breve di cronaca
La scuola è uguale per tutti
Se persino Dio ha scelto suo figlio per farne il redentore dell’umanità, non potranno forse i padri umani dare spazi e opportunità anche ai loro figli?



Dalla Costituzione italiana (parte Prima, quella che sopravviverà anche ai Saggi del Polo): Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


E’ chiaro a tutti? “senza distinzioni di condizioni personali e sociali”.

Bene: è ora di finirla con questa storia che perché uno nasce con il Cognome, allora non dovrebbe fare niente nella vita. Pena sentirsi dire che tutto quello che fa è dovuto solo alle sue illustri origini.

La Costituzione garantisce pari opportunità per tutti; quindi, anche i figli dei Cognomi devono entrare in Rai, nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nel mondo dello spettacolo come tutti gli altri. Pena la violazione della Costituzione.

Vi pare logico che una figlia di Berlusconi soltanto perché è la figlia di Berlusconi non debba fare il presidente della Mondadori? Ecc. ecc.

Da questa eguaglianza assoluta sancita dalla Costituzione discende anche la pari dignità di scuola pubblica e privata. E trae il suo legittimo alimento la decisione del governo in carica di foraggiare tanto gli studenti pubblici che quelli privati.

Libertà e Eguaglianza!

Doppiamente azzeccata – ma direi: obbligata – la scelta di non porre limiti di ceto sociale e reddito: tutti uguali! Le colpe dei padri non devono ricadere suo figli.

Naturale che lo Stato sia tenuto a dare pari sostegno ai figli di Berlusconi che frequentano la scuola stirneriana e a quelli di Giancamillo Pistolazzi che si assiepano nei doppi turni di una qualche periferia urbana.

I ricchi pagano le tasse anche più dei poveri, no? perché non ne devono trarre uguale profitto?

Era così già molti anni fa, non scordiamocelo. Alcuni comuni assegnavano un contributo agli studenti del proprio comune che si recavano a studiare in città, per coprire parte del costo dell’abbonamento del pullman.

Con quale criterio selettivo? La dichiarazione dei redditi. Succedeva così che il figlio del piccolo commerciante si vedesse negare il contributo - assegnato, invece, ai figli del ricco industriale grande evasore.

Così costui aveva la pari dignità di un suo qualsiasi dipendente.

Un governo che basa la propria azione sui principi di Libertà ed Eguaglianza non può spaccare il capello in quattro alla ricerca delle naturali piccole incongruenze. Potrà, infatti, succedere che il titolare di una scuola privata (anche le scuole hanno dei padroni, no?) veda riconosciuto al proprio figlio un contributo statale per frequentare il suo (del padre) istituto.

Ma questa sono quisquiglie che non possono fermare una grande riforma sociale e culturale.


Piero Gamela

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