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Mal di testa


Nell'80% dei casi il mal di testa dipende da fattori emotivi: colpito il 13-14% degli adolescenti ed il 4% dei bambini.

A scatenare il mal di testa nell'infanzia e nell’adolescenza sono nell'80% dei casi fattori emotivi e tra le prime cause di ansia risulta la scuola: il ritorno in classe o la prima volta tra i banchi provocano emicrania nel 13-14% degli adolescenti (12-17 anni) e nel 4% dei bambini ( 6-10 anni). Il tema è al centro dei lavori dell'XI Congresso dell'International Headhache Society, che si chiude oggi e che ha visto riuniti a Roma circa 2.000 esperti da tutto il mondo. Si tratta del massimo appuntamento biennale sulle cefalee, malattie che colpiscono almeno una volta nella vita il 90% delle persone. Un disturbo in costante aumento, tanto che l'Oms nel 2002 lo ha inserito fra le 20 patologie più disabilitanti. In tutte le fasce d'età.

Secondo gli esperti nel nostro Paese un bambino su quattro soffre di diverse forme di cefalea: intorno ai 10 anni il 10% è colpito da emicrania mentre un altro 10% circa dalla forma tensiva. Sono invece rari, per fortuna, i casi di cefalea a grappolo, quella più dolorosa. I primi episodi di mal di testa si manifestano, in generale intorno ai sei anni. "Se si tratta di emicrania - spiega il prof. Vincenzo Guidetti, direttore del Centro Cefalee del Dipartimento di Scienze neurologiche e psichiatriche dell'età evolutiva dell'Università La Sapienza di Roma - il primo attacco si può presentare anche in età molto precoce, per esempio a uno o due anni, soprattutto se c'è una forte familiarità: quando uno dei genitori soffre di emicrania c'è una probabilità del 50-75% che il figlio ne sia colpito".

Un altro tipo di cefalea colpisce i piccoli, quella censiva: un peso sulla testa che non provoca un dolore di tipo pulsante, ma dura diverse ore al giorno e si accompagna talvolta a fastidio alla luce. "Col tempo - sottolinea il prof. Guidetti - il bambino o l'adolescente è in grado di individuare i fattori che la scatenano e tende a evitarli. Un esempio è l'attività sportiva: spesso negli emicranici l'esercizio fisico provoca un peggioramento del dolore e viene quindi abbandonato, con il rischio di un progressivo isolamento. Per questo è indispensabile una diagnosi corretta e una terapia mirata anche per bambini e adolescenti colpiti dalla cefalea. Non a caso - a sottolineare la rilevanza ormai del problema - diversi paesi europei hanno autorizzato per la prima volta, in seguito ad una procedura di mutuo riconoscimento, la somministrazione di un triptano, il sumatriptan, per gli adolescenti (12-17 anni) nella forma spray nasale".

La molecola sarà disponibile anche in Italia per questa fascia d'età. "Purtroppo esiste un pregiudizio riguardo all'infanzia secondo cui ai bambini i farmaci fanno male. In generale - aggiunge il prof. Guidetti - questo porta alla situazione paradossale di lasciare che il bambino affronti attacchi anche violentissimi con nausea e vomito senza che si intervenga per alleviare il dolore. L'uso dei triptani ha rappresentato una rivoluzione perché permette, soprattutto nelle forme più gravi, un rapido recupero, manifestando oltretutto pochissimi eventi avversi che invece affliggono l'adulto. La loro grande efficacia, risolvono l'attacco in meno di un'ora, permette di migliorare significativamente la qualità di vita di questi bambini altrimenti condizionata pesantemente dal dolore".

Ma purtroppo gli esperti non hanno dubbi: viviamo in una società che favorisce gli attacchi di cefalea ed i fattori scatenanti più diffusi sono proprio stress, rumore, dieta errata, durata del sonno insufficiente.

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 ilaria ricciotti    - 17-09-2003
Che dire di noi adulti? Riusciamo a trasmettere anche ai nostri cuccioli non tanto la nostra positività, ma tutto ciò che in noi è negativo. Lo facciamo talmente bene che già a 4-5-6 anni i nostri bambini assaporano il famoso "mal di testa". E da adulti che faranno? Essi penso che per il fatto di esistere, senza che lo abbiano chiesto, hanno il diritto di vivere bene. Se poi il mal di testa è scatenato dalla scuola, be' ciò non è certamente giustificabile. Ed allora cari docenti cerchiamo di essere più umani e meno, professionalmente, distaccati da questi piccoli esseri che chiedono di essere capiti, ascoltati ed anche amati. Sì, amati anche dai loro insegnanti.