breve di cronaca
La politica che divide i cattolici
Il Manifesto - 23-09-2003
Il mondo cattolico sta forse prendendo le distanze dal governo Berlusconi? Qualche segnale in questo senso non manca, ma non mancano anche le conferme del contrario. Una situazione, dunque, dominata da una certa perplessità e incertezza. Fra i segnali antiberlusconiani una nota, pochi giorni fa, dell'ufficio stampa della Conferenza Episcopale. Dice, fra l'altro. «Una campagna elettorale permanente sta avvelenando sempre più il clima politico italiano». E cita, in particolare, le dichiarazioni di Berlusconi sui giudici e su Mussolini. «La sensazione che il dibattito politico ci trasmette è che la transizione italiana appare sempre più aggrovigliata proprio perché i parametri qualitativi si sono sempre più abbassati».

Alle perplessità dei vescovi fa eco «Avvenire» che arriva a porre seri interrogativi «sul destino della nostra democrazia , in assenza di attori politici, istituzionali e sociali forti, radicati e consapevoli».

L'opposizione al governo di centrodestra da parte di una quantità di gruppi cattolici impegnati nel sociale è ben nota da tempo. Ma ora ci chiediamo se questa «ondata» è arrivata a toccare anche i vertici cattolici.

E' presto per dirlo. Sull'altro versante - l'altra riva del Tevere - non si sottovalutano alcune concessioni che il mondo cattolico aspettava da tempo e che ora ha ottenute. Basti pensare al recentissimo aiuto alla scuola privata, al ruolo per gli insegnanti di religione e al riconoscimento della funzione degli oratori parrocchiali, con relativi incentivi. Concessioni che presentano tutte alcune caratteristiche degni di rilievo.

Si tratta, in tutti i casi, di questioni riguardanti i giovani, proprio quei giovani che rischiano di sfuggire alle parrocchie e che nessun catechismo e nessuna prima comunione riescono a trattenere. Una questione a cui il cattolicesimo tiene particolarmente. E ancora: si tratta di concessioni a sfondo economico: la chiesa tiene i piedi per terra, come è nella sua tradizione secolare. Anche se deve pagare il prezzo di qualche sconfitta, come nel caso della politica per l'Europa e per gli immigrati e le classi più povere.

Ma tant'è. Il governo sa bene che il cosiddetto «voto cattolico» è ancora molto importante, anche se non più come prima, e che per il mondo cattolico più ufficiale le questioni concrete e finanziarie contano più di quelle teoriche.

Allora, tutto come prima, come al tempo delle elezioni? Direi di si, più o meno.

In realtà il cattolicesimo italiano è sempre più diviso, anche dal punto di vista politico (oltre che sociale, culturale, teologico). Vari e diversi settori, uniti da una adesione al Vaticano che appare sempre più tenue, se non addirittura formale. Si può ragionevolmente prevedere che le prossime scadenze elettorali, europee e nazionali, troveranno un voto cattolico sempre più insignificante e, comunque, piuttosto favorevole al mantenimento dello statu quo. Ad approfittarne, probabilmente, nonostante tutto, ancora Berlusconi.

FILIPPO GENTILONI

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