Resistenza ad oltranza
Salvatore Camaioni - 18-09-2003
Sono esterrefatto della stolida indolenza con cui è stato presentato e commentato il progetto di 'riforma' della Costituzione varato dal Consiglio dei Ministri. Per ciò che riguarda la maggioranza non mi sorprende più la passività masochistica degli ex democristiani, mentre resta alto il livello di ipocrisia nel presentarsi come i salvatori della legalità costituzionale per aver apportato (apparenti) modifiche al progetto originale. Stupisce invece la rassegnazione dell'opposizione per il suo possibilismo manifestato sia da Castagnetti che da Angius. Questo progetto è roba da buttare nella pattumiera senza neppure stare a pensarci due volte; con schifezze di questo tipo non si sta a discutere, neppure in Parlamento, perché sono di fatto inemendabili.

Innanzitutto non si tratta di 'riformare' la Costituzione ma di farne una nuova: se passasse questo disegno saremmo davvero nella seconda repubblica. Infatti quando vengono stravolti gli equilibri delineati da una Carta e se ne configurano altri, del tutto diversi, non si tratta più di modifiche ma di rifondazione costituzionale. E si tratta di una repubblica pochissimo democratica, una specie di monarchia repubblicana dove il dittatore a vita ha già il nome e cognome del Principe di Banania.


La Corte costituzionale vede alterata la sua fisionomia perché diventa prevalente la componente politica rispetto a quella magistratuale e di garanzia. Inoltre, la sua composizione parzialmente regionalizzata ne stravolgerà la funzione essenziale di custode della legittimità 'nazionale' degli atti aventi forza di legge e perderà il prestigio di cui deve godere un organo di primaria garanzia com'è oggi.

Il Capo dello Stato sarà ridotto, anche di diritto, al ruolo di semplice notaio, perché tra l'altro non potrà sciogliere le Camere né scegliere il premier: la Camera, infatti, sarà sciolta solo formalmente dal Capo dello Stato ma su proposta - ovviamente vincolante - del premier, mentre il premier sarà di fatto eletto direttamente dal popolo attraverso l'obbligatoria indicazione del candidato sulla scheda elettorale.

Il premier acquisisce poteri che nessun sistema costituzionale occidentale conosce: né il premierato né il presidenzialismo. Infatti neppure il presidente degli Stati Uniti può sciogliere il Congresso. Il potere di sciogliere la Camera - il Senato è ridotto ad un corpo amorfo - consentirà al premier di egemonizzarla a piacimento, abolendo così il rapporto di fiducia che deve intercorrere tra gli eletti del popolo ed il premier.

La sovranità finisce così di appartenere al popolo e si trasferisce di fatto nel premier. Basterà vincere le elezioni (ed il monopolio dei media agevola il compito di Berlusconi) ed il gioco è fatto: sarà capo, penalmente immune, a vita. Ecco perché sarà una specie di monarchia pseudorepubblicana.

Su progetti legislativi del genere non bisogna alzare le barricate –come ha già ipotizzato la maggioranza tentando di intimidire l'opposizione- ma bisogna scatenare ed organizzare la Resistenza, in tutti i sensi. Occorre intanto denunciare il tentativo palese di riportare l'Italia all'infame Ventennio e mobilitare la base popolare, i cosiddetti movimenti. Sul piano
istituzionale gli organismi di garanzia dovrebbero prendere subito posizione, a cominciare da Ciampi, che è la prima vittima designata di questo infame progetto (se passa una nuova Costituzione dovrà dimettersi).

La Costituzione del 1948 è costata lacrime e sangue e soltanto una nuova Assemblea Costituente, a seguito di un radicale cambiamento della cosiddetta costituzione materiale -cioè delle forze politiche e dei principi fondamentali-, potrà crearne una nuova.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 18-09-2003
La Costituzione non si deve toccare
specialmente da chi la vuole stralciare.

Per questo la dobbiamo salvare
da coloro che non la reputano attuale.

Essa non è così tanto obsoleta
da essere in molte sue parti lesa.

Chi ha apportato con soddisfazione tali cambiamenti
non sono da ritenere fenomeni e portenti.

Spetta all'Assemblea Costituente,
modificare
ciò che non si ritiene più attuale per la gente.

Gente che deve essere consultata,
magari con il solito sondaggio di giornata.

La Costituzione è bella così com'è,
è a misura di tutti,
tranne di chi vorrebbe tanti poteri...
proprio come un assoluto re.



 Rolando A. Borzetti    - 19-09-2003
La rivoluzione costituzionale di re Berlusconi

Il governo di Silvio Berlusconi ha proposto una vasta riforma della costituzione italiana, giudicata da alcuni deputati dell'opposizione un tentativo di arrogarsi dei poteri da re. Il progetto di riforma propone, tra le altre cose, di allargare notevolmente i poteri del primo ministro, incluso il potere di sciogliere il parlamento.
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Re Berlusconi progetta una rivoluzione del ruolo di primo ministro

John Hooper da Roma
Giovedì 18 settembre 2003
The Guardian

Silvio Berlusconi ha proposto una profonda riforma della costituzione italiana, proposta che ha spinto alcuni parlamentari dell’opposizione a dichiarare che stia cercando di accaparrarsi poteri monarchici.

Il progetto di riforma, approvato martedì, propone, tra le altre cose, poteri sensibilmente rafforzati per il Primo Ministro, comprendenti di fatto il potere di sciogliere il Parlamento. Inoltre il progetto indica che il nome di ciascun candidato di partito per il premierato venga inserito nella scheda elettorale e che il candidato vincente assuma la carica senza alcuna formale approvazione del Parlamento. I comunisti hanno sollecitato ieri gli altri partiti di opposizione a contrastare il progetto, ma i Democratici di Sinistra, il primo partito di opposizione, ha scelto una linea più conciliante.

Le riforme, che Berlusconi spera di rendere vigenti già il prossimo anno, affrontano diversi aspetti, ampiamente criticati, del sistema politico italiano. I due rami del Parlamento cesserebbero di avere ugual peso, fatto che attualmente è alla base di infiniti rinvii da un ramo (Camera dei Deputati) all’altro (Senato). Il Primo Ministro non potrebbe più restare in carica in caso venga sfiduciato. Il progetto mira a consolidare la depoliticizzazione del potere giudiziario, vietando ai giudici della corte costituzionale l’accesso a un partito politico per cinque anni dopo il termine del mandato.

Il progetto premierebbe anche la Lega Nord di Umberto Bossi, uno dei partner della coalizione di Berlusconi, con significative misure di “devolution”. Alle amministrazioni regionali, che attualmente hanno poco potere, verrebbero conferiti il controllo dei sistemi scolastico, della salute e della polizia locale: una scelta in contrasto con la tradizione, in un paese dove da sempre il potere si è concentrato nella capitale o nelle amministrazioni comunali. A Roma verrebbe offerto uno status speciale, che la renderebbe una sorta di distretto federale.

Il progetto propone che la Camera si occupi di legiferare a livello nazionale. Il Senato, con rappresentanza regionale, dovrebbe invece occuparsi di quelle aree in cui il potere dello stato si sovrappone a quello di altre autorità. Il potere dei presidenti risulterebbero spuntati. Berlusconi ha avuto rapporti tesi con l’attuale e con i precedenti capi di stato. In precedenza questo mese, in quella che era sembrata una mossa preventiva, il Presidente Azeglio Ciampi aveva lodato la Costituzione esistente.

Secondo il progetto, i futuri capi di stato manterrebbero il potere nominale di sciogliere il Parlamento, ma la decisione effettiva sarebbe nelle mani del Primo Ministro. Dal momento che il Primo Ministro sarebbe eletto direttamente, il Presidente non dovrebbe più nominarlo.

Rifondazione Comunista ha asserito che il trasferimento del potere di dissolvere il Parlamento equivarrebbe a consegnare nelle mani di Berlusconi una bomba atomica ed ha sollecitato gli altri partiti del centro-sinistra ad opporsi alle inclinazioni monarchiche del Premier.

Luciano Violante, leader parlamentare dei Democratici di Sinistra, ha dichiarato che il progetto risulta viziato da “incongruità, omissioni e contraddizioni”, ma ha indicato la propria disponibilità a negoziare, mentre uno degli esperti di questioni costituzionali del suo partito, Augusto Barbera, ha dichiarato che il governo ha messo sul tavolo alcune “positive innovazioni”.


Qui il testo originale - (traduzione ndr)