breve di cronaca
Non tutti vanno a scuola
Redattore Sociale - 17-09-2003
L'Unicef: ''Riaprono le scuole, ma milioni di famiglie non possono far studiare i propri bambini''


Nelle ultime due settimane in tutto il mondo è iniziato il nuovo anno scolastico, ma, secondo le ultime stime dell’Unicef, circa 123 milioni di bambini e bambine non entreranno in una classe. A tal proposito, il direttore generale dell’Unicef, Carol Bellamy, ha affermato: “Questo mese milioni di famiglie non avranno l’orgoglio di mandare a scuola i loro bambini. Questa è una deprimente realtà in un mondo dove l’educazione è un diritto di ogni bambino, e rappresenta un pesante ostacolo agli sforzi per ridurre la povertà. Quanti più bambini vengono oggi esclusi dalla scuola, tanti più adulti in pochi anni verranno tagliati fuori”.

Secondo l’Unicef, in Africa sub-sahariana 46 milioni di bambini in età scolare non hanno mai messo piede a scuola, un dato che aumenta ogni anno. Altri 46 milioni di ragazzi dell’Asia meridionale non frequentano la scuola. Queste due regioni insieme rappresentano i 3/4 dell’intera popolazione che non frequenta la scuola. L’Unicef sottolinea che il 2% della popolazione che non va a scuola, pari a 2,5 milioni, vive nei paesi industrializzati. A livello globale, le femmine costituiscono la maggioranza – intorno al 56% - dei bambini che non vanno a scuola.
Ci sono però anche esempi positivi: in Afghanistan oggi si comincia a riconoscere il valore dell’istruzione delle bambine per un sviluppo su lungo termine. Lo scorso anno l’Unicef ha promosso “Back to school”, la più grande campagna finora realizzata, grazie alla quale sono tornati a scuola più di 1,5 milioni di ragazzi e ragazze. Quest’anno 4,2 milioni di bambini frequentano le 7.000 scuole del paese, con una aumento del 37% del numero di ragazze rispetto ad un anno fa.
Sempre l’Unicef ritiene che abbattere le barriere che impediscono alle bambine di andare a scuola sia una strategia essenziale per migliorare la qualità generale dell’istruzione e convincere le famiglie povere a mandare i figli a scuola. Rendere le scuole più accoglienti per tutti i bambini alimenterà e sosterrà un reale sviluppo umano. “L’istruzione delle bambine non può continuare a essere relegata in fondo alla lista delle priorità nell’agenda dello sviluppo”, ha detto Bellamy.
Quest’anno l’Unicef ha lanciato l’iniziativa “25 entro il 2005”, che punta a ridurre rapidamente la disparità di genere nella scolarizzazione primaria, e più in generale ad aumentare le percentuali di scolarizzazione, in 25 paesi (tra questi tredici dell’Africa e sei dell’Asia meridionale), scelti in base a due criteri: in negativo, per la gravità del problema, e in positivo, per l’impegno di governi, ong e comunità locali, che rendono realistico l’obiettivo di una radicale trasformazione a breve termine. Si tratta di mobilitare le risorse necessarie, sia all’interno di questi paesi sia a livello di cooperazione internazionale, per sostenere una campagna a breve termine e dimostrare che l’obiettivo della “scuola per tutti” è concretamente realizzabile proprio a partire da una mobilitazione per garantire l’istruzione al gruppo più escluso, le bambine. L’Unicef Italia, oltre a sostenere il programma generale UNICEF per il diritto alla scuola, è impegnato a portare avanti specifici progetti per l’istruzione delle bambine in Bangladesh, Benin, Eritrea, Etiopia, Iraq.


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