breve di cronaca
Scuola primaria: un decreto pot-pourri ?
Scuola oggi - 15-09-2003
Dopo un'estate spericolata, densa di fuochi d’artificio (la Circolare n.68 che smentisce alcuni paragrafi della precedente C.M. 62; una nota del MIUR che deve precisare che i fondi della L.440 vanno a tutte le scuole primarie e non solo ad alcune e via di questo passo) ecco finalmente il colpo di scena: lo schema di Decreto legislativo attuativo della riforma della scuola primaria esce dal bozzolo (o meglio, dalla "bozza"), viene allo scoperto ed è approvato dal Consiglio dei ministri.
Ha detto il Presidente Berlusconi: "Con questa riforma attuiamo quello che era scritto nel nostro programma elettorale: qualcuno diceva che non avremmo mantenuto le promesse, ma la realtà è molto diversa".
Il decreto seguirà ora l’iter procedurale che prevede la trasmissione alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari competenti per i prescritti pareri.

Dalle prime informazioni (il testo integrale del primo D.Lgs. attuativo della L.53/2003 non è al momento reperibile, ne è stata diffusa però una sintesi, fonte MIUR, riportata da Educazione&Scuola) è possibile rilevare che rispetto alla bozza in circolazione a giugno vi sono alcune “novità”.
Innanzi tutto, cosa rimane di quel testo che aveva incontrato forti resistenze tra le associazioni professionali e sindacali e nelle scuole?
Resta fondamentalmente l’orario base della scuola primaria (27 ore settimanali, elevabili a 30 con l’aggiunta di 3 ore, obbligatorie per le scuole e facoltative per le famiglie); resta la figura dell’insegnante tutor-coordinatore seppur con diverse sfumature, nuances di diversi colori; restano naturalmente i Piani di studio personalizzati (scanditi sulla base delle Indicazioni nazionali, assurte definitivamente al ruolo di Programmi); il Portfolio delle competenze; inglese e informatica a partire dalle classi prime (questi ultimi peraltro già introdotti dal DM n.61/2003).

Cosa cambia, invece, rispetto allo schema precedente?
Innanzi tutto vi è una esplicita accentuazione del valore della “collegialità”: viene messo in maggior rilievo il ruolo dell’équipe docente, la collegialità della programmazione. La stessa figura dell’insegnante tutor viene riletta e riproposta “a sostegno ulteriore della collegialità dell’équipe docente”. Una sorta di primus inter pares dunque, coordinatore dell’équipe, anche se resta di fatto il carattere di “prevalenza” di questa figura docente, almeno per quanto riguarda i rapporti con alunni e genitori (ad esso soltanto vengono ancora demandate le funzioni di tutorato per gli alunni e le relazioni con le famiglie). Cambia la forma, resta la sostanza?
Soprattutto non è ben chiaro, visto che si prevedono “il superamento del carattere monolitico della classe” e “attività didattiche laboratoriali per gruppi classe o interclasse” quanti saranno, tra tutor e insegnanti di laboratorio, i docenti assegnati a ciascuna classe, in fase di avvio e a regime.

Ma a quanto pare - e qui sta forse l’elemento di novità principale - resta soprattutto il Tempo Pieno, che veniva espressamente “abrogato” nell'art.16 "Norme finali e abrogazioni" della precedente bozza (laddove venivano abrogate le disposizioni del Testo Unico che riguardavano proprio i "progetti formativi di tempo lungo", vale a dire l'art. 130 che consentiva le 40 ore del Tempo Pieno).
Ora si parla invece di “mantenimento, a richiesta delle famiglie, del tempo pieno per i ragazzi” . Si dice infatti che “I genitori possono scegliere nella scuola primaria un orario fino a 40 ore settimanali di attività educativa e didattica (fino a 30 ore settimanali di lezione più 10 ore di servizio educativo di mensa); nella scuola secondaria di I grado un orario fino a 33-40 ore settimanali, a seconda dei Pof e delle ore previste per il servizio educativo di mensa.”
Si tratta di capire ora se queste condizioni sono assicurate sul piano dell’organico dei docenti o se si tratta di una possibilità teorica, virtuale, e la copertura delle ore in più (il tempo mensa) è a carico dei singoli istituti e/o delle famiglie e/o dell’ente locale. In questo caso saremmo punto e a capo. Chi gestisce infatti “il servizio educativo di mensa”? Quanti sono i docenti assegnati alle classi a tempo pieno? Quel che è certo, in ogni modo, è che cambierà radicalmente l’assetto organizzativo-didattico dell’attuale Tempo Pieno (due docenti, una classe, con la suddivisione delle aree disciplinari).

C’è infine un riconoscimento degli istituti comprensivi che nel testo della legge 53 erano stati praticamente ignorati, quasi non esistessero proprio (pur costituendo attualmente il 43% delle scuole di base…). Nell’ambito della “valorizzazione della continuità verticale e orizzontale” c’è un riferimento esplicito all’esperienza delle scuole comprensive, di cui si sottolinea il valore. In un contesto però, quello della Legge 53/2003, che mantiene scuola primaria e scuola secondaria di primo grado strutturalmente separate e rigorosamente distinte, persino nel nome (stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus..?). Anche qui la domanda è: dove vanno i comprensivi? hanno ancora qualche prospettiva progettuale, sul piano pedagogico-istituzionale?

Ad una prima lettura si possono registrare quindi alcune modifiche, delle quali occorrerà capire bene e valutare le implicazioni, in termini di assetti didattico-organizzativi, organici docenti, condizioni di funzionamento, ecc.
In generale, sembra di essere di fronte ad una “mediazione” di stampo vagamente doroteo tra varie correnti di pensiero, posizioni diverse all’interno della maggioranza. Da un lato l’ipotesi, parzialmente corretta, di “scuola leggera” (sostanziale riduzione del tempo scuola) della precedente bozza, dall’altro elementi quali la valorizzazione della collegialità e il mantenimento del tempo pieno (sostenute ad es. dall’on. Brocca), dall’altro ancora il riferimento ai comprensivi (il primo Bertagna, quello delle “Raccomandazioni del Gruppo Ristretto di Lavoro al Ministro” del 2001). Insomma un mélange di diversi colori, un pot-pourri di impostazioni pedagogico-culturali diverse? Stiamo a vederne gli sviluppi concreti.

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