«Non bastano le scuse a mezza bocca»
Guido Caldiron - 19-09-2003
Continua il dibattito dopo l'incontro tra Berlusconi e i vertici dell'ebraismo italiano. Intervista a Tullia Zevi



All'indomani dell'incontro presso la Sinagoga di Roma tra Silvio Berlusconi e i vertici dell'ebraismo italiano, continua il confronto e il dibattito sulle scuse che il Presidente del Consiglio ha presentato alla Comunità ebraica e che, a suo dire, avrebbero dovuto cancellare lo scandalo suscitato dalle parole che aveva speso in favore di Mussolini solo qualche settimana fa. Che l'incontro romano e la nota diffusa per il governo dal ministro Giovanardi, in cui ancora una volta il fascismo è considerato "meno colpevole" di «nazismo, comunismo sovietico e del regime di Saddam Hussein», abbiano però tutt'altro che chiuso la vicenda, è confermato, tra gli altri segnali, dalla presa di posizione del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni che proprio sulla sottovalutazione da parte del governo delle responsabilità del regime mussoliniano ha pronunciato parole molto nette. «Resta il nostro dissenso su certe valutazioni della storia passata- ha spiegato Di Segni - Al di là delle condizioni in cui sono state espresse. In pratica quelle parole su Mussolini sono state ribadite. E noi dissentiamo. Non si può diminuire così la portata storica del Ventennio».
Sull'incontro tra Berlusconi e i rappresentanti degli ebrei italiani e sul significato dell'intera vicenda che si è aperta con le sortite revisioniste del premier, abbiamo chiesto un giudizio a Tullia Zevi, già presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e tra le figure più note e autorevoli dell'ebraismo del nostro paese.

Signora Zevi, l'epilogo attuale di questa triste vicenda ci ripropone una sorta di copione già noto: per uscire dall'angolo in cui Berlusconi si è messo con le sue parole a favore di Mussolini, si è ricorso alle scuse alla Comunità ebraica. Una scelta strumentale?
Sì, certo, come a dire: «Poveri ebrei, dobbiamo tranquillizzarli». E' stato davvero un errore grave quello di circoscrivere alla sola Comunità ebraica quanto è accaduto. Un tentativo che andava rifiutato immediatamente, perché ad essere stata derisa è una tragedia dell'Italia intera, non ciò che questa tragedia è costata alla Comunità ebraica. Il discorso è davvero più ampio...

In questo senso l' appello (che riproduciamo in questa pagina, ndr) ha ribadito come una simile vicenda non si possa chiudere con delle semplici scuse. Cosa ne pensa?
Credo che quello sia stato il tentativo più rilevante di riportare alle sue tristi proporzioni un problema che non si può certo circoscrivere alla sola Comunità ebraica e che si può chiudere con delle scuse a mezza bocca.
Scuse che, per altro, parlano di "qualche bottiglia di champagne di troppo", di "una chiacchierata tra amici" piuttosto che di una intervista. Quale è il segno che accompagna questa vicenda?
Soprattutto il segnale di una carenza di qualità. Stiamo prendendo atto con preoccupazione e anche un po' con nausea del fatto che simili vicende continuano a ripetersi all'infinito e a distanza sempre più ravvicinata. Il tutto, per l'appunto, secondo un copione ben preciso: atto primo la "gaffe", atto secondo la sua negazione, atto terzo uno pseudo pentimento. Stiamo assistendo a una commedia in tre atti che si replica senza sosta. Siamo di fronte a un Presidente del Consiglio senza qualità. Abbiamo assistito ancora una volta alla messa in scena di un copione personale davvero scoraggiante, nauseante, che segnala una mancanza totale di qualità e di conoscenza della Storia. Ma la conoscenza della Storia è parte fondamentale della cultura di un uomo e di un popolo
Una commedia, come la definisce lei, che contribuisce però a creare una politica, un ben preciso clima politico, se non ne è parte integrante...
Sì, ma si tratta di una non-politica. E poi che politica può essere contenuta in questa continua negazione e svilimento delle istituzioni. Che politica è? Personalmente non ho intenzione di stare al gioco di questa subpolitica...

Ma, al di là della figura di Berlusconi, non crede che vicende del genere traccino una precisa linea di tendenza?
Certamente, anche perché qualsiasi politica si informa alla personalità dei propri leader, in questo caso del presidente del Consiglio
Rispetto ai valori fondativi dell'Italia repubblicana il segnale di questa politica non le pare evidente?
Certo, si tratta di una negazione netta di quei valori. In più condotta su dei livelli davvero incredibili. Dopo aver letto quello che hanno scritto e raccontato i giornali su questa vicenda, il mio sentimento dominante è la noia, una noia frutto dell'inquietudine di fronte a fatti che si ripetono da tempo e che vanno tutti nella stessa direzione. Io vorrei solo dire: «Signori, per favore basta! »


Liberazione
discussione chiusa  condividi pdf