breve di cronaca
Piccoli pregiudizi crescono
Il Manifesto - 20-09-2003


Inchiesta tra gli studenti sui rapporti con «lo straniero».
Quanto conta l'istituzione

Cinzia Gubbini
Roma



L'Italia di domani sconterà inevitabilmente il fatto di essere cresciuta in un contesto politico che predilige una legislazione restrittiva e orientata al controllo nei confronti dei migranti, simbolo per eccellenza del diverso. E' il risultato che emerge da una ricerca commissionata dalla Cgil-Formazione e ricerca e dal Coordinamento dei genitori democratici, presentata ieri a Roma. Sulla scorta di un rigoroso apparato teorico un gruppo di ricercatrici formato da Roberta Cipollini, Valeria Bernabei, Loredana Ceccacci e Mary Fraire ha analizzato nel 2000 il rapporto di 405 adolescenti - tra i 15 e i 19 anni - che frequentano l'istituto tecnico «Magellano» di Acilia, Roma, con la figura dello straniero. Per capire come un ragazzo impara a «vedere» l'immigrato, le ricercatrici hanno proceduto per piccoli passi. Innazitutto hanno verificato se conoscere o meno uno straniero riduce i livelli di pregiudizio. La risposta è sì, anche se la ricerca mette in evidenza come la pregiudizio diminuisce se si conosce almeno uno straniero, mentre aumenta se se ne conosce una comunità. Il rapporto con il «gruppo», infatti, innesca un meccanismo di presa di distanza, alla cui radice stanno la competitività e la difesa dell'identità. Ma non è questa l'unica variabile rilevante: l'altra è l'intramontabile status socioeconomico: i ragazzi che appartengono alle fasce meno abbienti sviluppano una percezione dello straniero come concorrente più prossimo nell'accesso al mercato del lavoro, alle residue reti di protezione sociali e di tutela; una tendenza che diminuisce fino a scomparire nei ragazzi delle fasce più alte, i quali non entrano in concorrenza con i migranti. La ricerca sottolinea, a qusto proposito, come l'interazione con gli stranieri si stagli sullo sfondo della «società dell'incertezza», in cui gli individui più deboli perdono tutta una serie di «ancore» sociali mentre aumenta l'esigenza di accedere al mercato dei consumi, considerata una meta pressoché esclusiva.

Per gli adolescenti, inoltre, risulta essere fondamentale l'ideologia a cui si fa riferimento, cioè il proprio orientamento politico. La ricerca evidenzia che i ragazzi che si autodefiniscono di destra o di centrodestra hanno maggiori pregiudizi nei confronti degli stranieri e che, soprattutto, sono maggiormente resistenti nel cambiare la propria idea anche qualora abbiano la possibilità di correggerli analizzando la realtà. La ricerca ha anche analizzato l'identità degli studenti intervistati, evidenziando quelle più strutturate: gli individualisti, centrati sulle mete e sulla riuscita sociale, e gli impegnati, caratterizzati dall'assunzione di responsabilità e di impegno nei rapporti interpersonali e con la società. I primi dimostrano di sviluppare pregiudizi più «feroci», diretti a percepire gli stranieri come invadenti e minacciosi, mentre i secondi dimostrano maggiore tolleranza, ma anche maggiore tendenza a leggere nella presenza dello straniero una funzione ambivalente, da un lato capace di sviluppare processi di mutamento sociale, dall'altra di destabilizzare.

«Questa ricerca ci insegna come si forma il pregiudizio sullo straniero, e cosa lo rafforza - ha commentato Dario Missaglia, segretario della Cgil-Formazione e ricerca - sottolineando come i messaggi politico istituzionali che stigmatizzano gli stranieri possano influenzare i ragazzi». Ma dalla ricerca vengono innanzitutto spunti di riflessione per il fare: «La conoscenza è uno strumento essenziale per combattere il pregiudizio» - prosegue Missaglia. «La scuola e l'università hanno in questo un ruolo fondamentale. La società ha bisogno di ritrovare delle "agorà" in cui sia possibile ricostruire il senso delle esperienze».

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