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Lettera aperta di don Albanesi (Comunità di Capodarco)


Lettera aperta al vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, da parte di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco.

Don Albanesi prende spunto dalle anticipazioni espresse ieri da Fini, in occasione della Giornata internazionale contro la droga, sul nuovo ddl governativo che sarà approvato entro la fine dell’anno, e afferma: “Il messaggio dato è un messaggio di rassicurazione alle famiglie: state tranquilli, sembra dire, combatteremo e vinceremo la sfida contro la droga. L’approccio infatti è quello di chi, cambiando le regole del gioco, riesce finalmente a offrire la carta vincente. Questo messaggio presuppone due convinzioni non vere: chi ci ha preceduto non solo ha sbagliato, ma, in qualche modo è stato compiacente con il consumo di droghe; la seconda afferma la sicurezza di aver trovato finalmente il meccanismo che si opporrà, con successo, alle dipendenze: tale meccanismo – al di là delle sfumature – è la repressione. Basta con la distinzione tra droghe leggere e pesanti; basta con l’indulgenza, basta con i tentennamenti; da qui la durezza delle sanzioni, senza guardare in faccia a nessuno”.
Per don Albanesi, Fini si è fatto portavoce di quanti in Italia vorrebbero una soluzione rapida e definitiva al problema delle droghe. Ma, continua nella lettera aperta, “così non sarà: per molteplici motivi. Le droghe non sono più distinte in leggere e pesanti, ma hanno un crescendo pauroso che inizia con l’alcol (…) e transita per le droghe sintetiche, gli psicofarmaci, l’hascisc, l’eroina, la cocaina. Quando qualcuno si presenta in comunità oramai ha provato di tutto e di più (…). La repressione è già sperimentata oggi abbondantemente da tutti i tossicodipendenti: ritiro della patente, metadone, comunità, carceri e ospedali sono il bagaglio che ciascun tossicodipendente ha nella sua valigia”. “Ci saremmo aspettati una ripresa dell’attenzione al problema della droga a partire dall’educazione e quindi del disagio delle giovani generazioni – precisa mons Albanesi - I giovanissimi non sanno nemmeno loro perché si drogano; hanno problemi comportamentali, se non psichiatrici; il recupero di un percorso umano è difficile perché spesso si è in presenza di “scatole vuote”. Nessuna comunità e nessun Sert, anche se rinnovato, intercetterà il ragazzo/a che inizia la carriera di dipendente. Perché non esiste sul territorio alcuno che abbia attenzione ai primi fenomeni di sbandamento e di disagio (…). La paura del carcere e delle sanzioni non funzionerà, perché il giorno dopo la promulgazione della nuova legge, avranno trovato il trucco per aggirarla”.
Poi l’ultima considerazione, importante: “Una efficace politica di contrasto inizia dall’attenzione alle giovani generazioni che non c’è: le famiglie sono sole, le scuole rattrappite, gli oratori e le associazioni scarseggiano e le poche esistenti sopravvivono. Il messaggio non può essere “tolleranza zero”, ma caso mai “consumo zero”, perché vogliamo bene ai nostri figli e non vogliamo essere correi della loro distruzione. Per questo siamo disposti ad ascoltarli, ad essere pazienti, a diventare severi solo occupandoci di loro. In Italia non esiste una politica giovanile: briciole contraddittorie sono apparse recentemente nella politica governativa. Il ddl non cambierà nulla: rimarrà la convinzione (falsa e farisaica) degli adulti che diranno che avranno fatto di tutto per combattere la droga. Non hanno fatto nulla, perché hanno rassicurato se stessi, senza essersi presi cura dei più giovani e, tra essi, dei fragili”.

Il testo completo della lettera

Gli ultimi dati sulla tossicodipendenza





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 ilaria ricciotti    - 30-09-2003
Don Albanesi ha pienamente ragione, quando afferma che si dovrebbe aiutare un giovane prima che diventi un bicchiere rotto da incollare. Bisogna intervenire con l'educazione alla salute, fin da quando il bambino è piccolo trasmettendogli una dose massiccia di valori e soprattutto non proponendogli messaggi televisivi dove vige la cultura non certo della salute e della vita, ma della morte sia del corpo che dell'anima. Concludo dicendo che questo gravissimo problema non si risolve con il proibizionismo, come con la patente a punti. Viviamo in un modo di "tossici" e sembra che questo nirvana piaccia a molti.