La questione dei brevetti
Software libero - 24-09-2003
Il Parlamento Europeo, sollecitato dalla BSA, a settembre valuterà la proposta sulla brevettabilità delle innovazioni software. L'Associazione Software libero esprime un parere negativo sulla proposta di direttiva che, con la scusa di armonizzare il sistema brevettuale europeo in materia di software, di fatto sovverte i dettami della Convenzione Europea sui Brevetti, introducendo la brevettabilità del software e dei metodi commerciali.

Appoggiamo le proposte della Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII) contro i brevetti software come indicato nella richiesta d'azione da essa sostenuta.
Sul sito della FFII tutte le ultime iniziative.

Disponiamo di una pagina di documentazione sui brevetti software, che raccoglie documenti in gran parte italiani sull'argomento. Parte dei documenti sono stati utilizzati come cartella stampa
all' incontro pubblico che abbiamo promosso assieme al Partito radicale
ed al Club dirigenti tecnlogie dell'informazione



INVITIAMO I RESPONSABILI DI SITI WEB

A MANIFESTARE CONTRO I BREVETTI SOFTWARE

IN MANIERA SIMILE A COME ABBIAMO FATTO NOI :






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 Antonio Gentile    - 25-09-2003
Le idee sotto brevetto.
Approvata ieri a Bruxelles la direttiva sulla brevettabilità del software.
Deluse le grandi imprese informatiche, riserve dalla sinistra europea e dalle associazioni del software libero

BENEDETTO VECCHI
per il Manifesto


Dopo mesi di incontri, discussioni in commissione, appelli di programmatori e ricercatori e lettere aperte ai parlamentari affinché la respingessero, ieri il parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (353 voti a favore, 137 contrari e sei astenuti) la direttiva comunitaria sulla «brevettabilità del software». Esultante la relatrice, la deputata laburista inglese, Arlen McCarthy, perché da ieri «le imprese informatiche europee potranno competere alla pari con quelle statunitensi». La soddisfazione della deputata laburista è direttamente proporzionale alle appassionate dichiarazioni dei giorni scorsi a favore del libero mercato e a difesa del copyright, in quanto diritto proprietario delle imprese. Di segno contrario le dichiarazioni di una parte consistente del gruppo socialista europeo, dei parlamentari verdi e della sinistra unita, che hanno invece considerato il testo della direttiva come un ulteriore «regalo» ai grandi colossi dell'informatica e una barriera allo sviluppo delle piccole e medie imprese.
Negativi invece i giudizi dell'Eica, l'associazione delle imprese europee.
Più cauto, invece, il giudizio dell'associazione europea Linux Alliance, che per tutta l'estate ha letteralmente tempestato Bruxelles di appelli, petizioni affinché la proposta di direttiva fosse respinta. Per la rete di programmatori e di piccole imprese che puntano alla diffusione di software open source, «molte delle nostre raccomandazioni sono state accolte, ma bisogna però valutare la direttiva nel suo complesso». Eccentrico è il commento apparso «a caldo» nell'autorevole sito «Slashdot», da sempre in prima linea per la difesa dei diritti civili nel cyberspazio. Il voto di Bruxelles viene infatti considerato come un mezzo successo, visto che la direttiva riconosce che non tutto il software è brevettabile. Chi invita alla cautele è però «l'Associazione per il software libero». «Siamo abituati a conoscere prima le cose e poi esprimere giudizi - ha affermato Alessandro Rubini dell'associazione -. Leggeremo di nuovo la direttiva e gli emendamenti uno per uno e poi valuteremo il da farsi». «Capisco il respiro di sollievo degli amici di Linux Alliance, visto che alcuni dei loro emendamenti a tutela del software open source sono state accolti. Ma il mio giudizio rimane negativo», ha dichiarato il senatore verde Fiorello Cortiana. «La partita - ha continuato il parlamentare verde - non è però ancora persa del tutto. Ora la parola passa infatti alla conferenza intergovernativa prima che il testo della direttiva ritorni al parlamento europeo per essere approvata definitivamente. Vedremo come si muoverà Lucio Stanca, il ministro per l'innovazione e le tecnologie. Tocca a lui in questo semestre presiedere la conferenza intergovernativa».

Ma cosa c'è dietro una direttiva stilata in un linguaggio oscuro infarcito di tecnicismi e di retoriche dichiarazioni a favore del libero mercato? Un nuovo capitolo nello scontro tra imprese europee e statunitensi? Le prime, è noto, hanno negli anni scorsi perso terreno rispetto a giganti come Microsoft, al punto che è quasi impossibile parlare di industria informatica inglese (fagocitata dai giapponesi alla metà degli anni Ottanta), francese (la Blu non esiste più come marchio da quasi venti anni), italiana (do you remember Olivetti?) o tedesca (sparito il marchio Nixdorf, mentre Siemens si è decisamente spostata sulla telefonia mobile). Da anni molti «eurotecnocrati» non nascondono la loro simpatia verso una concezione della proprietà intellettuale come strumento regolativo della competizione economica. Ed è venuta proprio dall'interno delle istituzioni comunitarie la spinta per un adeguamento della legislazione europea a quella statunitense, «perché così le imprese europee possono competere alla pari», dimenticando di dire però che nel software di made in Europe c'è rimasto ben poco. E' di quest'anno, infatti, l'approvazione del parlamento europeo della direttiva sul diritto d'autore che ricalca fedelmente quella statunitense. E' di questi giorni l'inizio della discussione in commissione di un'analoga direttiva per la tutela della proprietà intellettuale. Il sospetto è che l'Unione europea più che aprire un capitolo nello scontro con gli Stati uniti, lo abbia chiuso a vantaggio del made in Usa.

Tornando alla brevettabilità del software, la necessità di una direttiva dell'Unione europea su questo argomento è stata caldamente sollecitata nei mesi scorsi dal commissario per il mercato interno Frits Bolkenstein per uniformare le legislazioni nazionali su questo tema. Inoltre, sempre secondo Bolkestein, era arrivato il momento di «riformare» la convenzione europea sui brevetti, firmata nel 1973 a Monaco, oramai inadeguata di fronte «alla scommesse poste dalla società dell'informazione». E' noto che il documento sottoscritto a Monaco trent'anni fa vietava la brevettabilità di «metodi matematici, algoritmi, metodi di lavoro, programmi per l'elaborazione di dati e simili». Ma per la Commissione per il mercato interno dell'Unione europea quella distinzione tra idee e prodotti industriali non regge più alla prova dei fatti, visto che l'ufficio dei brevetti europeo, nel 2001,
ha già dato il via libera a oltre sedicimila richieste di brevetti per il software.

E' certamente così, ma non si capisce il perché si debbano brevettare le idee. I brevetti hanno valore per vent'anni, duranti i quali se si usano le idee altrui si devono pagare delle royalties. Se poi si guarda alla legislazione del diritto d'autore sui prodotti informatici si scopre che il titolare di quel diritto sono le imprese. Insomma, l'attuale legislazione sulla proprietà intellettuale garantisce rendite di posizione per imprese che hanno le risorse monetarie e produttive per sviluppare il software. Cioè le major dell'alta tecnologia. Se poi si pensa che gran parte del software che permette il funzionamento di Internet è di «pubblico dominio», l'estensione dei brevetti ai programmi informatici ratifica la fine di quel breve, ma denso decennio durante il quale Internet era gratis, almeno nel Nord del pianeta. Cambiamenti in atto che condizioneranno non poco la prossima conferenza mondiale sulla «società dell'informazione» che si terrà il prossimo dicembre a Ginevra.