Infanzia e anticipi: il gioco è durato poco!
Giovanna Zunino - 19-09-2003
In questi giorni di avvio dell'anno scolastico, molti insegnanti si sono trovati di fronte a "fatti compiuti": nelle loro sezioni erano stati ammessi bambini nati dopo il 31 gennaio 2001.
Risulta anche che qualche CSA scriva che ciò è possibile.
Non è vero!
La CM N° 37 di Aprile 2003 non lo consente.
Ripercorriamo alcuni elementi della normativa con lo scopo di "fare il punto" della situazione.

Partiamo da ciò che dice la L.53/2003 all’art.2 , comma 1 lettera e) ".... alla scuola dell'infanzia possono essere iscritti, secondo criteri di gradualità e in forma di sperimentazione le bambine e i bambini che compiono i tre anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento, anche in rapporto all'introduzione di nuove professionalità e modalità organizzative.";
Sempre dalla L.53, il successivo articolo 7, al comma 4 dispone: "Per gli anni scolastici 2003-2004, 2004-2005 e 2005-2006 possono iscriversi, secondo criteri di gradualità e in forma di sperimentazione, compatibilmente con la disponibilità dei posti e delle risorse finanziarie dei Comuni, secondo gli obblighi conferiti dall'ordinamento e nel rispetto dei limiti posti alla finanza comunale dal patto di stabilità, al primo anno della scuola dell'infanzia i bambini e le bambine che compiono i tre anni di età entro il 28 febbraio 2004, ovvero entro date ulteriormente anticipate, fino alla data del 30 aprile di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e). Per l'anno scolastico 2003-2004 possono iscriversi al primo anno della scuola primaria, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 5, i bambini e le bambine che compiono i sei anni di età entro il 28 febbraio 2004".

Per attuare l'anticipo la Legge è direttamente operante, dunque su questo punto non ha bisogno di deleghe. Del tutto priva di fondamento dunque la notizia che, a fronte dell'approvazione in prima lettura del decreto attuativo per la scuola primaria, sia possibile ammettere da subito gli under tre. Di questo aspetto non tratta il Decreto e comunque, non fa male ricordarlo, i dispositivi in esso previsti potranno essere attuati solo terminato l'iter per acquisire i pareri di Conferenza stato regioni, Commissioni Parlamentari, e altri organismi.
Ma la confusione di questi tempi, sembra essere suscitata ad arte per convincere l'utenza che la scuola pubblica proprio non funziona!
Per questo è necessario conoscere nei dettagli la normativa di riferimento.
Vediamo ora alcuni passaggi della CM 37 di Aprile che regolamenta la riapertura delle iscrizioni a seguito dell'approvazione della L.53.
La Circolare viene concordata con l'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e per quanto riguarda l'anticipo alla scuola dell'infanzia recita:
"Scuola dell'infanzia Tenuto conto di quanto stabilito dal citato comma 4(della L.53), è consentito, per l'anno scolastico 2003-2004, di iscrivere alla scuola dell'infanzia le bambine e i bambini che compiranno i tre anni di età entro il 28 febbraio 2004. Ciò nel rispetto della libera scelta delle famiglie e in presenza delle condizioni di fattibilità richiamate dallo stesso comma 4 (secondo criteri di gradualità, in forma di sperimentazione, compatibilmente con la disponibilità dei posti e delle risorse finanziarie dei Comuni). Tanto premesso e precisato, lo scrivente, in relazione alle situazioni dei diversi contesti e realtà territoriali, sta individuando le iniziative e gli interventi utilmente praticabili al fine di poter corrispondere alla richiesta e alle attese delle famiglie nella maniera più idonea. A tal fine, sono in corso contatti e interlocuzioni con l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni d'Italia) per una ricognizione congiunta dello stato delle cose e per una prima messa a punto degli interventi e delle azioni da porre in essere. ..........(continua)Una volta acquisito, sulla base dei dati e degli elementi occorrenti, il quadro completo delle diverse situazioni legate alle varie realtà territoriali e valutate con l'ANCI e gli Enti locali competenti l'esistenza delle reali condizioni di praticabilità della sperimentazione degli anticipi, verrà fissato dallo scrivente il termine entro cui sarà possibile, da parte delle famiglie delle bambine e dei bambini che compiono tre anni entro il 28 febbraio 2004, produrre domanda di iscrizione alla scuola dell'infanzia nelle istituzioni all'uopo individuate. Nelle more dell'espletamento di tali procedure di accertamento saranno promossi ed effettuati con le SS.LL. incontri e approfondimenti sulla delicata materia per considerare tutte le possibili e più idonee soluzioni. Resta inteso che il concreto avvio della sperimentazione degli anticipi potrà avvenire solo a seguito di formali autorizzazioni che le SS.LL. concederanno a seguito delle determinazioni dello scrivente".
Basta leggere! Risulta chiaro che in mancanza di accordi con l'ANCI e successive disposizioni i bambini nati dopo il 31 gennaio 2001 non possono essere iscritti.
Tant'è!
Siamo consapevoli che il problema sul piano sociale è delicato e complesso, abbiamo sempre ritenuto, infatti che l'anticipo sia una scelta di politica scolastica sbagliata, che destruttura la scuola dell’infanzia e la riporta ad un modello assistenziale. In molti casi si sta verificando una riduzione di attenzione ai diritti educativi dei bambini, perché si assecondano le spinte del mondo degli adulti all'accelerazione e al precocismo scolastico, a danno dei diritti dei bambini ad uno sviluppo equilibrato, ad un ambiente educativo pensato e modellato in relazione alle diverse fasi evolutive e rispettoso dei ritmi di apprendimento.
Sappiamo bene che, quasi ovunque, mancano le condizioni per attuare la frequenza anticipata della scuola dell’infanzia perché si è in presenza di liste di attesa, a volte anche molto consistenti, le strutture edilizie sono inadeguate, nella maggior parte dei casi mancano degli stessi requisiti di sicurezza previsti dalla legge 626/94, mancano spazi e attrezzature specifiche per i bambini di due anni e mezzo. Il personale non ha avuto una formazione adeguata.
In queste condizioni, ci vuol poco a rendersene conto, i diritti educativi dei bambini sono messi a rischio.
Per questo va fatta valere l'attuale normativa.
Purtroppo, invece, come stanno andando le cose è sotto gli occhi di tutti!
In modo più diffuso al sud- anche se non eclatante come si aspettavano al MIUR- vi è stata l’iscrizione anticipata dei bambini di cinque anni e mezzo alla scuola elementare e questo fatto ha liberato, soprattutto nelle città metropolitane, posti-bambino, creando sovrabbondanza di posti insegnante.
Questa situazione, invece di essere affrontata rivendicando una ripianificazione del servizio, da realizzare attraverso accordi territoriali, al fine di eliminare le liste d’attesa dei bambini di tre -sei anni, giungendo così all’obiettivo della generalizzazione, è stata “aggiustata” con la solita “toppa più grave del buco”……dunque sono stati presi i bambini di due anni e mezzo senza rispettare le condizioni che la stessa L.53 prevede e in permanenza di liste d'attesa.
Cosa fare?
E' necessario non ammette che ai bambini vengano “rubati” i loro diritti!
Su questo c'è pieno accordo con l'ANCI che durante l'estate ha nuovamente preso posizione, a fronte dell'intenzione del MIUR di voler riaprire le iscrizioni, chiedendo garanzie affinché i diritti dei bambini di due anni e mezzo ad avere una formazione di qualità siano rispettati.
Per questo proponiamo di invitare i dirigenti scolastici a ricondurre nell'alveo della normativa vigente la situazione e quindi di non ammettere i bambini under tre alla frequenza.
La scuola non può sobbarcarsi da sola il peso e la responsabilità della frequenza anticipata!

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 Assunta Berardinelli    - 21-09-2003
Per insegnare nella scuola dell'infanzia dello Stato Italiano ci vuole o no un titolo di studio idoneo all'insegnamento dei bambini di età tre /sei anni, che del resto permette di accedere al concorso?
Per insegnare ai bambini di due anni e mezzo non occorre un altro titolo di studio?
Come è possibile che delle insegnanti preparate per quella fascia di età 3/6 divengano esperte in ciò che non compete loro, cioè per età inferiori? E se le insegnanti sono de facto abilitate ad insegnare ai bambini di due anni mezzo perchè non anche a quelli di sei, sette, otto nove ecc,ecc??? Forse mi è sfuggito nel tempo di questo governo qualche informazione in merito?
Un vostro chiarimento/commento per favore sarebbe utile.
grazie.A.B.

 Marina    - 22-09-2003
Assolutamente d'accordo in tutto e per tutto: basta al piangersi addosso, da un lato, e permettere, dall'altro, che passi in sordina un problema come questo che è assolutamente pesante, non può la scuola continuare a lasciare che carichi didattici non sopportabili diventino poi un carico "accettato", come se poi diventasse parte del quotidiano... spesso capita che si protesti all'inizio.. e poi tutto è messo a tacere, anche per colpa di chi non alza più la voce. sono gli stessi insegnanti che lasciano che sia... o si sentono soli, nell'alzare la voce..
Non solo: tanto polverone per il riordino dei cicli: quanti insegnanti di scuola media hanno protestato perchè non avrebbero voluto "subire" alunni inferiori di età a quella abituale... ho visto miriadi di messaggi di colleghi terrorizzati "dove andremo a finire???" si setivano declassati...!
Non è la stessa cosa per la scuola dell'infanzia? 6 mesi di differenza tra i due anni e mezzo e i tre anni non valgono altrettanto?
Eppure la scuola dell'infanzia subirà quello stesso sopruso... anzi, per chi non vi appartiene non coglie la stessa tragedia: tanto parcheggio per bambini eravamo concepiti.. che differenza fa parcheggiare un bambino di poco più piccolo? non contano niente l'alto numero di iscritti già presenti, le strutture, gli arredi, il personale, e non per ultimo, un'offerta educativa che dovrà essere ripensata...
che differenza fa? due strisce per terra in più ed ecco che il parcheggio si può ingrandire!!!
Saluti a tutti