
che i contestatori non sono solo i cattocomunisti,
ma che siamo diversi e tanti.
Per far capire a tutta la popolazione
che difendiamo i diritti di ognuno con abnegazione:
che non possiamo fare a meno di pensare soltanto a chi sta bene,
ma anche a coloro che non riescono ad andare avanti
per le mille pene;
che la nostra protesta sarà compatta, pacifica e colorata,
perchè chi scenderà in piazza ha ben saldo in sè il concetto della vita tanto amata,
perchè i terroristi non possano far più del male
a coloro che hanno voglia di manifestare.

Pertanto il 24 ottobre sciopero generale
tutti uniti, tutti fuori, senza mancare.

 Direzione Nazionale GILDA    - 04-10-2003
COMUNICATO STAMPA


Riforma pensioni: stato di agitazione e sciopero il 24 ottobre.

Si è riunita oggi a Roma la Direzione Nazionale della Gilda degli Insegnanti, in seduta straordinaria, per esaminare il progetto di riforma del sistema pensionistico che il Governo si accinge a varare.
La Direzione della GILDA ha approvato all’unanimità un documento che dichiara lo stato di agitazione, indicendo una giornata di sciopero dei docenti per il prossimo 24 ottobre e chiedendo un incontro urgente ai Ministri Moratti e Maroni per illustrare le proposte della GILDA:
- il riconoscimento della gravosità del lavoro docente, con possibilità di diverso utilizzo - per parte dell’orario - dei docenti più anziani, come già avviene in altri paesi europei, o comunque un’organizzazione del lavoro meno onerosa finalizzata anche alla migliore qualità dell’ attività professionale, per la quale la riduzione dei numero di alunni per classe è elemento fondamentale;
- l’avvio immediato della previdenza integrativa per i docenti, evitando la dispersione dei risparmi in forme integrativo/assicurative private;
- la possibilità di riscatto dei periodi di precariato scoperti da contribuzione.
Nel documento si premette che la riforma falcidierà i redditi dei docenti futuri pensionati, portandoli a livelli di vera e propria emarginazione sociale, per l’effetto combinato delle procedure lunghe di accesso alla professione, dell’impossibilità di costituire una pensione integrativa, per il passaggio al regime contributivo.
Si sottolinea che il progetto di riforma, se attuato, rallenterà ulteriormente il ricambio generazionale dei docenti (già penalizzato, dai tigli dei posti), condannati a restate in cattedra fino al raggiungimento dei 65 anni; che l’invecchiamento eccessivo degli insegnanti rischia di ripercuotersi sulla qualità della scuola, in mancanza di provvedimenti che considerino la gravosità dell’impegno intellettuale richiesto dalla professione docente.

Roma 4 ottobre 2003

Il Coordinatore nazionale
Alessandro Ameli