breve di cronaca
Per chi non suona la campana
Il Manifesto - 10-09-2003
Scuola al via in cinque regioni, ma i precari restano a casa. Moratti soddisfatta, chissà perché

IAIA VANTAGGIATO

Impassibile, inattaccabile, inaffondabile. Così Letizia Moratti - nel suo messaggio di augurio ai tanti studenti che già da oggi torneranno in classe dopo la pausa estiva - si produce in una interpretazione magistrale e realistica delle «Tre I» berlusconiane. Che nulla hanno a che fare con l'impresa - una ce n'è e in salde mani rimane - né con l'inglese e l'informatica, fanalini di coda di una riforma viceversa strombazzata con fari abbaglianti. Non una parola la serafica Letizia spende per le mancate immissioni in ruolo, mai la sua sensibilità si sofferma sull'ormai intollerabile situazione in cui versano i precari siano essi «storici» o «sissini», non un accenno allo stato di agitazione dei presidi che minacciano scioperi e azioni sindacali, men che meno ai tagli che hanno colpito personale tecnico-amministrativo, insegnanti di sostegno e docenti di educazione fisica.

Preferisce, piuttosto, Letizia - da amorevole madre qual è - rivolgersi ai giovani e a loro consegnare pillole di rara saggezza: «So che il momento di tornare a scuola ha un lato positivo e uno negativo. Quello positivo è che si ritrovano i compagni di classe (non i docenti che cambiano di anno in anno se non di mese in mese, ndr.), quello negativo è che si perdono gli amici delle vacanze, i giochi, i divertimenti, la possibilità di dormire più a lungo al mattino e quella di tirar tardi la sera». Terribilie davvero. Un consiglio? «Che prevalga il lato positivo».

Sù ragazzi, un piccolo sforzo anche perché il buonismo morattiano non si ferma qui, guarda lontano e parla con lingua dritta: «La scuola è un impegno ma anche il più importante passaporto che ogni ragazzo ha per il proprio futuro. E' impegno che ripagherà nel tempo». Non c'è che dire: l'astuzia è una gran dote. Pensate a come avrebbero reagito le centinaia di precari ancora in attesa di un incarico se a loro fosse stato rivolto lo stesso monito. Per fortuna che, a tranquillizzarli, c'è il senatore Giuseppe Valditara, responsabile di Alleanza nazionale per la scuola e l'università: la questione degli insegnanti precari è vicina a una soluzione, afferma soddisfatto. Sono le 15:38 quando l'Ansa batte lo scoop. Alle 15:39 si riaccendono le speranze. Ma già alle 15:40 il testo nazionalalleato si smaschera per quello che è: una nebulosa priva di qualsiasi centro gravitazionale nonché grammatico-lessicale. Che recita: «Occorre ancora un piccolo sforzo per realizzare un consenso sociale più ampio e migliorare qualche punto specifico». Più chiaro di così. Irrisolta resta solo una questione secondaria, anzi tre: quando, dove e a chi verranno assegnate le cattedre vacanti che pure esistono? Sarà questo «il punto specifico da migliorare» cui fa riferimento il senatore Valditara?

Ma il miglior augurio per gli studenti - rilancia da Cancun il segretario nazionale della Cgil scuola Enrico Panini - è quello che fa parlare i fatti. Ovvero «scuole sicure, investimenti nel settore pubblico dell'istruzione e non trasferimento di risorse nel privato, soluzione equa ai problemi del precariato, immissioni in ruolo e non assunzioni da parte dei singoli istituti». Richieste eccessive? Parrebbe proprio di no: più della metà delle scuole di Palermo e provincia - ma è solo uno dei numerosissimi e possibili esempi - non avrebbe i requisiti minimi di sicurezza stabiliti dalle norme in materia di edilizia scolastica. Poco male, a supplire saranno le scuole paritarie che - con i 30 milioni di euro ricevuti in dote - di piscine e palestre ne costruiranno a iosa.


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