Ah, saperlo!
Dedalus - 22-09-2003
Il Polo, oltre il Decreto

A quanto pare sul testo del decreto legislativo sulla scuola primaria c’è stato (e forse è ancora in atto) un braccio di forza all’interno della maggioranza. Solo così si spiega il fatto che il testo definitivo del decreto non sia ancora stato firmato e reso ufficiale ma siano usciti documenti differenti, testi che dicono cose, su alcuni punti, sensibilmente diverse. Aprea contro Brocca, come è stato scritto? Ah, saperlo… come dicevano Quelli della notte…
Il nodo del contendere sembra essere il ruolo del tutor. Se debba cioè prevalere la figura del docente coordinatore-tutor (insegnante ipso facto prevalente, per come è stato concepito) o se questa funzione debba essere stemperata dentro la collegialità docente (debba cioè essere un po’ meno prevalente). Di qui la discussione sulle 18 ore (”se 18 ore vi sembran poche…”). Da una prima formulazione che attribuiva al tutor una prestazione oraria sul gruppo-classe (sullo stesso gruppo di alunni affidatogli) tra le 18 e le 21 ore, si passerebbe ora ad una stesura che prevede un orario “non inferiore alle 18 ore” di “attività di insegnamento”. Detta così suona alquanto strana: qual è infatti quel docente di scuola elementare, pardon primaria, che effettua meno di 22 ore di lezione/attività di insegnamento, così come prevede (ancora) il contratto scuola recentemente siglato? Come si può pensare di scrivere un articolo di un decreto legislativo in modo così superficiale e approssimativo?
Forse si voleva dire che queste benedette 18 ore vengono svolte dal docente tutor non più necessariamente sullo stesso gruppo ma anche su gruppi diversi di alunni? E le rimanenti 4 ore? E quanti sono, alla fine della fiera, i docenti che intervengono e che vengono assegnati a ciascuna classe?
Insomma ci si sta avvitando attorno ad un problema senza la determinazione di uscirne con soluzioni chiare, univoche, fuori da ogni ambiguità. Nel frattempo scompare il riferimento agli istituti comprensivi, che erano stati recuperati in extremis nel testo della Sintesi del D.L.vo e, soprattutto, resta inalterato l’art.16 “Norme finali e abrogazioni” che decreta la fine del Tempo Pieno così come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi trent’anni o quasi.
Questo è quanto è emerso in superficie, almeno sin ora, salvo novità sorprendenti o effetti speciali dell’ultima ora.
In realtà, come è stato opportunamente osservato nel corso del recente Convegno dell’Andis a Milano, tutto questo è ideologia, sovrastruttura. Non che sia proprio irrilevante, anzi, ma sotto c’è ben altro. La discussione su tutor sì / tutor no / tutor così così è un dibattito che appassiona qualche accademico (il prof.Bertagna), qualche democristiano della prima Repubblica che si ostina (onestamente) a difendere qualche paletto della legge 148/90 e magari l’area della scuola militante (di centro-sinistra o sinistra-centro), attenta e interessata ai valori del team docente e all’esperienza storica del tempo pieno.
Ma la “sostanza” della politica del Polo sulla scuola è (soprattutto) un’altra: fondamentalmente consiste nel colpire al cuore la scuola pubblica statale, nel tentativo di ridimensionarla. Quindi meno risorse, tagli ai finanziamenti, una scuola statale più povera e più “leggera”. Tolta la buccia, questo è il nocciolo della questione, la “struttura”, per dirla in termini marxiani, oltre il sipario delle dispute pedagogico-culturali e degli spot pubblicitari (più inglese e informatica per tutti).
Come riporta la Repubblica del 20/9, i fondi per il funzionamento degli istituti statali e l’autonomia sono scesi di 10 milioni di euro rispetto lo scorso anno. “La gestione governativa dell’istruzione pubblica - afferma Armando Catalano, coordinatore nazionale dei dirigenti scolastici CGIL - ha inaugurato un meccanismo perverso che diminuisce i trasferimenti alle scuole per l’autonomia di più del 20 per cento ogni anno; le scuole ricevono ormai solo la metà di quanto avevano avuto tre anni fa.” Insomma, superior stabat lupus, nelle vesti del Ministro Tremonti .
Quindi, al di là delle schermaglie Aprea-Brocca, questa è la trama, il disegno di fondo: da un lato ridurre l’intervento dello Stato nella scuola pubblica (meno risorse economiche alle scuole statali, tagli degli organici, sostanziale riduzione del tempo scuola, ecc.), dall’altro dare maggior sostegno (anche finanziario) alla scuola privata e/o paritaria. S’era capito da tempo, ma l’appassionante dibattito sulle 18 ore rischiava ora di fare velo. E’ il caso di dire, come nel Don Giovanni: Madamina, il catalogo è questo.


21.9.2003
scuolaoggi.org



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