Ricorda con rabbia
Anna Pizzuti - 11-09-2003
Mi sono spesso chiesta se sia la Storia a farsi beffe di noi- in pratica di se stessa - o se siamo noi a volerle vedere a tutti i costi, spinti dalla nostra cattiva coscienza, dall'incapacità di imparare, di comprendere.

Una beffa - tragica - è costituita dal mutamento di significato di una data: l'11 settembre.

Ma non è certo da una sovrapposizione di date che nasce l'animosità cruda del ricordo.

Al contrario.

Nasce - piuttosto ironicamente, dalla constatazione che oggi, dopo il secondo 11 settembre, la democrazia si porta con le bombe, togliendo l'acqua e l'elettricità, pagandola con lo stillicidio quotidiano di morti in una guerra che viene chiamata pace.
Quella stessa democrazia che l’11 settembre di trenta anni fa fu tolta con le strategie occulte, con l'inganno, con la forza del denaro, con l'interesse del capitale - verrebbe da dire - che non vuole perdere i propri interessi.

Allora come oggi.

Ci si sostituisce agli oppressi, considerati incapaci di sapersi liberare da soli dei propri tiranni. Dimenticando che quasi sempre, quando hanno voluto farlo, sono stati riportati all'ordine del potere, dal potere.

In Iraq come in Cile

Noi non volevamo che il Cile di Salvador Allende fosse un sogno. Non lo pensavamo così. Per tutti quelli che come me avevano, in quegli anni, poco più di venti anni, il Cile era una realtà, che permetteva di costruirlo, il sogno. L'unico che abbatte i muri e non le torri.


dalle immagini ai documenti











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