Per sua eccellenza Il Sindaco
Anna Pizzuti - 22-09-2003
Napoli, 10 agosto 1945

Sua Eccellenza Il Sindaco Escusatemi del ritardo que io h˛ messo per vi mandare la mia fogle di via non ho avuto tempo car arrivata a Napoli h˛ dovuto prima cercare dove dormire et poi h˛ dovuto fare les pratique per le miei documenti tessera et tessere annonarie per mi mettere in regola car mi hanno rimpatriata a San Donato la questura di Campobasso per i mezzi h˛ dovuto pensarci io et mi hÓ costato caro il mio viaggio mille lire non sono venuta al mio paese car io la non trovava lavoro et comme io non h˛ nessun parente que ci vengo a fare a morire di fame qui almeno trovo lavoro quindi io vi mando la mia foglie di vie et io mi fermo a Napoli car io da Napoli h˛ stata sfollata 2 anni fa et la cittadinanza l'aveva qui prima la guerra quindi mi conviene di star qui a Napoli Sua eccellenza vi prego di mi scusare si io non vengo io stesso car i mezzi non me lo permettono costano troppo caro et io sono rimasta senza manque un soldo car solo per dormire ci vogliono 160 lire al giorno esperiamo que trovo lavoro se non son guai per me.
Sua Eccellenza, nel Attenta que ricevete la mia lettera vi ringrazio Mille et tanti cari Saluti a La Sua Eccellenza
Signora ....................... Margherita Napoli


Questo il testo della lettera, trovata in una cartella dell'archivio storico del comune di San Donato Val Comino in provincia di Frosinone, in mezzo ad un piccolo fascio di fogli di via con i quali alcune persone venivano rispedite al loro paese nei mesi successivi alla liberazione.

Le vicende che avevano condotto la Signora Margherita a trovarsi in quei frangenti non ci interessano.
Ci interessa lei come persona, e ci interessa il soffio leggero delle sue parole, che sentono di quei giorni di ricostruzione, quando tutto poteva ricominciare, ma, soprattutto, cambiare.

E' evidente, in primo luogo il tratto semplice e spontaneo - tutto femminile direi - con il quale si rivolge all'autoritÓ, mettendola a parte della sua lotta per la sopravvivenza, della sua personale resistenza alla bufera della guerra.
Un tratto di libertÓ, dignitosissimo.
Da una parte c'Ŕ la burocrazia, dall'altra c'Ŕ la sua vita. E, in mezzo, questa Eccellenza Signor Sindaco, che - Margherita ne Ŕ sicura - comprenderÓ che lei non pu˛ tornare in un luogo in cui sicuramente morirÓ di fame.
Una concezione nuova del rapporto con l'autoritÓ, mi piace immaginare, che si avverte pensata non pi¨ violentemente ottusa, nera come l'orbace, ma gentile e disposta ad ascoltare.
La vedo, Margherita, mentre, ancora irritata con la questura di Campobasso, cerca una soluzione e poi la trova: scrivere, sicura delle ragioni che espone, che sono quelle di tutti, in quei giorni.

Scrivere con il suo linguaggio, che reca le tracce di una vita complessa.
Non solo per quello che racconta: lo sfollamento - che, facendo il conto delle date, deve risalire ai giorni tremendi dei bombardamenti a Napoli, precedenti le Quattro Giornate - il viaggio attraverso l'Italia disastrata - costato ben mille lire - i documenti da rifare, la tessera annonaria, il costo del dormire.
C'Ŕ stata anche la Francia, oltre Napoli e Campobasso. E ci saranno state tante lotte con le varie Eccellenze, termine che forse - pensa - farÓ ancora piacere sentirsi rivolgere, che appare quasi brillante, ai suoi occhi, tra le macerie.

E c'Ŕ quel Signora, che premette alla propria firma. Come a dire: il Sindaco Ŕ Eccellenza e Signore, ma Signora lo sono anche io, quindi siamo pari, siamo sullo stesso piano. E i mille et tanti cari saluti che invia, hanno l'aria quasi di un dono.

Naturalmente, leggendo la lettera, mi Ŕ venuta in mente "La storia" di Elsa Morante. Ma non solo.
Mi sono venuti in mente i fogli di via con i quali rispediamo oggi a morire di fame a casa loro tante altre persone che cercano di sopravvivere alla fame ed alla disperazione come la nostra Margherita.
Mi Ŕ venuta in mente, infine, la parola Resistenza, in tutti i suoi significati. Che sono moltissimi, come giorno per giorno, stiamo comprendendo.













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