Perseverare è diabolico
P. P. - 30-09-2003
La Perseveranza era il nome di un glorioso quotidiano conservatore milanese a cavallo tra otto e novecento. Forse è per l’ambizione di risvegliare tale tradizione, la quale almeno si portava dietro i successi del moderatismo risorgimentale, che i nostri attuali conservatori al governo perseverano.
In che cosa?
Nelle bugie, perdiana!
Ci riferiamo alla cospicua messe di propaganda cartacea che sulla sedicente riforma scolastica sta invadendo le case degli italiani ogni volta che si recano all’edicola.
Si è già detto di Donna Moderna. Ma non basta. Stavolta è il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, con tanto di intestazione apposta alla pubblicazione, che ha allegato ad alcuni dei quotidiani a maggior tiratura del nostro Belpaese un depliant, che gia nel titolo tradisce gli intenti menzogneri.

Uno strano concetto di crescita.

Infatti sopra l’immagine di due bimbi ( stavolta per la verità un po’ più comuni dei biondini Coin di Donna Moderna) leggiamo lo slogan di questa riforma, la frase fatidica: “ La scuola cresce, proprio come me”.
Bel concetto. Ma di quale crescita si parla? Normalmente un bimbo che cresce aumenta il suo peso, aggiunge statura alla sua altezza, indossa abiti sempre più larghi.
Ebbene, il ministero ci offre una scuola in cui si riduce la lunghezza: la lunghezza dell’istruzione professionale, da cinque a quattro anni; la lunghezza dell’obbligo scolastico, riportato da 15 a 14 anni. Altroché crescere, qui si cala o tutt’al più si cresce sciancati con una gamba più lunga e una più corta!
Quando all’ingrassare poi proprio non ce n’è. Qui c’è solo da tirare la cinghia. Infatti in finanziaria non c’è una lira….cioè un euro. A parte naturalmente il finanziamento alla scuola privata attraverso il buono alle famiglie, di cui hanno parlato tutti i giornali. E’ scuola anche quella, ci risponderà il ministro. Ma senza voler fare altre considerazioni politiche, che proprio non è il caso tanto sono ovvie, tenuto conto del peso della scuola privata in Italia, sarebbe come se il bambino che cresce, invece di crescere tutto, crescesse solo in una piccola parte del corpo, che so…il naso, per esempio! La solita dannata tentazione di far crescere i figli a propria immagine e somiglianza!

Quando inizia la riforma.

Ma non è l’unica bugia. Sempre sul medesimo lato del pieghevole sotto il titolo “La scuola si rinnova” si spiega perché ( una chicca il riferimento, oltre che alla cultura nazionale, alle “tradizioni regionali”: come dire il vino, il salame e la buona tavola!), con chi ( con studenti, genitori e docenti insieme, perdiana, purchè ognuno stia al suo posto!), come ( con la scuola dell’infanzia e con i primi due anni della primaria, gradualmente, si sottolinea con enfasi, anche perché sarebbe duro dire a un ragazzo alla quarta di un ITC: ti regalo un anno, tu da oggi sei un ragioniere!). E infine si spiega anche quando.
Quando?
A partire dall’anno scolastico 2003-2004! E stavolta lo svarione non si può attribuire ad un giornalista che ha capito male: il depliant è ufficiale! Forse stampato prima di aver preso la pelle dell’orso, ma ufficiale! E comunque distribuito!
Dunque, se il calendario non ci inganna, siamo nel 2003. L’anno scolastico 2003- 2004 è iniziato da 30 giorni. Il decreto attuativo sul primo ciclo ha appena iniziato il suo iter, una quindicina di giorni dopo l’inizio della scuola. Il depliant è stato diffuso una ventina di giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico. Tutti i bambini vanno scuola in una scuola che, a parte poche sperimentazioni e l’intemperanza di qualche dirigente scolastico più realista del re, è, per fortuna, la stessa in cui andava mia figlia e qui si continua a dire che la riforma comincia… anzi no, sarebbe cominciata quest’anno.
Sembra di avere a che fare con una di quelle sette che sostenevano che nel 2000 ci sarebbe stata la fine del mondo. C’è da scommettere che anche tra loro se ne trova qualcuna che pensa che la fine del mondo sia realmente avvenuta tre anni fa, e che è l’umanità che continua a non accorgersene.

L’ultimo metrò.

Il trittico del “dorso” del depliant, così compreso tra l’immagine da “biscottini Nipiol” e la “new age” della scuola italiana, si conclude con uno schema che potremmo definire una linea metropolitana. Una di quelle che le aziende municipali danno ai forestieri perché si orientino nel groviglio dei trasporti urbani.
Qui però non c’è un groviglio: come in tutte le città italiane le linee sono poche, anzi è una sola che tutt’al più ha qualche biforcazione di servizio. Comunque seguiamo il percorso.
A occhio e croce la linea inizia alla periferia nord con un colore viola: prima fermata scuola dell’infanzia, seconda fermata scuola primaria, terza fermata scuola media. Con la quarta fermata, si capisce che si entra nel cuore della città. La fermata, Esame di Stato/licenza media, non è più indicata da un puntino, ma da un disco più grande, a sua volta bordato. Infatti non è una stazione qualunque, è una diramazione. Da qui partono due linee la linea verde e la linea arancione che si diramano e corrono parallele. Ci sono anche dei sottopassaggi tra le due linee, ma non si capisce bene dove, visto che dove c’è il sottopassaggio non c’è la fermata. Le linee comunque si divaricano. La verde fa cinque fermate, l’arancione quattro. La prima di entrambi è di un colore diverso. Forse è facoltativa. La linea verde porta ad un’altra stazione importante, Esame di Stato/diploma. L’arancione prosegue e si perde. Nella banlieue opposta? Va a un deposito? Quest’ultima opzione sembrerebbe suggerita da una sorta di ramo morto che si stacca dalla linea verde alla quarta stazione e, formando una specie di circonvallazione sud, va nella stessa direzione dell’arancione. Mentre dalla stessa linea arancione al quarto e ultimo anno si stacca una linea che va in senso opposto e raggiunge la stazione Esami di Stato/diploma, quasi fosse una linea domenicale prolungata fino allo stadio, non senza aver fatto prima una fermata, ma anch’essa di colore diverso (che sia una fermata a richiesta?). Si capisce che questa stazione deve essere importante sia perché chiude la periferia sud sia perchè da lì partono due linee parallele, forse per l’aeroporto.

Attenti ai borseggiatori

La parte interna del depliant cerca di dare il senso dei contenuti. E lo fa più o meno con lo stile degli annunci pubblicitari, un po’ urlati, come gli strilloni una volta urlavano le prime pagine dei giornali. Infatti sono appena sei annunci rapidamente illustrati: “L’insegnante tutor accoglie gli alunni e li segue nel loro cammino educativo!”, “Inglese e computer!” ( due delle tre “i” perdiana), “Stage e tirocini di lavoro !“ ( la terza “i”, probabilmente), “Si studia fino a 18 anni!”, “Laurea specialistica e aggiornamento per gli insegnanti!”. Sciambola! direbbero a Milano. Peccato che nella legge 53 sia invece scritto che per studi si intende anche la formazione al lavoro mentre l’istruzione vera e propria per tutti termina a 14 anni. E peccato che la laurea specialistica per l’insegnamento sia definita, sempre nella legge 53, o laurea specialistica, genericamente, o laurea specialistica “anche per l’insegnamento”.
Comunque manca ancora un ultimo punto a fare sei: “il portfolio delle competenze degli alunni”, vale a dire ciò che documenta il percorso educativo e formativo degli alunni e che li accompagnerà per tutto il percorso scolastico, un atto che certifica il sapere e le competenze di ogni alunno.
Ma a questo punto, viste le premesse di privazione di risorse, di accorciamento dei percorsi, di imbastardimento dei saperi, di riduzione dell’obbligo scolastico e del tempo scuola, di sottrazione delle conoscenze e delle competenze e visto che la metafora che il ministero ha usato è quella della linea metropolitana, come in ogni metropolitana che si rispetti anche in questo caso ci pare doveroso mettere sull’avviso gli utenti: “ Attenti al portfolio, ci sono in giro dei borseggiatori!”


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